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Come mettere in sicurezza infrastrutture critiche: il Master Unicusano

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La protezione delle cosiddette “infrastrutture critiche” è una necessità primaria per assicurare un alto livello della vita nei Paesi industrializzati. Quando parliamo di infrastrutture critiche facciamo riferimento a un sistema, una risorsa, un processo, un insieme, la cui distruzione, interruzione o anche parziale o momentanea indisponibilità ha l’effetto di indebolire in maniera significativa l’efficienza e il funzionamento normale di un Paese, ma anche la sicurezza e il sistema economico-finanziario e sociale, compresi gli apparati della pubblica amministrazione centrale e locale.Ne consegue che il mettere in sicurezza questi sistemi sia una massima priorità per tutti gli operatori del campo, che cercano di contrastare con ogni mezzo gli attacchi provenienti, ad esempio, da malware e cyber crime. In questa guida dell’Università Niccolò Cusano ti spiegheremo come mettere in sicurezza infrastrutture critiche attraverso l’acquisizione di conoscenze molto specifiche, trasmesse nel corso del nostro Master. Se sei pronto, iniziamo subito.Quello che devi sapere sulla protezione di infrastrutture critichePer far sì che un Paese funzioni, una serie di infrastrutture si sviluppano e si coordinano fra loro, per assicurare ad esempio l’erogazione di acqua, energia elettrica, gas. Non solo: per la loro delicatezza vengono definite critiche anche infrastrutture che hanno a che fare con altri settori, come ad esempio quello bancario. In questa guida ti diremo tutte le informazioni di cui hai bisogno per conoscere questo mondo e come fare per lavorare nel settore.LEGGI ANCHE – General Management: che cos’è, a cosa serve e dove si studiaCosa sono le infrastrutture critiche?La prima cosa da dire in questa guida riguarda proprio la definizione di infrastrutture critiche.Abbiamo detto che la qualità della vita nei paesi industrializzati è sempre più legata al funzionamento, continuo e coordinato, di un insieme di infrastrutture che, per la loro importanza, sono definite Infrastrutture Critiche.Con il termine infrastruttura critica intendiamo un sistema, una risorsa, un processo, un insieme, la cui distruzione, interruzione o anche parziale o momentanea indisponibilità ha l’effetto di indebolire in maniera significativa l’efficienza e il funzionamento normale di un Paese, ma anche la sicurezza e il sistema economico-finanziario e sociale, compresi gli apparati della pubblica amministrazione centrale e locale.Possono essere definite critiche le infrastrutture che hanno a che fare con:Produzione, trasmissione, distribuzione, dispacciamento dell’energia elettrica e di tutte le forme di energia;Telecomunicazioni e telematica;Risorse idriche e gestione delle acque reflue;Agricoltura, produzione delle derrate alimentari e loro distribuzione;Sanità, ospedali e reti di servizi e interconnessione;Trasporti aereo, navale, ferroviario, stradale e la distribuzione dei carburanti e dei prodotti di prima necessità; Banche e servizi finanziari;Sicurezza, protezione e difesa civile (forze dell’ordine, forze armate, ordine pubblico);Le reti a supporto del Governo, centrale e territoriale e per la gestione e delle Emergenze;Le reti a supporto degli organigrammi aziendali (personale interno e esterno);Le reti web e social (cybersecurity).Nel corso degli ultimi anni, l’importanza di queste infrastrutture è decisamente aumentata: oggi assistiamo a sistemi sempre più articolati e interdipendenti. Oltre a questo, siamo passati da monopoli o situazioni dominanti a mercati articolati con molti attori.A collegare tutti i sistemi, sottili tecnologie informatiche e delle comunicazioni che hanno sì ottimizzato le performance, ma anche aumentato i rischi.Quali sono i rischi delle infrastrutture critiche?Per capire come mettere in sicurezza le infrastrutture critiche, dovrai prima capire quali sono le principali minacce a cui sono esposte. Abbiamo detto che la tecnologia è sempre più presente nella gestione di questi sistemi, per migliorarne la qualità e anche per abbassarne i costi gestionali.Tuttavia, ci sono diversi aspetti che possono esporre le infrastrutture a vulnerabilità: guasti tecnici, disastri naturali