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Come diventare finanziere: consigli utili, studi e opportunità

Curioso di sapere come diventare finanziere?

Sei nel posto giusto: in questa guida dell’Università Niccolò Cusano di Ancona ti spiegheremo, passo dopo passo, il percorso da seguire per entrare in Finanza, dal percorso di studi alle modalità di accesso alla professione.

Entrare nella Guardia di Finanza è il sogno di molti giovani studenti che ambiscono ad intraprendere una carriera al servizio della Patria. Questo corpo svolge funzioni di pubblica sicurezza, di polizia giudiziaria e di polizia tributaria. Accanto alle mansioni di polizia economico-finanziaria, la Guardia di Finanza mette in atto anche attività di repressione del contrabbando, di lotta contro il traffico di sostanze stupefacenti e di costrizione contro reati di criminalità organizzata.

Vediamo ora come si fa a diventare finanziere e tutto quello che devi sapere per intraprendere questa professione.

Ecco come entrare nella Guardia di Finanza

La Guardia di Finanza è composta da quasi 70.000 militari, distinti nei gradi di ufficiali, ispettori, sovraintendenti, appuntati e finanziari. Il finanziere è il primo grado degli appartenenti al ruolo ”appuntati e finanzieri” della GdF ed è posto alla supervisione del finanziere scelto.

Se vuoi scoprire come diventare finanziere e come funziona il concorso per la Guardia di Finanza, continua nella lettura: risponderemo a tutti i tuoi dubbi nei prossimi paragrafi della nostra guida.

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Come è strutturata la GdF?

Il primo tema che dobbiamo affrontare, prima di parlare di come diventare finanziere, è la struttura della Guardia di Finanza. Se non sappiamo in che modo è strutturato questo Corpo, non riusciremo a capire in che modo farne parte.

Prima abbiamo accennato che il Corpo della Guardia di Finanza rappresenta una Forza di Polizia ad ordinamento militare con competenza generale in materia economica e finanziaria.

Il Corpo dipende dal Ministro dell’Economia e delle Finanze e svolge diverse funzioni, come:

  • La prevenzione e la denuncia di evasioni e violazioni finanziarie;
  • La vigilanza in mare per fini di polizia finanziaria e l’ausilio a servizi di polizia marittima, di assistenza e di segnalazione;
  • La vigilanza sull’osservanza delle disposizioni di interesse politico-economico;
  • Difesa politico-militare delle frontiere e, in caso di guerra, ottemperanza di operazioni militari concorrere al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica.

Per poter svolgere i loro compiti, sono assegnate ai militari del Corpo della Guardia di Finanza le qualifiche di:

  • Ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria
  • Ufficiali ed agenti di polizia tributaria
  • Agenti di pubblica sicurezza

Il Corpo della Guardia di Finanza è suddiviso in Contingente Ordinario e Contingente di Mare ed è composto da ufficiali, sottufficiali e agenti (Appuntati e Finanzieri).

Il personale del Ruolo Appuntati e Finanzieri, con funzioni di polizia giudiziaria, polizia tributaria e pubblica sicurezza, è composto da questa gerarchia:

  • Finanziere
  • Finanziere Scelto
  • Appuntato
  • Appuntato Scelto

Requisiti di accesso

Per capire come entrare nella Guardia di Finanza dobbiamo specificare che, così come accade per le altre Forze di Polizia e per le Forze Armate, la strada che porta ad indossare la divisa passa necessariamente dai Concorsi di Selezione.

A decorrere dal 1° gennaio 2016, salvo disposizioni contrarie, i Concorsi per diventare Finanziere sono stati aperti anche ai civili. Per poter accedere a questi concorsi, però, è necessario avere alcuni requisiti anagrafici, socio-culturali e psico-fisici, che si differenziano a seconda del ruolo che si intende ricoprire.

In generale, per poter partecipare alle selezioni, è necessario soddisfare questi requisiti:

  • Pieno godimento di diritti politici e civili;
  • Non superare l’età massima di 26 anni;
  • Essere in possesso almeno di diploma di istruzione secondaria di primo grado;
  • Avere un’altezza non inferiore ai 165 cm per gli uomini, e non inferiore ai 161 cm per le donne;
  • Non essere stati imputati o condannati per delitti non colposi né sottoposti a misure di prevenzione;
  • Presentare qualità morali e di condotta, delineate per entrare nella Guardia di Finanza.

