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Requisiti per lavorare in asilo nido: ecco quali sono

Sei alla ricerca di indicazioni sui requisiti per lavorare in asilo nido?

Sei nel posto giusto: in questa guida ti illustreremo il percorso da fare per iniziare a lavorare come educatrice in asilo nido e maestra d’asilo, dagli studi studi alle competenze richieste.

Quello dell’educatore in asilo nido è un lavoro intenso e affascinante, che richiede passione per i bambini e tanto studio. Infatti, bisogna essere capaci di stimolare la creatività dei più piccoli, standogli accanto in una delicata fase di crescita e sviluppo, fornendogli gli input giusti.

Vuoi sapere da dove cominciare? Vediamo insieme quali sono i requisiti per lavorare in asilo nido e come fare per intraprendere questa professione.

Quello che devi sapere per diventare educatrice in asilo nido

Dalle mansioni dell’educatrice d’asilo nido al percorso di studi da intraprendere, ecco quali sono i requisiti e le competenze richieste per accedere a questa professione.

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Chi è l’educatore per la prima infanzia o assistente infantile?

Prima di vedere quali sono i requisiti per lavorare in asilo nido, cerchiamo di dare una definizione di questa figura professionale e delle mansioni con cui ha a che fare.

La maestra dell’infanzia primaria, o educatrice d’asilo nido, è quella figura professionale che affianca e assiste i bambini da 0 a 3 anni all’interno di strutture specializzate.

Fare l’educatrice di asilo nido richiede lo svolgimento di specifiche mansioni, che riassumiamo in questi punti:

  • Creare un ambiente accogliente sia per i bambini e le bambine che per i loro genitori;
  • Gestire spazi, tempi e interventi al fine di inserire attivamente i bambini nell’asilo nido;
  • Relazionarsi con i genitori dei bambini e con gli altri operatori (come l’ausiliaria di asilo nido);
  • Mettere in atto un percorso educativo che prepari al meglio l’ingresso del bambino o della bambina nella successiva scuola dell’obbligo.

Come abbiamo detto, si tratta di un lavoro piuttosto faticoso che non è alla portata di tutti: occorre molta preparazione, passione per i bambini e voglia di trasmettere attenzioni e stimoli creativi orientati allo sviluppo sano dei più piccoli.

Educatore della prima infanzia vs maestra d’asilo

Dobbiamo ora fare una distinzione importante fra due specifiche figure professionali: l’educatore in asilo nido e la maestra d’asilo. Si tratta, infatti, di due figure che interagiscono con i bambini in due fasce d’età differenti: la prima da 0 a 3 anni, la seconda dai 3 ai 6 anni.

Ricordare questa distinzione è importante per conoscere i requisiti per lavorare in asilo nido e comprendere le differenze in questo senso tra i due ruoli.

Un’altra importante distinzione riguarda il lavoro in strutture private o pubbliche. 

Per quanto riguarda il lavoro in asilo nido privato, è il singolo istituto a decidere autonomamente se c’è bisogno di questa figura professionale e quali requisiti deve avere. Per lavorare in un asilo nido privato dovrai informarti consultando il sito ufficiale della struttura.

Invece, negli asili nido pubblici i posti disponibili e i requisiti vengono stabiliti da un apposito bando di concorso.

educatore asilo nido

Requisiti per diventare educatore della prima infanzia

Giungiamo finalmente al cuore di questa guida, illustrando i requisiti per lavorare in asilo nido predisposti dalla normativa. Ovviamente, alla luce di quanto detto nel paragrafo precedente, faremo riferimento ai requisiti previsti per le strutture pubbliche, in quanto quelle private hanno i loro regolamenti da consultare caso per caso.

La novità che riguarda questo settore è stata introdotta nel 2010: a partire da questo anno, infatti, lo Stato italiano sta progressivamente integrando la richiesta di una laurea per esercitare la professione, per adeguarsi alla maggior parte degli altri Paesi europei.

Possiamo riassumere quanto detto in questi punti:

  • Requisti per l’accesso al lavoro in asilo nido pubblico: Laurea triennale in Scienze dell’Educazione, Scienze della Formazione, Psicologia (non valida in tutte le regioni) oppure titolo di Operatore sociale o diploma Socio-psico-pedagogico. Molto dipende infatti dai singoli regolamenti regionali.
  • Requisiti per l’accesso al lavoro in asilo nido privato: Diploma magistrale, sociale, socio psicopedagogico o corsi privati.
  • Requisiti su come diventare maestra d’asilo (scuola materna) : Corso di laurea magistrale quinquennale (come previsto dal decreto 249/2010, art. 3).

Anche se nelle strutture private non vige ancora un vero e proprio obbligo di conseguire una laurea, dobbiamo dire che questa è fondamentale per acquisire tutte le competenze e le conoscenze che sono alla base di questa professione.

Scopriamo insieme qualcosa in più sulle opportunità offerte da un corso di laurea dell’area formazione dell’Università Niccolò Cusano.

Studi: corso di laurea Unicusano

Come abbiamo visto, tra i requisiti per lavorare in asilo nido pubblico c’è un titolo di studio in Scienze dell’educazione e della formazione. A tal proposito, i corsi di laurea dell’area formazione dell’Università Niccolò Cusano sono perfetti per venire incontro a questa esigenza.

I percorsi di studio legati all’area formazione sono due:

Vediamo insieme quali sono le opportunità formative offerte dai due diversi corsi.

Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione – curriculum Cognitivo funzionale

Questo corso di laurea, di durata triennale, si propone come obiettivo quello di formare professionisti in grado di:

  • Lavorare nell’ambito sia della scuola 0-6 anni come docenti degli asili nido sia dei servizi educativi da 0 a 3 anni, servizi extrascolastici per l’infanzia, nonché per l’inclusione e la prevenzione del disagio e della dispersione scolastica;
  • Formulare interventi nei servizi socio-educativi per lo sviluppo della persona e della comunità territoriale, e in particolare per: i servizi per la genitorialità e la famiglia; servizi educativi per le pari opportunità; servizi educativi di promozione del benessere e della salute; servizi educativi, ludici, artistico-espressivi e del tempo libero per soggetti di ogni età;
  • Erogare servizi alla persona a supporto della prevenzione e rieducazione cognitivo-funzionale, al fine di rispondere alla promozione del benessere fisico, psichico e sociale.

Le materie di studio sono molto variegate e adatte per maturare tutte quelle competenze che rientrano tra i requisiti per lavorare in asilo nido.

Il corso è fruibile online, grazie ad una piattaforma di e-learning attiva H24. Il percorso formativo prevede anche l’accesso ad un tirocinio, per apprendere i fondamenti della professione e toccare con mano le nozioni studiate.

Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione – curriculum Pedagogico sociale

Questo corso di laurea, di durata triennale, è particolarmente indicato per lavorare in asilo nido e nella formazione primaria.

Gli obiettivi formativi del corso possono essere riassunti in questi punti:

  • Capacità di lavorare nell’ambito sia della scuola 0-6 anni come docenti degli asili nido sia dei servizi educativi da 0 a 3 anni, servizi extrascolastici per l’infanzia, nonché per l’inclusione e la prevenzione del disagio e della dispersione scolastica;
  • Capacità di elaborare interventi nei servizi socio-educativi per lo sviluppo della persona e della comunità territoriale;
  • Erogare servizi alla persona a supporto della prevenzione e rieducazione cognitivo-funzionale, al fine di rispondere alla promozione del benessere fisico, psichico e sociale.

Precisiamo che i due indirizzi qui illustrati sono collegati da un percorso iniziale di base, che prepara gli allievi con le conoscenze teoriche di base e le competenze operative nelle scienze pedagogiche e metodologico-didattiche, integrate da conoscenze e competenze nelle discipline sociologiche e psicologiche.

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Romanzi storici medievali: 7 titoli da leggere assolutamente

I romanzi storici medievali sono la scelta perfetta per una lettura appassionante e ricca di colpi di scena. Dalle storie d’amore a quelle di guerra, il filone medievale affascina, da sempre, giovani e adulti.

Dopo un lungo pomeriggio di studio, leggere un buon libro è il modo migliore per rilassarsi e ritrovare la giusta energia. I benefici della lettura sono tantissimi, dallo sviluppo della creatività all’apprendimento di nuove espressioni e stili di scrittura.

Se vuoi cimentarti nella lettura dei migliori romanzi storici di sempre ambientati nel medioevo, ecco le sette opere dell’Università Niccolò Cusano che ti trasporteranno in una dimensione di amore, gialli e guerre.

I migliori romanzi medievali d’amore e d’avventura

Dalle storie d’amore alle avventure, ecco i 7 romanzi storici medievali che devi assolutamente avere nella tua libreria.

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romanzi storici da leggere

Romanzi del ciclo di Eymerich

Iniziamo la nostra guida alla scoperta dei migliori romanzi storici medievali con un ciclo di racconti di Valerio Evangelisti: il ciclo di Eymerich.