ed eventi dolosi, se non addirittura terroristici, potrebbero avere degli effetti devastanti. Si tratta di reali pericoli per lo sviluppo ed il benessere sociale di un Paese che sembrano essere accresciuti dall’estremizzazione dei fenomeni climatici e dalla tormentata situazione socio-politica mondiale.Proprio per questa ragione, i Governi mettono a punto studi e progettano misure precauzionali per ridurre il rischio che le infrastrutture critiche vengano a mancare in caso di guerra, disastri naturali, scioperi, vandalismi o sabotaggi. Questa attività si definisce protezione delle infrastrutture critiche – CIP – Critical Infrastructure Protection. Attualmente i processi che sono alla base dei servizi e dei beni prodotti dalle infrastrutture critiche sono gestiti attraverso risorse informatiche, pertanto in questi casi si parla di infrastrutture critiche informatizzate, quindi protezione delle infrastrutture critiche informatizzate – CIIP – Critical Information Infrastructure Protection.La normativaCon il d.lgs. 61/2011 l’Italia ha recepito la direttiva 2008/114/CE dell’8 dicembre 2008, facente riferimento all’individuazione e alla designazione delle infrastrutture critiche europee e alla valutazione della necessità di migliorarne la protezione. Il decreto legislativo è entrato in vigore il 5 maggio 2011 a seguito della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (GU n. 102 del 4 maggio 2011).La salute e la sicurezza nei luoghi pubblici è invece regolata dal d.lgs. 81/2008, che propone un sistema di gestione della sicurezza e della salute attraverso l’individuazione dei fattori e delle sorgenti di rischio, il continuo controllo delle misure preventive messe in atto e l’elaborazione di una strategia che comprenda tutti i fattori di un’organizzazione (tecnologie, organizzazione, condizioni operative… ).Per tutelare la sicurezza, lo Stato di serve dell’intelligence, che si occupa di raccogliere, custodire e diffondere ai soggetti interessati tutte le informazioni più rilevanti.Il percorso di studi specialistico: il Master UnicusanoPer mettere in sicurezza le infrastrutture critiche, c’è bisogno di acquisire solide competenze attraverso un percorso di studi mirato. Il Master II Livello in Infrastrutture critiche e prevenzione del disastro è la soluzione ideale per lavorare in questo mondo e completare i tuoi studi.Il Master è rivolto a coloro che abbiano almeno uno di questi titoli:Laurea conseguita secondo gli ordinamenti didattici precedenti il decreto ministeriale 3 novembre 1999 n. 509;Lauree specialistiche ai sensi del D.M. 509/99 e lauree magistrali ai sensi del D.M. 270/2004Il percorso di studi si rivolge a diverse personalità, dai neolaureati in giurisprudenza, economia e ingegneria ai professionisti che vogliono ottenere una specializzazione mirata in questo campo.Il Master ha durata annuale pari a 1500 ore di impegno complessivo per il corsista, corrispondenti a 60 cfu. La didattica, curata dai massimi esperti nel settore, viene erogata in modalità e-learning con piattaforma accessibile 24 h\24h. Il Master si compone di lezioni video e materiale fad appositamente predisposto, più eventuali test di verifica di autoapprendimento. Al termine del Master è previsto lo svolgimento di un esame.Il programma di studi tocca diverse tematiche, tra cui:Business Continuity ManagementComunicazione e Crisis Management nella PAPsicologia delle emergenzeGovernance e prevenzione dei disastriIntelligence, Big Data e social networkInfrastrutture critiche e società. RES: Resilienza, Efficienza e Sostenibilità – come guidare l’avvento della “smart society”Statistica e Data MiningPer iscriverti al nostro Master, compila il form o chiama il numero verde 800.98.73.73

La protezione delle cosiddette “infrastrutture critiche” è una necessità primaria per assicurare un alto livello della vita nei Paesi industrializzati. Quando parliamo di infrastrutture critiche facciamo riferimento a un sistema, una risorsa, un processo, un insieme, la cui distruzione, interruzione o anche parziale o momentanea indisponibilità ha l’effetto di indebolire in maniera significativa l’efficienza e il funzionamento normale di un Paese, ma anche la sicurezza e il sistema economico-finanziario e sociale, compresi gli apparati della pubblica amministrazione centrale e locale.