Le prove da superare per entrare in Finanza

Se vuoi capire come diventare finanziere, è bene sapere anche la natura delle prove da superare all’interno del Concorso. Queste prove fanno riferimento ad ambiti diversi e sono:

  • Prova scritta, che consiste in un questionario a risposta multipla;
  • Prova di efficienza fisica, che consiste in una serie di esercizi, definiti nei bandi di concorso, volti ad accertare il livello di preparazione atletica dei concorrenti;
  • Accertamento dell’idoneità attitudinale, per valutare il possesso dei requisiti attitudinali e delle qualità indispensabili all’espletamento delle mansioni di Finanziere. Questa viene effettuata attraverso test come l’MMPI, MMPI-2;
  • Accertamento dell’idoneità psico-fisica, per valutare l’idoneità psico-fisica dei candidati;
  • Valutazione dei titoli.

Stipendio della Guardia di Finanza

Quanto guadagna un finanziere? La risposta a questa domanda è: dipende dal grado di cui si dispone. Chiaramente, più si è in alto nella gerarchia, più lo stipendio aumenterà.

In generale, un Finanziere semplice percepisce circa 15.600 euro l’anno, ossia non più di 1.300 euro al mese.

Il percorso di studi utile: la laurea Unicusano

Ora che abbiamo visto come diventare finanziere, vediamo qual è il percorso di studi universitario che può offrirti una preparazione ottimale per fronteggiare una carriera di questo tipo.

Le lauree dell’area economica dell’Università Niccolò Cusano sono la soluzione ideale per te. Questi percorsi di studio sono:

Vediamo ora qualche dettaglio in più sui nostri Corsi di Laurea.

Corso di Laurea in Economia aziendale e Management

Il Corso di Laurea triennale in Economia ha come obiettivo quello di offrire agli studenti l’acquisizione di conoscenze fondamentali nei vari campi dell’economia e della gestione delle aziende pubbliche e private, nonché i metodi e le tecniche quantitative della Matematica per le applicazioni economiche, della Matematica finanziaria e attuariale e della Statistica.

La preparazione fornita al laureato in ambito aziendale è arricchita grazie alla previsione di crediti formativi nell’ambito delle materie giuridiche, necessari alla conoscenza del quadro normativo di riferimento all’interno del quale si svolge l’attività aziendale.

All’interno del piano formativo sono previsti esami che offrono al laureato una preparazione solida sulla materia economica, aziendale e giuridica. Al termine del percorso di studi triennale, potrai proseguire i tuoi studi economici con un percorso di specializzazione in Scienze Economiche.

Corso di Laurea Magistrale in Scienze economiche

Il nostro Corso di Laurea in Scienze Economiche permette allo studente l’acquisizione di elevate conoscenze per l’analisi e la definizione di politiche economiche e aziendali, riuscendo ad applicare le metodologie della scienza economica e di quella aziendale per analizzare le complessità della società contemporanea e risolvere i problemi economico-sociali in una prospettiva dinamica e globalizzata.

Il laureato in Scienze Economiche possiede inoltre l’acquisizione di una elevata padronanza degli strumenti statistici e dei principi e istituti dell’ordinamento giuridico indispensabili per lo svolgimento dell’attività economica a livello nazionale, comunitario e internazionale.

Ad arricchire la preparazione, la trasmissione delle competenze linguistiche che permettono l’utilizzo fluente, in forma scritta e orale, di almeno una lingua dell’Unione Europea oltre l’italiano.

La didattica dei nostri Corsi di Laurea, curata dai massimi esperti del settore, è erogata online, grazie ad una piattaforma di e-learning attiva 24 ore su 24. Lo studio online consente di gestire al meglio il tuo tempo e di conciliare la tua attività da studente anche con un’eventuale lavoro.

Per iscriverti ai nostri Corsi di Laurea, compila il form o chiama il numero verde 800.98.73.73

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App pagamenti: ecco le 5 che devi scaricare assolutamente

Sei alla ricerca di consigli sulle migliori app pagamenti da scaricare? 

Sei nel posto giusto: in questa guida dell’Università Niccolò Cusano di Ancona ti racconteremo le migliori applicazioni per pagare in comodità utilizzando il tuo smartphone, dalle ultime novità alle realtà più note.

Se, da una parte, sistemi di pagamento come contanti e carte di credito continuano a dominare il panorama dei pagamenti, l’ultima tendenza tra i rivenditori e non solo è il pagamento mobile. Grazie alle app di pagamento mobile puoi inviare denaro ad altre persone o ad un terminale di pagamento per acquistare qualcosa in un negozio.