Questa saga racconta la storia dell’inquisitore Nicolas Eymerich, personaggio immaginario ispirato al suo omonimo realmente esistito.

Al centro di questi romanzi gotici e fantascientifici, le azioni del crudele Eymerich sono votate a ciò che, per lui, rappresenta il bene, ossia la fede cristiana difesa dalla Chiesa di Roma.

Accanto alla sua perfidia, però, Eymerich vanta una profonda cultura e una straordinaria intelligenza, tanto che il lettore tende ad identificarsi con lui.

Eymerich indaga su fenomeni misteriosi nell’Europa medioevale, ma la soluzione agli intrighi è da ricercarsi in storie parallele a quella principale, che si proiettano nel nostro presente e nel nostro futuro.

Alla base dell’intersecazione dei diversi piani narrativi e paranormali c’è la teoria di Marcus Frullifer, secondo cui esiste un particolare tipo di particelle subatomiche, dette psitroni, che permetterebbero la trasmissione del pensiero sia di un individuo che di più persone nel tempo e nello spazio e talvolta a secoli di distanza.

Il nome della rosa

Continuiamo il nostro viaggio con uno dei romanzi gialli medievali più famoso di sempre: Il nome della rosa. Quest’opera, scritta dal semiologo Umberto Eco, è ambientata nel 1327, dove un francescano ex inquisitore, Guglielmo di Baskerville, ed il suo allievo benedettino Adso da Melk si recano in un monastero del nord Italia per partecipare ad un convegno sulla povertà della Chiesa.

i protagonisti, però, restano invischiati in una serie di misteriosi omicidi che colpiscono i monaci e che sembrano annunciare l’arrivo dell’Apocalisse, anche se in realtà sono legati ad un prezioso manoscritto aristotelico custodito in segreto nella biblioteca dell’Abbazia.

Si tratta di un’opera a tratti complessa, ma da leggere assolutamente per conoscere un vero pilastro della narrativa medievale. Inoltre, dal libro è stato tratto uno dei migliori film ambientati nel medioevo, che porta lo stesso titolo.

Ivanhoe

Il romanzo storico medievale per eccellenza è senza dubbio Ivanhoe, di Sir Walter Scott. Il racconto è ambientato nell’Inghilterra del 1194 ed è considerato come il primo vero esempio di genere storico.

La trama del romanzo mescola personaggi fantastici a personalità realmente esistite, configurandosi come una vera istituzione tra i romanzi storici medievali d’amore e di guerra.

Al centro della storia, infatti, le avventure del nobile sassone Wilfred di Ivanhoe, cavaliere innamorato della bella Rowena che però si è attirato le ire del padre per il suo appoggio al re normanno Riccardo Cuor di Leone e per le sue idee di pacificazione tra sassoni e normanni.

Dopo la sua vittoria anonima ad un torneo contro dei crudeli nobili francofoni, Ivanhoe deve salvare la bella Rowena e l’ebrea Rebecca da rapimenti e processi condotti spesso con l’appoggio o l’intervento dell’aristocrazia. Allo stesso tempo, ricompare in patria un re Riccardo – precedentemente alle crociate – voglioso di riprendersi il trono dall’usurpazione del fratello Giovanni, impresa che cercherà di portare a termine con l’aiuto del nobile Locksley che si rivelerà essere Robin Hood.

Notre-Dame de Paris

Continuando a parlare di romanzi d’amore ambientati nel medioevo, non potevamo non citare Notre-Dame de Paris.

Questa opera colossale, scritta dal francese Victor Hugo nel 1831, è ambientata nel 1482, ad un passo dall’epoca moderna.

La protagonista della storia è Esmeralda, una zingara al centro delle attenzioni del perfido Frollo, arcidiacono della cattedrale parigina, che la fa rapire dal suo servo Quasimodo.

Quasimodo soffre di una grave deformità, ma è di buon cuore. Dopo diverse peripezie, Esmeralda riesce a liberarsi dalla prigionia, ma verrà poi processata per il tentato omicidio del capitano delle guardie, anche se in realtà è innocente.

Il finale è diverso da quello che ci viene prospettato in alcuni adattamenti per ragazzi, ma è sicuramente tra i romanzi storici medievali da avere per riflettere su questioni come la politica e il potere.

I pilastri della Terra

Uno dei romanzi storici medievali più belli scritti in epoca contemporanea è I pilastri della Terra di Ken Follett.

L’opera, ambientata nell’Inghilterra della metà del XII secolo, rappresenta una vera e propria saga familiare ricca di amori, passioni e scontri.

La trama è basata sulle vicissitudini della famiglia di un costruttore impegnato nell’edificazione della nuova cattedrale dell’immaginario villaggio di Kingsbridge, oltre che degli avvenimenti che tengono il capomastro Tom lontano dalla donna che ama e che spingono poi il figliastro Jack a continuare nell’impresa, completando un’opera durata decenni seguendo lo stile gotico.

Dopo questo capolavoro, Follett ha scritto altri due libri su questo filone:

  • Mondo senza fine, ambientato circa 200 anni dopo e i cui protagonisti sono i discendenti della famiglia narrata ne I pilastri della Terra;
  • La colonna di fuoco, che ripercorre le vicende storiche inglesi dal XII al XVI secolo.

Cronache del ghiaccio e del fuoco

Continuiamo la nostra raccolta di romanzi storici medievali con una serie di romanzi fantasy scritta da George R.R. Martin: le Cronache del ghiaccio e del fuoco.

L’ambientazione della storia è un mondo immaginario composto da due continenti principali, Westeros a occidente ed Essos a oriente, dove la civilizzazione è di tipo feudale e ricorda l’Europa medievale. Qui la magia e le creature leggendarie sono esistite ma si reputa siano scomparse.

In questo contesto, si sviluppano i tre filoni narrativi principali:

  • I conflitti tra casate nobiliari per la conquista del trono di Westeros;
  • La ricomparsa di creature leggendarie;
  • Le avventure dell’ultima erede della dinastia regnante di Westeros in esilio nel continente orientale per riottenere il trono.

I temi trattati nel ciclo di romanzi sono esposti attraverso il punto di vista di uno dei personaggi principali.

Spesso le tematiche incrociate sono ben lontane da quelle tipiche dei romanzi storici medievali per ragazzi e si affrontano questioni come la violenza e la sessualità.

La saga ha ottenuto il massimo della popolarità nel mondo anche grazie alla serie Il Trono di Spade.

La cattedrale del mare

Chiudiamo il nostro viaggio alla scoperta dei romanzi storici medievali con un capolavoro molto attuale: La cattedrale del mare di Ildefonso Falcones.

La trama si sviluppa nella Barcellona del ‘300 e racconta le avventure di Arnau Estanyol, nato servo della gleba ma presto liberato.

Nel corso della storia Arnau scala la piramide sociale, fino a diventare Banchiere e Console del mare. Il libro, diviso in quattro grandi periodi, racconta passo dopo passo questa evoluzione, fino al pericolo di perdere tutto.

Un libro da leggere tutto d’un fiato, un esempio di narrativa medievale che ricalca costumi e tradizioni della società catalana del XIV secolo.

Hai già scelto i migliori romanzi storici medievali che leggerai?

Siamo certi che, grazie ai nostri consigli, riuscirai a scegliere i titoli migliori per te e a trascorrere bellissime pause studio.

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Comunicazione paraverbale: che cos’è e a cosa serve

Sei curioso di scoprire che cos’è la comunicazione paraverbale e a cosa serve?

In questa guida ti parleremo della comunicazione verbale e non verbale, soffermandoci in particolar modo sul linguaggio paraverbale e sugli elementi di comunicazione ad esso collegati.

La nostra comunicazione può articolarsi in tre livelli, ognuno dei quali ha la sua dimensione e unicità. Tra questi tre livelli, il linguaggio paraverbale fa riferimento al linguaggio, nello specifico ai suoni emessi durante la comunicazione. Non ci si riferisce dunque al contenuto verbale della comunicazione, ma al modo in cui esso viene trasmesso.

Vediamo ora nello specifico cos’è la comunicazione paraverbale e quali sono gli elementi che la compongono.

Quello che devi sapere sul linguaggio paraverbale

Dai tipi di comunicazione agli aspetti che caratterizzano ciascuno di essi, ecco una serie di informazioni utili sul linguaggio verbale e non verbale, con un focus sulla comunicazione paraverbale.

Tipi di comunicazione

Iniziamo la nostra guida sulla comunicazione paraverbale con un’importante distinzione, che ci servirà per comprendere la natura di ciascuna forma comunicativa.

Possiamo individuare tre tipi di comunicazione:

  • Comunicazione verbale
  • Comunicazione non verbale
  • Comunicazione paraverbale.

La comunicazione verbale è la parte più evidente della nostra comunicazione: essa fa riferimento all’uso della parola per veicolare, con uso consapevole ed efficace, ogni elaborazione del pensiero.