Ne consegue che il mettere in sicurezza questi sistemi sia una massima priorità per tutti gli operatori del campo, che cercano di contrastare con ogni mezzo gli attacchi provenienti, ad esempio, da malware e cyber crime. In questa guida dell’Università Niccolò Cusano ti spiegheremo come mettere in sicurezza infrastrutture critiche attraverso l’acquisizione di conoscenze molto specifiche, trasmesse nel corso del nostro Master. Se sei pronto, iniziamo subito.

Quello che devi sapere sulla protezione di infrastrutture critiche

Per far sì che un Paese funzioni, una serie di infrastrutture si sviluppano e si coordinano fra loro, per assicurare ad esempio l’erogazione di acqua, energia elettrica, gas. Non solo: per la loro delicatezza vengono definite critiche anche infrastrutture che hanno a che fare con altri settori, come ad esempio quello bancario. In questa guida ti diremo tutte le informazioni di cui hai bisogno per conoscere questo mondo e come fare per lavorare nel settore.

LEGGI ANCHEGeneral Management: che cos’è, a cosa serve e dove si studia

Cosa sono le infrastrutture critiche?

La prima cosa da dire in questa guida riguarda proprio la definizione di infrastrutture critiche.

Abbiamo detto che la qualità della vita nei paesi industrializzati è sempre più legata al funzionamento, continuo e coordinato, di un insieme di infrastrutture che, per la loro importanza, sono definite Infrastrutture Critiche.

Con il termine infrastruttura critica intendiamo un sistema, una risorsa, un processo, un insieme, la cui distruzione, interruzione o anche parziale o momentanea indisponibilità ha l’effetto di indebolire in maniera significativa l’efficienza e il funzionamento normale di un Paese, ma anche la sicurezza e il sistema economico-finanziario e sociale, compresi gli apparati della pubblica amministrazione centrale e locale.

Possono essere definite critiche le infrastrutture che hanno a che fare con:

  • Produzione, trasmissione, distribuzione, dispacciamento dell’energia elettrica e di tutte le forme di energia;
  • Telecomunicazioni e telematica;
  • Risorse idriche e gestione delle acque reflue;
  • Agricoltura, produzione delle derrate alimentari e loro distribuzione;
  • Sanità, ospedali e reti di servizi e interconnessione;
  • Trasporti aereo, navale, ferroviario, stradale e la distribuzione dei carburanti e dei prodotti di prima necessità; Banche e servizi finanziari;
  • Sicurezza, protezione e difesa civile (forze dell’ordine, forze armate, ordine pubblico);
  • Le reti a supporto del Governo, centrale e territoriale e per la gestione e delle Emergenze;
  • Le reti a supporto degli organigrammi aziendali (personale interno e esterno);
  • Le reti web e social (cybersecurity).

Nel corso degli ultimi anni, l’importanza di queste infrastrutture è decisamente aumentata: oggi assistiamo a sistemi sempre più articolati e interdipendenti. Oltre a questo, siamo passati da monopoli o situazioni dominanti a mercati articolati con molti attori.

A collegare tutti i sistemi, sottili tecnologie informatiche e delle comunicazioni che hanno sì ottimizzato le performance, ma anche aumentato i rischi.

Quali sono i rischi delle infrastrutture critiche?

Per capire come mettere in sicurezza le infrastrutture critiche, dovrai prima capire quali sono le principali minacce a cui sono esposte. Abbiamo detto che la tecnologia è sempre più presente nella gestione di questi sistemi, per migliorarne la qualità e anche per abbassarne i costi gestionali.