Con le tecnologie attuali, abbiamo molte possibilità per il pagamento mobile, e molte altre soluzioni sono continuamente in sviluppo. Ma vediamo ora quali sono le app per pagamenti che devi assolutamente provare.

Ecco le migliori app per pagare con lo smartphone

Fino agli anni 90, il modo più sicuro e veloce di dare soldi ad un amico era darsi appuntamento in una piazza e consegnare il denaro direttamente al destinatario. Oggi le cose sono cambiate: ci sono tante app pagamenti che ti consentono sia di scambiare denaro da persona a persona, sia di pagare un negozio evitando di tirare fuori la tua carta quando è ora di pagare.

Ecco le migliori applicazioni che dovresti scaricare sul tuo device mobile.

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Satispay

Iniziamo la nostra carrellata di app per pagamenti con una delle più celebri: stiamo parlando di Satispay.

Satispay è un’applicazione che permette di effettuare micropagamenti utilizzando solamente il tuo smartphone. Con questo sistema, puoi sia inviare denaro ad amici e parenti, sia a negozi convenzionati, effettuando un pagamento digitale.

Si tratta di un network di pagamento indipendente in cui Satispay è l’unico intermediario della transazione: per questa ragione, Satispay assicura servizi totalmente gratuiti all’utente privato e a prezzi competitivi per gli esercenti.

Non solo: con l’opzione cashback, questo sistema di pagamento prevede per gli utilizzatori il rimborso immediato di una percentuale della spesa, riaccreditato direttamente sull’applicazione dell’utente dopo il pagamento.

Apple Pay

Continuiamo il nostro viaggio nelle app pagamenti con Apple Pay, il sistema made in Apple per effettuare transazioni con il tuo iPhone, iPad o Apple Watch.

Il funzionamento è molto semplice: sfruttando il Wallet (una sorta di portafogli virtuale) e la tecnologia NFC (per mettere in contatto lo smartphone con i POS compatibili) per pagamenti sicuri e veloci, puoi fare i tuoi acquisti sia nei negozi fisici che online.

Lanciato nel settembre 2014, in Italia è disponibile dal 17 maggio 2017 ed è accettato in molti grandi store e ecommerce online.

Tinaba

Tinaba è un altro sistema per pagare con il tuo smartphone, che include interessanti features:

  • Puoi inviare denaro ai tuoi contatti in rubrica;
  • Puoi ricevere soldi ovunque, anche se ti trovi all’estero;
  • Puoi creare una cassa comune per condividere le spese con la famiglia e gli amici;
  • Puoi pagare  nei negozi, sui taxi, nelle stazioni di servizio e online;
  • Puoi raccogliere fondi per la tua associazione o un’iniziativa solidale.

Oltre a queste possibilità per utilizzare Tinaba, questa app pagamenti ti dà anche una carta prepagata gratuita e ricaricabile dalla stessa app.

Samsung Pay

Samsung Pay è l’equivalente del sistema di pagamenti Apple, utilizzabile per i dispositivi Samsung.

Grazie a questa applicazione per Samsung, potrai effettuare pagamenti con il tuo smartphone Samsung in maniera semplice e sicura, contando su ben tre livelli di sicurezza:

  • Identificazione tramite impronta digitale, scansione dell’iride o PIN;
  • Tokenizzazione dei dati della tua carta di pagamento che, in questo modo, non compaiono mai nelle transazioni né vengono memorizzati sul tuo dispositivo;
  • Protezione dei dati tramite la piattaforma di sicurezza Samsung Knox integrata nel tuo dispositivo.

Samsung Pay è attualmente disponibile solo per alcuni smartphone; tra questi, citiamo: Galaxy Note9, Galaxy S9;  S9+, Galaxy Note8, Galaxy S8; S8+, Galaxy S7 edge, Galaxy S7, Galaxy S6 edge+, Galaxy A8, Galaxy A6; A6+, Galaxy A5 2017, Galaxy A5 2016, Galaxy Watch, Gear S3 classic/frontier e Gear Sport.

Hype

Chiudiamo la nostra top five sulle app pagamenti con Hype, una carta prepagata virtuale Mastercard emessa da Banca Sella utilizzabile via app.

Disponibile per IOS, Android e Windows Phone, è utilizzabile in due versioni:

  • Versione base a canone zero che prevede una ricarica annua totale di massimo 2500 euro
  • Versione Plus che invece prevede una ricarica max fino a 50.000 euro

Una volta ricaricata, potrai pagare con Hype in tutti i negozi on line del circuito Mastercard.

Sulle app pagamenti abbiamo detto proprio tutto, per oggi: non ti resta che scaricare quella che ti convince di più e iniziare a trasferire denaro in pochi click sfruttando le nuove tecnologie.