In sintesi, la definizione di comunicazione verbale è da ricercarsi nel linguaggio, ossia quella forma di comunicazione costruita sulla base di un insieme di regole ben definite, finalizzata alla trasmissione di informazioni attraverso l’uso di mediatori simbolici.

Al contrario, la comunicazione non verbale comprende tutti quegli aspetti che vanno al di là della parola, rientranti nella categoria del linguaggio del corpo.

E la comunicazione paraverbale? Il linguaggio paraverbale fa riferimento al modo in cui qualcosa viene detto. I fattori che rientrano in questa tipologia di comunicazione sono, ad esempio, il tono di voce, la velocità, il timbro e il volume.

Vediamo ora nello specifico le caratteristiche principali degli elementi della comunicazione paraverbale.

Elementi del linguaggio paraverbale

elementi della comunicazione

Come abbiamo detto, il linguaggio paraverbale fa riferimento all’insieme dei suoni emessi nella comunicazione.

Si tratta, dunque, di un fattore legato all’utilizzo della voce per comunicare. Il linguaggio verbale, infatti, non è fatto solamente di parole, ma anche dal modo in cui moduliamo e utilizziamo la voce per comunicare.

Gli elementi della comunicazione paraverbale sono:

  • Tono
  • Ritmo
  • Timbro
  • Volume

Andiamo ora ad analizzare caratteristiche e funzionalità di ciascun elemento.

Tono

Il tono della voce è uno dei fattori più importanti di una comunicazione. Esso può articolarsi in diverse sfaccettature ed essere percepito in modo diverso dall’ascoltatore; ad esempio, il tono può essere arrabbiato, sereno, triste, felice, sarcastico e così via.

Con il tono andiamo ad indicare lo stile della comunicazione ed è un elemento potentissimo per far assumere al linguaggio un significato invece di un altro, a prescindere dall’effettivo contenuto verbale. Pensa, ad esempio, all’utilizzo di un tono sarcastico per accompagnare delle parole, che magari utilizzando un tono diverso avrebbero assunto un altro significato.

Ritmo

Con ritmo si intende la velocità della comunicazione, che molto spesso è indice di uno stato d’animo particolare. Volendo fare un esempio concreto, dal ritmo si può intuire se un soggetto è agitato, nervoso oppure completamente disteso. Come fare?

Solitamente, si tende a parlare molto velocemente in situazioni di forte imbarazzo, come potrebbe essere parlare davanti ad una folta platea.

Un’accelerazione nel ritmo può causare tensione in chi ascolta, mentre al contrario un ritmo lento è in grado di trasmettere calma e tranquillità. 

A proposito di tono, non possiamo non parlare di pause: esse sono fondamentali nella comunicazione e permettono di “scandire” le battute. Se utilizzate correttamente possono essere uno strumento molto potente nella tua comunicazione.

Timbro

Per timbro intendiamo il particolare profilo o carattere distintivo di un suono emesso da una voce. Si tratta, dunque, del registro vocale tipico della persona, anche chiamato colore vocale.

Possiamo descrivere un timbro con una molteplicità di aggettivi come avvolgente, rauco, profondo, vivace e così via.

In base a come gestiamo gli altri elementi della comunicazione paraverbale, possiamo conferire unicità e carattere ancora più marcato al nostro timbro.

Volume

Il volume della voce è un aspetto molto importante del linguaggio paraverbale. Modulando il volume, è possibile variare l’intensità di quel che viene detto e ad enfatizzare alcune parole.

Generalmente, le persone che parlano con un volume di voce basso vengono percepite come timide, insicure e con una bassa autostima.

Al contrario, chi adotta un volume di voce alto può trasmettere sicurezza e fiducia in se stesso all’interlocutore. Bisogna, però, fare attenzione a non esagerare: alzare troppo il volume può trasmettere anche prepotenza o aggressività.

Comunicazione paraverbale e non verbale: esempi pratici

Per capire meglio di cosa stiamo parlando, riportiamo un esempio pratico di comunicazione paraverbale e non verbale, così che tu possa comprendere meglio il quadro d’insieme.

Il giorno dell’esame dovrai sottoporti ad un’interrogazione orale da parte del Docente di riferimento. Hai studiato tanto per l’esame ma, una volta giunto il tuo momento, la parte emotiva non riesce a non trapelare. Spesso l’emotività è incontrollabile e rientra nel nostro subconscio.

Così ti troverai, durante la tua prova d’esame, con un lieve rossore in viso, con piccoli tremolii e con movimenti agitati delle mani. Potresti anche non accorgerti di tutto questo, ma se l’emotività prende il sopravvento la tua voce tremerà e il volume si abbasserà, magari trasmettendo al Docente un’emozione che in realtà non vuoi trasmettere.

Questo aspetto vale anche nei rapporti interpersonali, specie in quelli amorosi. Trovarsi davanti alla persona di cui si è innamorati può far trapelare delle reazioni emotive che non vogliamo escano fuori, trasmettendo imbarazzo e insicurezza.

Per questo è importante esercitarsi, cercare di dominare tutti questi aspetti e capire come fare per perfezionare la nostra espressività.

Esercizi e abitudini

Ora che abbiamo visto che cos’è la comunicazione paraverbale, ecco alcuni importanti consigli per esercitarti nella tua comunicazione e renderla efficace:

  • Impara dai migliori: se vuoi imparare a comunicare, non c’è modo migliore di “rubare” i segreti dei migliori comunicatori. Osserva i punti di riferimento di questo settore guardando materiale video o seguendoli dal vivo. Cerca di capire il loro atteggiamento e le loro strategie per coglierne il meglio e applicarlo per te stesso;
  • Analizza la tua comunicazione: cerca di capire quali sono i punti di forza e di debolezza del tuo linguaggio paraverbale. Osservati a lungo e confrontati con quelli che reputi personaggi d’ispirazione;
  • Esercitati: ora che hai sottomano le tue eventuali criticità, esercitati modulando tono, ritmo e volume della tua voce, cercando di raggiungere quello desiderato per comunicare l’emozione giusta al tuo interlocutore.

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Un’ottima palestra per la tua comunicazione è il parlare in pubblico. Anche se è un’attività che spaventa molti, rappresenta un perfetto banco di prova per affinare le tue skills in questo campo e diventare un comunicatore provetto.

Potresti iniziare con un piccolo gruppo di ascoltatori, per poi testare la tua comunicazione a gruppi più ampi. In questo modo, acquisirai sicurezza in te stesso e fiducia nelle tue capacità, caratteristiche fondamentali sia all’università che nel lavoro.

Hai le idee più chiare su cos’è e a cosa serve la comunicazione paraverbale?

Siamo certi che, grazie ai consigli dell’Università Niccolò Cusano, riuscirai a comprendere e affinare l’affascinante arte di comunicare.

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Come si fa una scheda libro: la guida completa

Sei alla ricerca di consigli su come si fa una scheda libro?

In questa guida ti spiegheremo che cos’è e come fare una scheda libro, uno degli esercizi più richiesti dai docenti universitari.

La scheda libro è fondamentale per avere sottomano tutti i concetti che riguardano un testo: si tratta, infatti, di una sorta di recensione approfondita che tocca diversi elementi, dalla trama ai personaggi.

Se devi fare una scheda di lettura ma non sai da dove partire, continua nella lettura di questa guida: vediamo ora come si fa una scheda libro dalla A alla Z.

Tutto quello che devi sapere sulla scheda di lettura

Dal modello di scheda libro agli elementi che lo compongono, ecco una serie di informazioni su come fare una recensione di un libro sotto forma di schedatura.

Che cos’è una scheda libro

Prima di vedere nel dettaglio come si fa una scheda libro, cerchiamo di definirne la funzione e le caratteristiche fondamentali.

schedatura libro

La scheda libro è una sorta di recensione schematizzata, divisa in diversi punti. Si tratta di un compito piuttosto complesso, che va oltre la semplice recensione o analisi del testo. Per fare la schedatura di un libro, è fondamentale leggerlo con attenzione: non basta la lettura dei riassunti, ma è necessaria la lettura del libro per reperire tutte le informazioni utili per la compilazione della scheda.

Una scheda libro può esserti utile per:

  • Studiare in modo più veloce: per studiare bene e velocemente, è bene cercare di produrre delle schede libro che riassumano sinteticamente il contenuto dei testi che leggi;
  • Ripassare velocemente: grazie ad una scheda libro, anche ripassare diventa più semplice, perché basta sfruttare le informazioni contenute nel documento;
  • Dimostrare al professore di aver studiato: con la scheda libro potrai dimostrare facilmente al docente di aver studiato e di aver compreso alla perfezione quanto scritto nel testo.

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Struttura ed elementi

Se ti stai chiedendo come si fa una scheda libro, è necessario conoscere a fondo tutti gli elementi che compongono la sua struttura.