Tuttavia, ci sono diversi aspetti che possono esporre le infrastrutture a vulnerabilità: guasti tecnici, disastri naturali ed eventi dolosi, se non addirittura terroristici, potrebbero avere degli effetti devastanti. Si tratta di reali pericoli per lo sviluppo ed il benessere sociale di un Paese che sembrano essere accresciuti dall’estremizzazione dei fenomeni climatici e dalla tormentata situazione socio-politica mondiale.

Proprio per questa ragione, i Governi mettono a punto studi e progettano misure precauzionali per ridurre il rischio che le infrastrutture critiche vengano a mancare in caso di guerra, disastri naturali, scioperi, vandalismi o sabotaggi. Questa attività si definisce protezione delle infrastrutture critiche – CIP – Critical Infrastructure Protection. Attualmente i processi che sono alla base dei servizi e dei beni prodotti dalle infrastrutture critiche sono gestiti attraverso risorse informatiche, pertanto in questi casi si parla di infrastrutture critiche informatizzate, quindi protezione delle infrastrutture critiche informatizzate – CIIP – Critical Information Infrastructure Protection.

La normativa

Con il d.lgs. 61/2011 l’Italia ha recepito la direttiva 2008/114/CE dell’8 dicembre 2008, facente riferimento all’individuazione e alla designazione delle infrastrutture critiche europee e alla valutazione della necessità di migliorarne la protezione. Il decreto legislativo è entrato in vigore il 5 maggio 2011 a seguito della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (GU n. 102 del 4 maggio 2011).

La salute e la sicurezza nei luoghi pubblici è invece regolata dal d.lgs. 81/2008, che propone un sistema di gestione della sicurezza e della salute attraverso l’individuazione dei fattori e delle sorgenti di rischio, il continuo controllo delle misure preventive messe in atto e l’elaborazione di una strategia che comprenda tutti i fattori di un’organizzazione (tecnologie, organizzazione, condizioni operative… ).

Per tutelare la sicurezza, lo Stato di serve dell’intelligence, che si occupa di raccogliere, custodire e diffondere ai soggetti interessati tutte le informazioni più rilevanti.

Il percorso di studi specialistico: il Master Unicusano

Per mettere in sicurezza le infrastrutture critiche, c’è bisogno di acquisire solide competenze attraverso un percorso di studi mirato. Il Master II Livello in Infrastrutture critiche e prevenzione del disastro è la soluzione ideale per lavorare in questo mondo e completare i tuoi studi.

Il Master è rivolto a coloro che abbiano almeno uno di questi titoli:

  • Laurea conseguita secondo gli ordinamenti didattici precedenti il decreto ministeriale 3 novembre 1999 n. 509;
  • Lauree specialistiche ai sensi del D.M. 509/99 e lauree magistrali ai sensi del D.M. 270/2004

Il percorso di studi si rivolge a diverse personalità, dai neolaureati in giurisprudenza, economia e ingegneria ai professionisti che vogliono ottenere una specializzazione mirata in questo campo.

Il Master ha durata annuale pari a 1500 ore di impegno complessivo per il corsista, corrispondenti a 60 cfu. La didattica, curata dai massimi esperti nel settore, viene erogata in modalità e-learning con piattaforma accessibile 24 h\24h. Il Master si compone di lezioni video e materiale fad appositamente predisposto, più eventuali test di verifica di autoapprendimento. Al termine del Master è previsto lo svolgimento di un esame.