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Libri sulla rivoluzione industriale: ecco i 7 da leggere assolutamente

Curioso di scoprire quali sono i libri sulla rivoluzione industriale che non possono mancare nella tua libreria?

Sei nel posto giusto: in questa guida ti sveleremo quali sono i libri che dovresti leggere assolutamente per comprendere davvero il fenomeno della rivoluzione industriale, osservandone l’impatto tecnologico, ma anche economico, politico e sociale.

Con il termine rivoluzione industriale facciamo riferimento a quel processo di evoluzione economica o industrializzazione della società che ha trasformato il vecchio sistema agricolo-commerciale in un sistema industriale, che si distingue per l’utilizzo delle macchine e di nuove fonti energetiche come i combustibili fossili. Accanto a questo, una serie di forti innovazioni tecnologiche hanno contribuito a questo processo di sviluppo, che ha causato molte modifiche all’assetto socio-culturale e politico.

Tradizionalmente facciamo un’ulteriore distinzione fra prima e seconda rivoluzione industriale inglese: la prima ha coinvolto essenzialmente settore tessile-metallurgico con l’introduzione della spoletta volante e della macchina a vapore nella seconda metà del ‘700; la seconda rivoluzione industriale viene fatta convenzionalmente partire dal 1870 con l’introduzione dell’elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio.

Vediamo ora quali sono i libri e i romanzi sulla rivoluzione industriale che dovresti leggere per capire davvero la portata di questo fenomeno.

Libri e romanzi sulla rivoluzione industriale da leggere

Quali sono i libri che riescono a raccontare meglio l’industrializzazione e l’impatto che ha avuto nel corso di questi secoli? Siediti e mettiti comodo: la risposta a questa domanda nei prossimi paragrafi di questa guida dell’Università Niccolò Cusano di Ancona.

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romanzi sulla rivoluzione industriale

Tempi difficili – Charles Dickens

Apriamo la nostra guida dedicata ai libri sulla rivoluzione industriale con un capolavoro dello scrittore inglese Charles Dickens: Tempi difficili.

Questo romanzo, il decimo di Dickens, è stato pubblicato per la prima volta nel 1854; si tratta di un romanzo di critica sociale, come altri scritti in quegli anni dallo stesso autore.

Il romanzo è ambientato a Coketown (letteralmente “Città del carbone”), un’immaginaria città industriale; l’intero libro è articolato in tre parti, intitolate La semina, la mietitura e il raccolto.

La cassa di risonanza del romanzo, ai tempi, fu enorme:  questo ricevette commenti positivi e negativi da molti critici tra cui F.R. Leavis, George Bernard Shaw, e Thomas Babington Macaulay, che sottolinearono soprattutto le posizioni di Dickens nei confronti dei sindacati e il pessimismo della sua analisi sociale.

L’autore di Oliver Twist è sicuramente da leggere per capire le caratteristiche del romanzo sociale e per esaminare le conseguenze che l’industrializzazione ha portato con sé.

Rivoluzione industriale e rivolta nelle campagne – Eric J. Hobsbawm,George Rudé

Passiamo ora ad un libro sulla rivoluzione industriale scritto da storici: Rivoluzione industriale e rivolta nelle campagne.

La premessa fondamentale dell’analisi degli autori fa riferimento alle importanti trasformazioni politiche e sociali che interessarono l’Inghilterra tra il XVI e il XVIII. Alla luce di questi enormi cambiamenti, la  più profonda mutazione colpì proprio le campagne: l’adozione di tecniche agricole più avanzate seguite da un aumento della produttività e la conseguente maggiore accumulazione di capitali nelle mani di ricchi proprietari generarono la trasformazione di alcuni coltivatori in salariati e, nei momenti di crisi maggiore, in braccianti disperati.

Il questo testo emblematico, Hobsbawm ricostruisce le trasformazioni, le tensioni e le lotte di un mondo agricolo trasformato dall’avvento della rivoluzione. Da leggere per osservare l’industrializzazione delle campagne con un’interessante punto di vista.

La rivoluzione industriale 1760-1830 – Thomas S. Ashton

Parlando di libri sulla rivoluzione industriale non possiamo non citare il saggio di Thomas S. Ashton. Si tratta di un’accurata ricostruzione di uno dei periodi cruciali della storia europea, durante il quale una concentrazione di fattori demografici, produttivi, sociali, finanziari e tecnologici mutò il volto della storia.