Il modello di una scheda libro da compilare contiene elementi come:

  • Autore, Titolo e Casa Editrice: una buona scheda libro inizia con la menzione di titolo e autore, aggiungendo anche qualche informazione sulla sua vita, se utile alla comprensione del testo. Indica anche la casa editrice che ha pubblicato il libro;
  • Città e Anno di Pubblicazione: elementi fondamentali per contestualizzare a livello storico e sociale l’opera che stai schedando;
  • Genere del Libro: in questa parte dovrai indicare il genere del libro. Scrivi se si tratta di una poesia, una prosa, un’opera teatrale;
  • Personaggi Principali: questa parte è fondamentale se vuoi capire come fare la scheda del libro che stai leggendo. In questo spazio dovrai elencare e analizzare i personaggi primari e quelli secondari, specificando aspetto fisico e caratteristiche psicologiche;
  • Luoghi: questa parte fa riferimento ai luoghi che fanno da sfondo alla storia. Per capire come si fa una scheda libro, è importante compilare bene questa parte indicando location, città o luogo principale della vicenda;
  • Tempo della Storia e Tempo del Racconto: qui si fa riferimento a fabula e intreccio;
  • Temi principali: in questa parte della scheda libro dovrai indicare tutte le tematiche fondamentali affrontate all’interno del testo, in relazione ad ambienti e interpreti;
  • Trama: questa parte è riservata alla trama del libro, descritta in modo generico;
  • Commento: qui dovrai aggiungere un commento oggettivo ai fatti, senza indicare opinioni personali;
  • Stile Narrativo e Tecniche: per chiudere la tua scheda libro dovrai descrivere lo stile e le tecniche narrative mettendo in evidenza l’eventualità di utilizzo di un linguaggio particolare o la presenza di sequenze narrative descrittive.

Procedimento

Come abbiamo visto, per rispondere alla tua domanda su come si fa una scheda libro, è necessario partire da tutte le varie voci che intervengono nel modello.

Ma qual è il linguaggio da tenere in una scheda libro e qual è l’approccio giusto per la sua redazione? Vediamolo qui:

  • Utilizza un linguaggio semplice: la scheda libro, come da definizione, è un documento molto snello e deve essere di rapida comprensione. Utilizza un linguaggio chiaro e semplice;
  • Inserisci, dove servono, delle considerazioni personali;
  • Controlla sempre l’ortografia di ciò che hai scritto e correggi gli errori grammaticali;
  • Verifica la correttezza di tutte le informazioni che hai inserito;
  • Riporta delle citazioni dal libro, se possono servire ad evidenziare idee e concetti importanti.

La cosa migliore da fare per la schedatura di un libro è costruirsi dei modelli, da riprendere ogni volta che hai bisogno di fare questo esercizio.

Se vuoi sapere come fare il modello scheda libro, leggi qualche esempio di schede libro già fatte nel prossimo paragrafo.

Modelli schede libro pronte

Ora che abbiamo visto come si fa una scheda libro, vediamo qualche esempio e modello da compilare per fare un lavoro eccellente.

Supponiamo, ad esempio, di voler fare la scheda libro del Canto di Natale di Charles Dickens. Ecco il modello da seguire:

  • Autore, titolo e casa editrice: in questa parte dovrai inserire “Charles Dickens, Il canto di Natale, BUR Edizioni”;
  • Città e anno di pubblicazione: qui dovrai scrivere “Londra, 1843”. Da tenere in considerazione il periodo storico in cui è ambientato il romanzo: nella Londra vittoriana c’era una grossa forbice sociale ed era caratterizzata, da una parte, da profonda ricchezza e dall’altra da grossa povertà;
  • Genere del libro: Romanzo fantastico;
  • Personaggi principali: il protagonista è il vecchio e avaro Ebenezer Scrooge, imprenditore che pensa solamente al guadagno sfruttando i suoi dipendenti, tra cui Bob Cratchit che, invece, con il suo cuore d’oro e la sua famiglia pronta ad accoglierlo la sera, rappresenta la sua antitesi. Gli altri personaggi sono i tre fantasmi che fanno visita a Scrooge durante la notte della Vigilia di Natale. I tre spiriti accompagnano Scrooge in un viaggio nel Natale del passato, in quello del presente e in quello del futuro;
  • Luoghi: Londra vittoriana;
  • Temi principali: Critica alla società vittoriana, povertà, redenzione, senso di colpa, moralità;
  • Trama: il signor Scrooge è un ricco finanziere della Londra del 1843, caratterizzato da una forte avarizia. Il suo unico amico era il socio, Jacob Marley, morto qualche anno prima proprio nel giorno della vigilia di Natale. Scrooge sfrutta i suoi dipendenti pagandoli una miseria, in particolare il buon Bob Cratchit, costretto dal suo datore di lavoro a presentarsi in ufficio anche nel giorno della Vigilia di Natale. Il ricco finanziere rifiuta di trascorrere il Natale con l’affettuoso nipote Fred, che tratta con distacco. Durante la notte di Natale appaiono a Scrooge tre spiriti, ognuno dei quali rappresentante del Natale del passato, presente e futuro. Le rivelazioni di questi spiriti condurranno Scrooge alla strada della redenzione, abbandonando finalmente il suo egoismo;
  • Commento: qui dovrai aggiungere un tuo particolare giudizio sulla storia.

A proposito del commento all’opera, ti consigliamo di procedere seguendo queste linee guida:

  • Illustra quali sono i passaggi dell’opera che ti sono piaciuti di più, spiegandone le ragioni;
  • Spiega quali sono i passaggi dell’opera che ti sono piaciuti di meno, argomentando il perché;
  • Prova a fare alcune considerazioni sul perché questo racconto nonostante il trascorrere del tempo sia comunque e sempre attuale.

Hai le idee più chiare su come si fa una scheda libro?

Siamo certi che, grazie ai consigli dell’Università Niccolò Cusano, riuscirai a migliorare il tuo studio e a sfruttare nel modo giusto questa tecnica di lavoro.

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App per cucinare: la nostra top ten

Sei alla ricerca di consigli sulle migliori app per cucinare?

In questa guida ti sveleremo quali sono le migliori app cucina gratis android, iOS e Windows da scaricare assolutamente per facilitare la tua vita da studente.

Se non sai mai cosa mangiare durante una giornata di studio o una serata tra amici, la tecnologia ti viene in aiuto: ci sono delle app ricette che ti suggeriscono cosa fare da mangiare in base al tuo budget, il tuo tempo e gli ingredienti a disposizione.

Pronto per scoprirle tutte? Iniziamo il nostro viaggio alla scoperta delle app migliori per cucinare da scaricare sul tuo smartphone.

Le migliori app ricette che ti aiutano a decidere che cucinare oggi

Dalle app ricette dolci alle app scrivere ricette, ecco le migliori risorse da scaricare sui tuoi dispositivi mobili per imparare a cucinare piatti con i fiocchi.

app ricette

GialloZafferano

Iniziamo il nostro elenco di app per cucinare con una delle risorse più amate: l’applicazione Giallo Zafferano.

Questa app è una vera miniera di consigli e strumenti per chi vuole cimentarsi in cucina, che riporta le ricette inserite nell’omonimo portale.

A disposizione degli utenti ci sono diverse funzionalità, dalla lista della spesa alla possibilità di inserire le ricette migliori tra i preferiti. Un plus in più? La possibilità di lasciare dei commenti alle varie ricette.

Gustissimo

Continuiamo il nostro viaggio tra le app cucina con Gustosissimo, altra risorsa gettonatissima tra gli amanti dei fornelli. Utile anche per chi è alle primissime armi, Gustissimo ha un database di oltre 5.000 ricette tra cui scegliere, adatte a qualsiasi circostanza.

L’app, disponibile per iOS e Android, contiene tantissime tipologie di ricette, da quelle tradizionali a quelle per il Bimby.

Paprika

Paprika è un’app a pagamento disponibile in ben 17 lingue diverse, tra cui l’italiano. Grazie a questa app per cucinare potrai salvare e accedere alle migliori ricette del web.

Grazie all’ottimo sistema di indicizzazione, Paprika ti consente di trovare qualsiasi ricetta cercando per nome del piatto, del sito o ingrediente. La parte più bella? L’app ti consente di bloccare lo schermo con il procedimento della ricetta durante la preparazione, così da non costringerti a sporcare il telefono toccando in continuazione lo schermo.

Evernote food

Evernote food è una delle app cucina più amate e scaricate. Si tratta di un’applicazione che ti permette di navigare tra le ricette del web inserite in blog e siti di cucina, salvandole in una cartella a tua disposizione.

Oltre a questo, con Evernote food hai la possibilità di creare una lista di ristoranti preferiti con annesse gallery fotografiche con le pietanze degustate.

Ricette italiane

Se sei un amante della cucina italiana e dei piatti tipici della nostra terra, Ricette italiane è l’app per cucinare perfetta per te.