Il programma di studi tocca diverse tematiche, tra cui:

  • Business Continuity Management
  • Comunicazione e Crisis Management nella PA
  • Psicologia delle emergenze
  • Governance e prevenzione dei disastri
  • Intelligence, Big Data e social network
  • Infrastrutture critiche e società. RES: Resilienza, Efficienza e Sostenibilità – come guidare l’avvento della “smart society”
  • Statistica e Data Mining

Per iscriverti al nostro Master, compila il form o chiama il numero verde 800.98.73.73

La protezione delle cosiddette “infrastrutture critiche” è una necessità primaria per assicurare un alto livello della vita nei Paesi industrializzati. Quando parliamo di infrastrutture critiche facciamo riferimento a un sistema, una risorsa, un processo, un insieme, la cui distruzione, interruzione o anche parziale o momentanea indisponibilità ha l’effetto di indebolire in maniera significativa l’efficienza e il funzionamento normale di un Paese, ma anche la sicurezza e il sistema economico-finanziario e sociale, compresi gli apparati della pubblica amministrazione centrale e locale.

Ne consegue che il mettere in sicurezza questi sistemi sia una massima priorità per tutti gli operatori del campo, che cercano di contrastare con ogni mezzo gli attacchi provenienti, ad esempio, da malware e cyber crime. In questa guida dell’Università Niccolò Cusano ti spiegheremo come mettere in sicurezza infrastrutture critiche attraverso l’acquisizione di conoscenze molto specifiche, trasmesse nel corso del nostro Master. Se sei pronto, iniziamo subito.

Quello che devi sapere sulla protezione di infrastrutture critiche

Per far sì che un Paese funzioni, una serie di infrastrutture si sviluppano e si coordinano fra loro, per assicurare ad esempio l’erogazione di acqua, energia elettrica, gas. Non solo: per la loro delicatezza vengono definite critiche anche infrastrutture che hanno a che fare con altri settori, come ad esempio quello bancario. In questa guida ti diremo tutte le informazioni di cui hai bisogno per conoscere questo mondo e come fare per lavorare nel settore.

LEGGI ANCHEGeneral Management: che cos’è, a cosa serve e dove si studia

Cosa sono le infrastrutture critiche?

La prima cosa da dire in questa guida riguarda proprio la definizione di infrastrutture critiche.

Abbiamo detto che la qualità della vita nei paesi industrializzati è sempre più legata al funzionamento, continuo e coordinato, di un insieme di infrastrutture che, per la loro importanza, sono definite Infrastrutture Critiche.

Con il termine infrastruttura critica intendiamo un sistema, una risorsa, un processo, un insieme, la cui distruzione, interruzione o anche parziale o momentanea indisponibilità ha l’effetto di indebolire in maniera significativa l’efficienza e il funzionamento normale di un Paese, ma anche la sicurezza e il sistema economico-finanziario e sociale, compresi gli apparati della pubblica amministrazione centrale e locale.

Possono essere definite critiche le infrastrutture che hanno a che fare con:

  • Produzione, trasmissione, distribuzione, dispacciamento dell’energia elettrica e di tutte le forme di energia;
  • Telecomunicazioni e telematica;
  • Risorse idriche e gestione delle acque reflue;
  • Agricoltura, produzione delle derrate alimentari e loro distribuzione;
  • Sanità, ospedali e reti di servizi e interconnessione;
  • Trasporti aereo, navale, ferroviario, stradale e la distribuzione dei carburanti e dei prodotti di prima necessità; Banche e servizi finanziari;
  • Sicurezza, protezione e difesa civile (forze dell’ordine, forze armate, ordine pubblico);
  • Le reti a supporto del Governo, centrale e territoriale e per la gestione e delle Emergenze;
  • Le reti a supporto degli organigrammi aziendali (personale interno e esterno);
  • Le reti web e social (cybersecurity).

Nel corso degli ultimi anni, l’importanza di queste infrastrutture è decisamente aumentata: oggi assistiamo a sistemi sempre più articolati e interdipendenti. Oltre a questo, siamo passati da monopoli o situazioni dominanti a mercati articolati con molti attori.

A collegare tutti i sistemi, sottili tecnologie informatiche e delle comunicazioni che hanno sì ottimizzato le performance, ma anche aumentato i rischi.

Quali sono i rischi delle infrastrutture critiche?

Per capire come mettere in sicurezza le infrastrutture critiche, dovrai prima capire quali sono le principali minacce a cui sono esposte. Abbiamo detto che la tecnologia è sempre più presente nella gestione di questi sistemi, per migliorarne la qualità e anche per abbassarne i costi gestionali.