Grazie a questa risorsa, puoi visualizzare le migliori ricette italiane di antipasti, primi e secondi descritte passo dopo passo, con l’ausilio di testo e foto illustrative.

Nell’app troverai anche un dizionario per apprendere i termini tecnici del mestiere.

Smart Qsine

Smart Qsine è una vera e propria rivoluzione nel campo della cucina hi-tech, nata per combattere l’annoso problema dello spreco alimentare. Si tratta di una delle app ricette ingredienti frigo migliori in circolazione, lanciata da un gruppo di startupper italiani.

Il sistema di Smart Qsine si compone di una serie di piccole bilance digitali dotate di connettività Wi-Fi e di un’app per smartphone: sistemandole nella propria dispensa, le bilance di Smart Qsine avvertiranno gli utenti quando si sta per restare a corto di qualche ingrediente o quando ci si avvicina alla data di scadenza di qualcosa.

In questo modo potrai cercare facilmente una ricetta da sviluppare sulla base di ciò che hai nel frigo, senza sprecare nulla. Fantastico, vero?

Tutto Vegan

Se stai seguendo uno stile di vita sano e ti stai avvicinando alla cucina vegana, Tutto Vegan è l’app ricette light giusta per te.

Grazie a questa migliore app ricette iphone e Samsung puoi consultare le migliori ricette vegetariane e vegan con foto, ingredienti e descrizioni indicate direttamente dagli chef di VeganBlog.

Un ottimo punto di inizio per chi si sta approcciando alla cucina vegana e vegetariana e ne vuole conoscere principi e segreti.

Cucchiaio d’argento

Questa app per cucinare è disponibile in versione gratuita e in versione a pagamento, con un database di ricette più ampio.

L’app, il cui nome prende spunto dall’omonimo libro pubblicato negli anni ’50, è perfetta per consultare le ricette e seguire lo svolgimento passo passo, dalla lista della spesa ai tempi di cottura.

FrigOK

FigoOK, disponibile sia su iPhone sia su smartphone Android, sposa la stessa filosofia di Smart Qsine, ma vuole combattere lo spreco del cibo conservato in frigo o freezer.

Come funziona? Grazie all’app puoi catalogare in poche mosse tutto il cibo presente nel tuo frigo e freezer, inserendo foto e data di scadenza. In questo modo, questa app per cucinare ti suggerirà i prodotti in scadenza da utilizzare per evitare lo spreco.

Contatore calorie

Chiudiamo la nostra top ten delle app per cucinare con una risorsa “collaterale”, ma utilissima per sapere qual è il valore energetico degli alimenti.

Contatore calorie è un calcolatore calorie ricette e cibi che ti indica, inserendo il prodotto che cerchi nel database, i valori nutrizionali dello stesso.

Hai già scelto le migliori app per cucinare che scaricherai?

Siamo certi che, grazie ai consigli dell’Università Niccolò Cusano e alla tecnologia, diventerai un cuoco perfetto.

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Come sottolineare un libro: i passaggi per studiare bene

Sei alla ricerca di consigli su come sottolineare un libro?

In questa guida ti spiegheremo come sottolineare un testo da studiare e facilitare il tuo studio, mettendo in pratica un metodo veloce ed efficace per apprendere le nozioni che ti servono.

Se vuoi imparare come studiare efficacemente e acquisire un metodo di studio cucito su misura per te, l’arte della sottolineatura è un primo step imprescindibile. Studiare senza sottolineare, oltre ad essere più complesso, non aiuta il processo mnemonico, fondamentale per ricordare ciò che è scritto nei testi.

Pronto a scoprire come studiare un libro universitario? Vediamo ora come sottolineare un libro senza rovinarlo e come farlo nel modo più funzionale per il tuo studio.

I nostri consigli per studiare un libro universitario usando matita o evidenziatore

Dal metodo di studio universitario alla scelta della matita ideale per sottolineare, ecco come imparare a studiare un testo universitario con l’ausilio delle sottolineature.

Perché sottolineare un testo

Prima di scoprire come sottolineare un testo, vediamo perché è utile cimentarsi in questa pratica e quali sono i risultati che potrebbe farci conseguire.

Nel suo “Come si fa una tesi di laurea”, Umberto Eco scriveva:

I libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare

Partendo da questa citazione, non è difficile capire perché è così importante non limitarsi alla sola lettura di un libro: una lettura “attiva”, infatti, può avere innumerevoli vantaggi, dal rafforzamento della memoria allo sviluppo di un’idea critica.

Vediamo ora tre buoni motivi per sottolineare un testo universitario:

  • Per ricordare: come abbiamo detto, sottolineare aiuta a ricordare i passaggi più importanti e aiuta a riconoscerli a colpo d’occhio quando si apre il libro;
  • Per sintetizzare: se non sai come fare un riassunto di un testo universitario, la sottolineatura può essere un primo step da affrontare. Grazie ad essa, infatti, puoi avere sottomano già una suddivisione del testo a blocchi, utile per il tuo studio;
  • Per sviluppare una coscienza critica: sottolineare i passaggi del testo in cui non si è d’accordo con l’autore aiuta a riflettere e a sviluppare una coscienza critica, fondamentale per acquisire una conoscenza che sia davvero ad ampio respiro.

Ora che abbiamo visto i tre buoni motivi per sottolineare un libro, vediamo come imparare a farlo e come acquisire un metodo di studio efficace a partire da questa pratica.

Metodo di studio universitario

metodo di studio

Parliamo ora di uno degli argomenti più dibattuti e in voga tra gli studenti: il metodo di studio universitario. Che cos’è?

Per metodo di studio universitario intendiamo quell’insieme di pratiche che ci aiutano e ci guidano nello studio, dalla frequenza alle lezioni al comportamento da tenere all’esame.

Contrariamente a ciò che si pensa, infatti, il metodo di studio universitario non fa riferimento solo alla fase di studio vera e propria. Le fasi che riguardano un metodo di studio efficace possono essere riassunte in questi punti:

  • Ascolto attivo delle lezioni: la prima fase di un buon metodo di studio parte proprio dall’ascolto delle lezioni. Imparare a prendere appunti e segnarsi le domande da rivolgere al Docente sono processi fondamentali per stimolare l’apprendimento e allenare la mente;
  • Pianificazione dello studio: in seconda battuta, il metodo di studio prevede la pianificazione dello studio, magari costruendo una tabella di marcia efficace. Nella tabella dovrai porti degli obiettivi di studio realistici e ben definiti, così da poter organizzare al meglio la tua sessione d’esame;
  • Studiare in modo efficace: leggere e ripetere “a pappagallo” non ti aiuterà a studiare meglio. In questo frangente, imparare come si sottolinea un testo universitario è vitale per apprendere in modo veloce e sano tutte le nozioni di cui hai bisogno;
  • Gestione dell’esame: l’esame è il momento in cui dimostri al Docente e a te stesso di essere davvero preparato su quell’argomento. Impara a parlare in pubblico efficacemente e domina ansia e stress pre esame per fare bella figura e non vanificare il lavoro di studio fatto. Se sei all’inizio della tua carriera universitaria e non sai come affrontare l’esame, leggi anche – Come superare un esame universitario: guida per principianti

Ora che abbiamo visto che cos’è e come si articola il metodo di studio universitario, vediamo tutti i passaggi che devi acquisire se vuoi imparare a sottolineare un libro.

Passaggi per sottolineare bene

Se ti stai chiedendo come sottolineare un libro, ora siamo pronti per darti tutti gli strumenti utili per misurarti in questo nuovo approccio.

Prima di iniziare, procurati:

  • Il libro di testo che devi studiare (se il libro è digitale, dopo vedremo anche come sottolineare un testo su internet);
  • Evidenziatori e/o matite per sottolineare.

Sei pronto? Iniziamo subito!

Primo step: leggere attentamente

La prima cosa da fare è prendere il libro che devi studiare e iniziare a leggerlo attentamente. Ti consigliamo di leggere il testo più volte: una prima lettura veloce per capire di cosa stiamo parlando, una seconda più approfondita e una terza per fissare i concetti.

Un avvertimento: non sottolineare MAI alla prima lettura, perché rischieresti di non cogliere i concetti davvero importanti.

Secondo step: individuare le informazioni importanti

Ora che hai letto il tuo capitolo più volte, chiediti quali sono le informazioni più importanti che devi assolutamente ricordare. Fai mente locale di ciò che hai letto e, se non hai le idee chiare, torna al primo step.

Terzo step: scegli diversi colori

Scegli i colori evidenziatori da utilizzare per la sottolineatura del tuo testo. Se ti stai chiedendo come sottolineare un libro universitario, ti consigliamo di evidenziare le informazioni assolutamente necessarie con colori come il rosso, l’arancione e il verde.

Le tinte più forti, infatti, attirano il cervello che innesca meccanismi di memorizzazione. In più, i tuoi occhi saranno colpiti dal contrasto cromatico e automaticamente renderanno quelle informazioni acquisite come importanti.

Per le informazioni di supporto e meno importanti, puoi utilizzare un colore meno forte ma brillante, come il giallo.

Quarto step: sottolinea l’essenziale

Procurati matita o evidenziatori per sottolineare e procedi alla sottolineatura delle parti più importanti che hai individuato nel testo. In linea generale, si sottolinea una parte ogni tre: basta un terzo delle informazioni di un libro per avere tutti i dati che ti interessano, senza saltare nemmeno un passaggio.

Consigli e best practice extra

Adesso abbiamo visto come sottolineare un libro universitario e come costruire il tuo metodo di studio, ecco qualche consiglio extra e le best practice per una sottolineatura (davvero) efficace.

  1. Quando sottolinei il tuo libro, scrivi degli appunti a margine o cerchia con la matita le parole chiave. Questo processo può esserti molto utile per costruire una mappa concettuale per lo studio;
  2. Mentre studi, cerca di integrare ciò che hai studiato nel testo con i tuoi appunti: in questo modo avrai una conoscenza trasversale e completa della materia;
  3. Utilizza dei segni e crea una leggenda: per avere un impatto più immediato e facilitare lo studio, puoi creare una leggenda e decidere dei segni per indicare ogni elemento del tuo libro di testo.

Ecco un esempio di leggenda da creare:

  • Utilizza il segno > per indicare la parola chiave;
  • Utilizza le frecce per indicare eventuali collegamenti tra concetti;
  • Utilizza il punto interrogativo ? per indicare concetti che ti sono poco chiari o che non hai capito;
  • Scegli il punto esclamativo ! per indicare i concetti da ricordare assolutamente.

Hai le idee più chiare su come sottolineare un libro?

Siamo certi che, grazie ai consigli dell’Università Niccolò Cusano e a tanta pratica, riuscirai a padroneggiare al meglio questa tecnica e a raggiungere in poco tempo ottimi risultati.

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Notte prima della laurea: come prepararsi al meglio

La notte prima della laurea ti mette in crisi?

Niente panico: in questo articolo troverai i consigli dell’Università Niccolò Cusano per combattere l’ansia da discussione tesi e affrontare con grinta e determinazione questo importante traguardo.

Il giorno dell laurea è il coronamento di un percorso fatto di studio, fatica e sacrificio; per questo è importante che tu riesca a goderti questa giornata al meglio, senza lasciarti sopraffare dallo stress.

Se ti stai chiedendo cosa fare prima della laurea e come gestire la sera prima della discussione, continua a leggere questo articolo: ecco 5 consigli per combattere l’ansia pre laurea e navigare a vele spiegate verso questo nuovo traguardo.

5 consigli per rilassarsi prima della laurea

Se il solo pensiero della notte prima della laurea ti manda in tilt, ecco 5 consigli per vivere questa giornata senza paura.

Non ripassare troppo

Non passare la tua notte prima della laurea a ripetere compulsivamente il discorso da sottoporre alla Commissione: ormai quel che è fatto, è fatto.

Evita di pensare a scenari apocalittici come la scena muta alla tesi di laurea, perché non succederà, a patto che affronti la situazione con tranquillità.

Non uscire a fare baldoria

La notte prima della laurea non è fatta per uscire e fare baldoria: riposa il più possibile e non fare tardi con gli amici.
Per festeggiare c’è tutto il tempo dopo la proclamazione. La sera prima della laurea, cura il tuo riposo e dormi almeno otto ore.

Dedicati ai tuoi hobby

Se senti che l’ansia ti attanaglia, dedicati ad un tuo hobby e cerca di non pensare ossessivamente a quello che succederà il giorno dopo. Tra le attività più rilassanti e capaci di farti scaricare la tensione, ti consigliamo:

  • Ascoltare la musica;
  • Uscire per una corsa al parco;
  • Disegnare o dipingere;
  • Cucinare.

Prepara tutto in anticipo

Non ridurti all’ultimo minuto per sistemare tutti i dettagli: la notte prima della laurea, assicurati di avere tutto sottomano per il giorno dopo. Vestito stirato, tesi di laurea e documento sono fondamentali per la discussione.

Prepara tutta la borsa in anticipo e ricontrolla di non aver dimenticato nulla.

Stai tranquillo!

Lo sappiamo, sembra un consiglio stupido da dare, ma il modo migliore per affrontare un esame o una discussione è farlo con serenità.

L’ansia è, da sempre, cattiva consigliera: concentrati su te stesso e pensa a quanta strada hai fatto per arrivare a questo traguardo. Non vuoi che la tensione e lo stress rovinino tutto, vero?

Affronta la tua notte prima della laurea con tranquillità e vedrai che, il giorno dopo, saprai dare il meglio di te.

Se stai già pensando a cosa fare dopo la laurea, leggi anche – Cosa fare dopo la laurea: consigli e opportunità

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Come impostare una lettera formale: guida dalla A alla Z

Sei alla ricerca di consigli su come impostare una lettera formale?

In questa guida ti spiegheremo come scrivere una lettera a un professore, un’Istituzione o un personaggio illustre, mantenendo una struttura formale ed elegante.

Molto spesso nelle lettere formali viene utilizzato un linguaggio poco utilizzato nella lingua corrente: la struttura del contenuto, le intestazioni e il corpo della lettera possono essere apparentemente difficili da comprendere.

Per aiutarti in questa missione, abbiamo preparato per te questa guida completa su come impostare una lettera formale e scegliere le parole giuste per rivolgerti al tuo interlocutore.

Sei pronto? Iniziamo!

Quello che devi sapere per scrivere una lettera o una email formale

Se devi scrivere una lettera formale al preside, al sindaco o ad una persona importante, sei nel posto giusto: ecco come fare per redigere una lettera perfetta.

Prima di iniziare: tipi di lettera

Prima di vedere come impostare una lettera formale, vediamo quali sono le tipologie di lettera che potresti aver bisogno di scrivere e in quali casi è utile adottare lo stile formale.

In generale, possiamo distinguere due tipologie di lettere. Le lettere informali sono quelle rivolte ad un soggetto familiare, come un fidanzato o un amico. Il contenuto di queste epistole può essere il più disparato, dalle tematiche di tutti i giorni a racconti su eventi e fatti di lavoro.

Con i nuovi paradigmi della comunicazione, non è raro che le lettere informali lascino il posto alle email o ai messaggi istantanei.

Le lettere formali, invece, sono necessarie se devi rivolgerti ad un’autorità, ad un Ente, o una Ditta che non conosci personalmente, ad esempio per un avviso, una richiesta o un reclamo.

Struttura della lettera formale

Ora che abbiamo visto i principali tipi di lettera, parliamo di come impostare una lettera formale a partire da un aspetto sostanziale: la struttura.

La struttura di una lettera formale è diversa da quella di una qualsiasi lettera e rispetta uno schema ben definito. Vediamo insieme quali sono gli elementi che la compongono.

Intestazione

Se non scrivi già su carta intestata, in alto a destra del foglio devi inserire l’intestazione della lettera, ovvero il destinatario della missiva.

Solitamente questa sezione è strutturata in più righe e segue questo schema:

  • Prima riga: Alla cortese attenzione di, spesso abbreviato in Alla C.A di;
  • Seconda riga: Titolo di studio o appellativo + Nome e cognome;
  • Terza riga (eventuale): presso o c/o + indirizzo completo di ufficio, sede o struttura presso cui il destinatario è impiegato.

Una cosa molto importante: rivolgiti al destinatario della lettera usando la formula corretta. Di solito, gli appellativi utilizzati sono Gentile o Egregio per le persone fisiche, Spettabile per aziende o enti, Dott.ssa o Dott. per abbreviazione dottoressa e dottore.

Ci sono anche personalità particolari che prevedono titoli specifici, come ambasciatori, ecclesiastici o politici: per fare qualche esempio: On (Onorevole), Sen. (Senatore), S.E. (Sua Eccellenza).

Mittente

Il mittente della lettera va inserito in alto a sinistra, accanto al destinatario. Attenzione: nell’intestazione busta lettera vanno scritti solamente i dati utili al servizio postale in caso di mancato recapito, mentre nell’area all’interno della lettera devi inserire anche altri dati come numero di telefono, codice fiscale e/o partita IVA.

Luogo e data

Lasciando un rigo di spazio sotto l’intestazione, in alto a destra, scrivi luogo e data di scrittura della lettera, senza andare a capo.

Oggetto

Ora lascia qualche rigo in bianco e scrivi l’oggetto della tua lettera, vale a dire il motivo principale per cui l’hai scritta.

La formula è questa:

Oggetto: XYZ

Formula di apertura

Questa formula è immediatamente sotto l’oggetto e introduce la lettera. La sua composizione riprende quella dell’intestazione del destinatario (titolo + nome e cognome), quindi ad esempio:

Gentile Dott.ssa Ferri

Contenuto della lettera

Se ti stai chiedendo come impostare una lettera formale, è finalmente arrivato il momento di scrivere il corpo del testo, ossia il contenuto vero e proprio della tua missiva.