Tuttavia, ci sono diversi aspetti che possono esporre le infrastrutture a vulnerabilità: guasti tecnici, disastri naturali ed eventi dolosi, se non addirittura terroristici, potrebbero avere degli effetti devastanti. Si tratta di reali pericoli per lo sviluppo ed il benessere sociale di un Paese che sembrano essere accresciuti dall’estremizzazione dei fenomeni climatici e dalla tormentata situazione socio-politica mondiale.

Proprio per questa ragione, i Governi mettono a punto studi e progettano misure precauzionali per ridurre il rischio che le infrastrutture critiche vengano a mancare in caso di guerra, disastri naturali, scioperi, vandalismi o sabotaggi. Questa attività si definisce protezione delle infrastrutture critiche – CIP – Critical Infrastructure Protection. Attualmente i processi che sono alla base dei servizi e dei beni prodotti dalle infrastrutture critiche sono gestiti attraverso risorse informatiche, pertanto in questi casi si parla di infrastrutture critiche informatizzate, quindi protezione delle infrastrutture critiche informatizzate – CIIP – Critical Information Infrastructure Protection.

La normativa

Con il d.lgs. 61/2011 l’Italia ha recepito la direttiva 2008/114/CE dell’8 dicembre 2008, facente riferimento all’individuazione e alla designazione delle infrastrutture critiche europee e alla valutazione della necessità di migliorarne la protezione. Il decreto legislativo è entrato in vigore il 5 maggio 2011 a seguito della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (GU n. 102 del 4 maggio 2011).

La salute e la sicurezza nei luoghi pubblici è invece regolata dal d.lgs. 81/2008, che propone un sistema di gestione della sicurezza e della salute attraverso l’individuazione dei fattori e delle sorgenti di rischio, il continuo controllo delle misure preventive messe in atto e l’elaborazione di una strategia che comprenda tutti i fattori di un’organizzazione (tecnologie, organizzazione, condizioni operative… ).

Per tutelare la sicurezza, lo Stato di serve dell’intelligence, che si occupa di raccogliere, custodire e diffondere ai soggetti interessati tutte le informazioni più rilevanti.

Il percorso di studi specialistico: il Master Unicusano

Per mettere in sicurezza le infrastrutture critiche, c’è bisogno di acquisire solide competenze attraverso un percorso di studi mirato. Il Master II Livello in Infrastrutture critiche e prevenzione del disastro è la soluzione ideale per lavorare in questo mondo e completare i tuoi studi.

Il Master è rivolto a coloro che abbiano almeno uno di questi titoli:

  • Laurea conseguita secondo gli ordinamenti didattici precedenti il decreto ministeriale 3 novembre 1999 n. 509;
  • Lauree specialistiche ai sensi del D.M. 509/99 e lauree magistrali ai sensi del D.M. 270/2004

Il percorso di studi si rivolge a diverse personalità, dai neolaureati in giurisprudenza, economia e ingegneria ai professionisti che vogliono ottenere una specializzazione mirata in questo campo.

Il Master ha durata annuale pari a 1500 ore di impegno complessivo per il corsista, corrispondenti a 60 cfu. La didattica, curata dai massimi esperti nel settore, viene erogata in modalità e-learning con piattaforma accessibile 24 h\24h. Il Master si compone di lezioni video e materiale fad appositamente predisposto, più eventuali test di verifica di autoapprendimento. Al termine del Master è previsto lo svolgimento di un esame.

Il programma di studi tocca diverse tematiche, tra cui:

  • Business Continuity Management
  • Comunicazione e Crisis Management nella PA
  • Psicologia delle emergenze
  • Governance e prevenzione dei disastri
  • Intelligence, Big Data e social network
  • Infrastrutture critiche e società. RES: Resilienza, Efficienza e Sostenibilità – come guidare l’avvento della “smart society”
  • Statistica e Data Mining

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