Solitamente questa parte è composta da un’introduzione, una parte centrale e una conclusione. Inizia la tua lettera presentandoti e spiega subito il motivo della tua lettera, così che il destinatario capisca subito di cosa stiamo parlando.

Tra le formule che puoi utilizzare:

  • In risposta alla Sua / Vostra precedente lettera – mail, nel caso in cui tu debba rispondere ad uno scambio già iniziato;
  • Come da accordi, Come anticipato via telefono / mail / fax, nel caso in cui tu e il destinatario abbiate già avuto uno scambio con altri mezzi di comunicazione;
  • In riferimento/in relazione alla Sua / Vostra richiesta, se devi rispondere ad una richiesta già avanzata dal destinatario;
  • Con la presente si comunica quanto segue.

     

Nella parte successiva, argomenta le tue tesi senza essere ridondante o prolisso e concludi con eventuali richieste o petizioni. Per la scrittura della lettera puoi scegliere la terza persona (il sottoscritto) o la prima (io sottoscritto), l’importante è mantenere questo schema nel corso di tutta la missiva.

Quando ti rivolgi al destinatario, dà sempre del Lei, usando la maiuscola anche all’interno delle parole (ad esempio, vorrei rivolgerLe).

Se ti rivolgi ad un’azienda, puoi utilizzare anche il Voi, ad esempio “la Vostra azienda”.

Chiusura e conclusione

Concludi la tua lettera con frasi di commiato, come ad esempio:

  • La ringrazio in anticipo per il tempo che vorrà dedicarmi;
  • La ringrazio per la cortese attenzione;
  • Resto in attesa di un suo cortese riscontro.

Puoi continuare salutando il tuo destinatario, adottando la formula cordiali saluti.

Firma

Firma la tua lettera in basso a destra, mettendo prima il nome e poi il cognome.

Allegati

Se la tua lettera formale ha degli allegati, dovrai inserirli alla fine della missiva in basso a sinistra.

Versione digitale: esempio email formale

come scrivere una mail formale

Ora che abbiamo visto come impostare una lettera formale, vediamo in breve come scrivere una mail formale, osservando anche le principali differenze tra il cartaceo e il digitale.

Vediamo il tutto partendo da questi punti:

  • In prima battuta, scegli una mail affidabile e che leggi spesso per inviare il tuo messaggio;
  • Scrivi l’oggetto della mail, che deve essere chiaro e comprensibile;
  • Se stai scrivendo ad un indirizzo mail che leggono più persone, specifica all’inizio della mail “alla cortese attenzione di XYZ”;
  • Come nella lettera formale, rivolgiti al destinatario con la formula titolo + nome e cognome e dando sempre del Lei o del Voi se si tratta di un’azienda;
  • Scrivi il corpo del testo e indica chiaramente le tue richieste;
  • Concludi la lettera con una formula di commiato e la tua firma con i contatti in calce.

Ultime raccomandazioni

Ora che abbiamo visto come impostare una lettera formale, ecco gli ultimi consigli dell’Università Niccolò Cusano per una lettera perfetta:

  • Usa la punteggiatura: la punteggiatura è fondamentale per scandire i tempi del testo e agevolare la lettura, perciò non aver timore di usarla;
  • Controlla l’ortografia: in una lettera formale più che mai, gli errori di ortografia sono aboliti. Ricontrolla sempre più volte il testo prima di inviare;
  • Sii chiaro: utilizza nel corpo del testo frasi brevi e concise, non essere troppo verboso e non dilungarti in inutili dettagli;
  • Usa un font leggibile: se scrivi la tua lettera al computer, usa un font leggibile e fai attenzione alla formattazione del testo. Usare grassetti e colori inappropriati potrebbe stancare la vista del lettore.

Hai le idee più chiare su come impostare una lettera formale?

Siamo certi che, grazie ai nostri suggerimenti, riuscirai a scrivere delle lettere perfette per le tue esigenze.

Se devi scrivere una lettera formale per lavoro e ti aspetta un colloquio, leggi anche: Colloqui di gruppo: come gestirli al meglio

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Colloqui di gruppo: come gestirli al meglio

Sei alla ricerca di consigli su come gestire i colloqui di gruppo?

In questa guida ti diremo come affrontare un colloquio di lavoro in cui ci saranno altre persone, svelandoti le best practice e i comportamenti da evitare per fare bella figura davanti ai recruiter.

Essere convocati per un colloquio può essere motivo di ansia e preoccupazioni: il timore di incappare in qualche gaffe, misto all’entusiasmo, può portarti a fare (o dire) cose poco eleganti. Se a questo sommiamo la paura della “competizione” che porta un colloquio di lavoro di gruppo, la situazione può complicarsi ancora di più.

Ti assicuriamo, però, che con la giusta grinta puoi superare brillantemente anche il più ardito dei colloqui di gruppo. Ecco i nostri consigli per farti notare dai selezionatori ed avere il posto di lavoro che desideri.

Consigli su come affrontare un colloquio di lavoro e superarlo

Dalle domande del colloquio di gruppo all’abbigliamento, ecco tutto quello che devi sapere per gestire l’incontro conoscitivo anche quando non sei l’unico pretendente.

Colloquio di gruppo: cos’è

Prima di entrare nel vivo del nostro discorso, definiamo i colloqui di gruppo e analizziamo insieme cosa sono e perché vengono utilizzati nel mondo del lavoro.

Per colloquio di gruppo o assessment center intendiamo una tipologia di intervista in cui i candidati vengono invitati alla fase di recruitment insieme ad altri con il fine di valutare le conoscenze tecniche, ma anche le attitudini psico-sociali.

Parlando di colloquio di gruppo e esempi pratici, possiamo dire, in generale, che l’intervista si svolge alla presenza di tre esaminatori per un gruppo di 10-15 persone.

Ai candidati vengono erogati test attitudinali e case study, entrambi volti a far emergere caratteristiche tecniche e psicologiche richieste per ricoprire la posizione lavorativa per cui si concorre.

Di solito questa tipologia di colloquio viene adottata per selezionare personale che avrà a che fare con il pubblico, dagli operatori nei call center al personale di vendita.

Come si svolge il colloquio

Solitamente i selezionatori chiedono ai candidati di sedersi intorno a un tavolo, mentre assumono una posizione che permetta loro di osservare, ascoltare e prendere nota di tutto ciò che accade nel corso del colloquio.

Dopodiché i selezionatori rompono il ghiaccio parlando dell’azienda e delle mansioni che il candidato dovrà svolgere qualora venga assunto per quel determinato ruolo.

assessment center

A seguito di questo primo approccio conoscitivo, la parola passa ai candidati, ai quali viene chiesta una presentazione personale al colloquio di gruppo, di raccontare un po’ di sé e delle proprie aspirazioni.

Questa fase può manifestarsi in forme diverse: i recruiter possono chiedere, ad esempio, di presentarsi in lingua inglese o in modalità apparentemente poco consuete, così da testare l’attitudine creativa e la prontezza dei candidati.

In un secondo momento, i selezionatori introducono nei colloqui di gruppo una discussione da affrontare da parte dei candidati. Questo processo può avvenire essenzialmente seguendo una di queste due logiche:

  • Con un approccio strutturato viene proposto al gruppo una case history da affrontare, prima singolarmente e poi da discutere insieme agli altri partecipanti. Il caso proposto può ricalcare le mansioni che il candidato dovrebbe ricoprire nel ruolo per cui si candida (un piano marketing, un bilancio amministrativo, etc.) oppure può essere completamente slegato dalla realtà e dal contesto lavorativo (situazione critica a bordo di una nave);
  • Con un approccio destrutturato, al contrario, i recruiter non assegnano una case history ai candidati e la scelta del dibattito è delegata al gruppo. Ovviamente si tratta di una procedura più complessa da gestire, ma perfetta per valutare aspetti come la creatività e la reattività dei candidati. Se dovessi trovarti in questa situazione in un colloquio di lavoro di gruppo, ti consigliamo di non proporre temi sensibili o etici come la politica o la religione, ma di optare per un tema conosciuto e di facile comprensione per tutti, come l’organizzazione di un evento o un viaggio.

Alla fine della discussione, i candidati dovranno scegliere un candidato che esporrà la soluzione del lavoro di gruppo ai selezionatori.

La valutazione del selezionatore si basa non tanto sulla persona scelta, quanto sulla capacità dei vari componenti del gruppo di riconoscere la persona che più degli altri è in grado di svolgere quel determinato compito.

Se ti stai chiedendo quanto dura un colloquio di gruppo, solitamente i tempi si assestano dai 60 ai 90 minuti al massimo, ma ad ogni modo saranno i selezionatori a decidere quali sono i tempi limite per gestire le varie prove.

Cosa valutano i selezionatori

Ora che abbiamo visto cosa sono i colloqui di gruppo e come funzionano, vediamo quali sono gli elementi oggetto di valutazione da parte dei selezionatori.

I test attitudinali nel lavoro e le analisi di case history servono ai selezionatori per decidere quale candidato è il più idoneo a ricoprire la posizione lavorativa oggetto di ricerca.

In particolare, i selezionatori osserveranno:

  • La comunicazione verbale e non verbale del candidato, come la postura adottata, le capacità espressive, l’emotività e le proprietà di linguaggio;
  • La capacità di gestire il tempo predefinito della prova
  • L’attitudine alla cooperazione e alla condivisione di idee con gli altri candidati, molto utile se ti stai candidando per un lavoro in team;
  • L’empatia e la capacità di ascoltare le opinioni degli altri, importante per trovare una soluzione condivisa;
  • Le doti di leadership, vale a dire la capacità di esaltare il proprio punto di vista e di trasformarlo in un punto di riferimento accettato e riconosciuto dal gruppo;
  • La capacità di sintesi, ovvero l’identificazione dei punti salienti della discussione e la capacità di sintetizzarli e riassumerli in modo coerente.

Best practice e errori da evitare

Sulla base degli elementi valutati dai recruiter nei colloqui di gruppo, vediamo ora quali sono i comportamenti da adottare e quelli da evitare per colpire positivamente la loro attenzione.

Ecco i 10 consigli dell’Università Niccolò Cusano per rispondere brillantemente alle domande del colloquio di gruppo e fare bella figura:

  1. Non osteggiare gli altri, ma mostrati sempre disponibile e collaborativo;
  2. Dì la tua in modo semplice e sintetico, argomentando esaustivamente le tue risposte ;
  3. Tieni d’occhio la gestualità e il tono di voce, che non deve essere troppo suadente né troppo aggressivo;
  4. Presentati in orario e non far aspettare i selezionatori e gli altri candidati;
  5. Non essere aggressivo o polemico nei confronti di candidati e selezionatori;
  6. Non isolarti se senti che la tua idea è in minoranza, ma piuttosto confrontati con gli altri e cerca di capire il loro punto di vista. Ovviamente, ciò non toglie che tu debba rimanere convinto di ciò che pensi, se credi sia giusto;
  7. Tieni in considerazione il fattore tempo e cerca di non essere troppo logorroico o ridondante;
  8. Non perdere mai di vista l’obiettivo e mostrati pronto a trovare la soluzione per il caso presentato;
  9. Sii propositivo e alla classica (e temuta) domanda “chi vuole essere il primo?” offriti volontario, perché denota intraprendenza;
  10. Vestiti in modo consono e non presentarti con un abbigliamento troppo casual, né troppo formale. In base al ruolo per il quale ti stai candidando, segui il tuo stile ed evita abbinamenti di colore troppo azzardati, scollature fuori luogo e pantaloni senza cintura (se necessaria).

Hai le idee più chiare su cosa sono i colloqui di gruppo e su come dominarli?

Siamo certi che, con i nostri consigli e la giusta dose di tenacia riuscirai ad ottenere il posto di lavoro che desideri e a colpire positivamente i selezionatori.

Se stai cercando lavoro ad Ancona o in tutta Italia, leggi anche: Migliori siti per trovare lavoro: la nostra top ten

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Dove mangiare ad Ancona: proposte low cost per studenti

Sei curioso di scoprire i migliori luoghi dove mangiare ad Ancona?

In questa guida troverai i ristoranti di Ancona perfetti per pranzi e cene low cost e tutte le alternative per una sosta gustosa ed economica.

Tra una giornata di studio e un’altra tra gli scaffali delle biblioteche di Ancona, i momenti di svago e di relax con gli amici sono fondamentali per evitare di stressarti troppo: pranzare o cenare in un ristorante ad Ancona rappresenta il momento perfetto per staccare la spina.

Vediamo ora dove mangiare ad Ancona e provincia e i nostri consigli per un pasto goloso ed economico in città.

Consigli sui ristoranti di Ancona perfetti per gli studenti

Dalla trattoria con cibo tipico ai menù a base di pesce, ecco una serie di ristoranti economici ad Ancona in cui goderti una pausa dallo studio.

Cosa mangiare ad Ancona

Prima di vedere dove mangiare ad Ancona, parliamo di tutte le specialità culinarie del luogo da assaggiare almeno una volta.

La cucina tipica di Ancona è una cucina molto semplice, immersa nei gusti e nelle tradizioni di una volta. Comprende specialità di pesce che richiamano al pescato locale, ma anche proposte di carne e piatti ricchi di vegetali.

Tra le ricette tipiche marchigiane da provare ad Ancona, ti consigliamo:

  • Calamari ripieni: classico piatto della tradizione locale, da assaggiare accompagnati da un buon vino bianco sia come antipasto che come secondo piatto;
  • Brodetto di pesce: nato come piatto povero, il brodetto utilizza molte qualità di pesce, variabili a seconda della stagione. Da gustare come piatto unico accompagnato da croccanti crostini di pane;
  • Stoccafisso all’anconetana: piatto simbolo della città, caratterizzato da tempi di cottura lunghissimi, dalla presenza di grandi pezzi di patate e di abbondante vino e olio;
  • Passatelli in brodo: immancabili soprattutto nelle festività invernali, i passatelli sono un tipo di pasta all’uovo fatta a mano, la cui ricetta è tramandata di generazione in generazione.

Se sei goloso e non vedi l’ora di assaggiare i dolci tipici marchigiani, ecco qualche proposta per te:

  • Bostrengo: ricetta molto diffusa soprattutto nei paesi montani, il Bostrengo è il dolce simbolo delle festività natalizie. Perfetto da abbinare con un bicchiere di vino dolce come il Marsala;
  • Calcioni: dolce tipico della provincia di Ancona, in particolare di Arcevia e Serra San Quirico, può essere servito anche come secondo piatto, per via del suo forte sentore di formaggio;
  • Cavallucci: specialità dell’entroterra di Ancona e Macerata, questo dolce di origine contadina è tipico dei mesi invernali e la sua ricetta viene tramandata di generazione in generazione.

Ristoranti con cucina tipica

Ora che abbiamo visto quali sono le specialità culinarie del territorio, vediamo dove mangiare ad Ancona per assaporare ogni sfumatura di questa cucina.

Se vuoi mangiare bene spendendo pochi euro, ecco qualche proposta per te:

  • Osteria del Baffo: situata in via Monte Venanzio 2, questa Osteria è tra i migliori ristoranti Tripadvisor della città e serve pescato locale e specialità della cucina marchigiana;
  • La Degosteria: situato nel cuore della città, in Via Pizzecolli 3, questo ristorante di Ancona offre una cucina innovativa ed originale, dove tradizione e innovazione si mescolano in un connubio davvero speciale;
  • Ristorante al Mandracchio: sito in largo Fiera della Pesca, il ristorante serve specialità di pesce eccellenti, accompagnate a vini tipici locali e ad un’atmosfera distesa e rilassante;
  • Osteria del Pozzo: in questa Osteria, sita in Via Bonda, si serve cucina anconetana di alto livello, oltre a ricette della cucina tradizionale mediterranea.

Pub e pizzerie per un pasto veloce

Se ti stai chiedendo dove mangiare ad Ancona per un pasto veloce in compagnia, magari dopo aver visto un bel film per universitari, un pub o una pizzeria sono opzioni perfette per te.

Ecco qualche suggerimento per un ottimo (ed economico) break:

  • Pizzeria Desiderio: situato in Via Maggini 57, in questo locale puoi gustare pizze, birre artigianali e ottime grigliate in compagnia. Perfetto per una pausa dallo studio diversa dal solito;
  • Pizzeria Avalon: questa pizzeria di Ancona serve pizze con un impasto altamente digeribile, ricche di varianti nel condimento. Situata in Via Sacco e Vanzetti 13, è uno dei luoghi da non perdere per assaporare una buona pizza nel capoluogo marchigiano;
  • Only Pizza & Love: questo locale, sito in Piazza Armando Diaz, offre antipasti, pizze e dolci di altissima qualità, da consumare in un ambiente semplice e informale;
  • La Botte Ristorante Pizzeria: questo splendido locale a gestione familiare, sito in via Tavernelle 14, offre pizza cotta nel forno a legna e specialità di pesce, carne e verdure. Ottimo anche per i celiaci e per i vegetariani;
  • Birreria Saint George: se cerchi una birreria ad Ancona, la Saint George fa proprio al caso tuo. In questo pub, sito in Corso Giovanni Amendola, puoi scegliere tra una vastissima selezione di birre artigianali, da accompagnare a panini e snack.

Hai le idee più chiare su dove mangiare ad Ancona?

Segui i nostri consigli e prova i ristoranti e le pizzerie della città: siamo certi che riuscirai a concederti una pausa dallo studio davvero speciale e gustosa.

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