Nel suo testo, Ashton, uno dei maggiori studiosi di storia economica, dà la sua visione della rivoluzione, illustrandone tutte le peculiarità.

Germinale – Émile Zola

Torniamo ora a parlare di romanzi, con un capolavoro dello scrittore francese Émile Zola: Germinale.

Questo celebre libro è il tredicesimo del Ciclo de “I Rougon-Macquart” e vide la sua prima pubblicazione come “feuilleton” nella rivista Gil Blas tra il novembre 1884 e il febbraio 1885.

La storia si svolge nella zona mineraria del nord della Francia e descrive la dura vita dei minatori della seconda rivoluzione industriale, oltre che l’organizzazione politica e sindacale della classe operaia.

Tra i libri ambientati nella seconda rivoluzione industriale, sicuramente una perla preziosa che non può mancare nella tua libreria.

Prometeo liberato – David S. Landes

Un altro testo interessante che indaga le cause dello sviluppo industriale e le sue caratteristiche è Prometeo liberato di David S. Landes. Il libro parte dall’assunto che la rivoluzione industriale includa quel complesso di innovazioni tecnologiche che, sostituendo all’abilità umana le macchine e alla fatica di uomini e animali l’energia inanimata, rendono possibile il passaggio dall’artigianato alla manifattura, dando vita cosí a un’economia moderna.

Sulla base di questo presupposto, l’autore costruisce la sua analisi, valutando e spiegando con minuzia di particolari tutti i modelli interpretativi che gravitano attorno all’industrializzazione.

4.0. La nuova rivoluzione industriale – Patrizio Bianchi

Passiamo ora ad un libro molto diverso dai precedenti, che parla sì di rivoluzione industriale, ma fa riferimento a qualcosa che stiamo vivendo ai giorni nostri: la rivoluzione 4.0

Il nostro mondo è fatto di risorse digitali presenti in modo sempre più imponente nel quotidiano: parliamo, ad esempio, di internet delle cose, intelligenza artificiale, robotica, realtà virtuale.

Il libro di Patrizio Bianchi, sulla base di una riflessione sulle rivoluzioni industriali del passato, vuole mostrarci come in gioco vi siano profondi rivolgimenti sociali e territoriali, non solo la tecnologia. Oggi la quarta rivoluzione ci obbliga a ripensare radicalmente stili di vita, modelli educativi, modi di consumare, produrre, lavorare, interagire. Cruciali il ruolo dell’informazione e della politica.

Una lettura interessante per comprendere meglio le dinamiche del mondo di oggi.

La quarta rivoluzione industriale – Klaus Schwab

Concludiamo la nostra guida con un’altra lettura dedicata alla rivoluzione industriale di oggi: si tratta de La quarta rivoluzione industriale di Klaus Shwab.

Secondo l’analisi di Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum, siamo oggi all’inizio  di una trasformazione che modificherà radicalmente il modo in cui viviamo, lavoriamo e comunichiamo.

Supercomputer portatili e disponibili ovunque, robot intelligenti, aumento delle capacità cerebrali grazie alla neuro-tecnologia, innovazioni che continuano a dominare la nostra vita e il nostro quotidiano ci stanno trascinando, secondo l’autore, verso una quarta rivoluzione industriale.

I mutamenti nella società che questa quarta rivoluzione porterà apriranno sì a nuove opportunità, ma ci esporranno anche a grandi rischi: per citarne alcuni, l’incapacità di adattamento delle organizzazioni; le difficoltà da parte delle istituzioni ad adottare e regolamentare le nuove tecnologie; le criticità in termini di sicurezza generate da nuovi poteri; il possibile aumento delle diseguaglianze; la frammentazione della società.

Nel suo saggio, Schwab esamina e discute le principali conseguenze che la quarta rivoluzione avrà su governi, aziende, società civile e singoli individui, avanzando proposte per contenerne gli effetti negativi e per gestire questa grande ondata di cambiamenti.

Sui libri sulla rivoluzione industriale abbiamo detto tutto, per oggi: non ci resta che augurarti buona lettura!

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Triplice alleanza: quello che devi sapere su questo patto militare difensivo

Sei uno studioso o un appassionato di storia e sei alla ricerca di informazioni sulla Triplice alleanza?

Sei nel posto giusto: in questa guida ti parleremo delle alleanze della Prima Guerra Mondiale, a partire proprio da questo asse difensivo vagliato nel 1882.

Rientrano nei Trattati della Triplice alleanza tutti quegli accordi conclusi dal 1882 al 1912 da Germania, Austria-Ungheria e Regno d’Italia. Questi accordi sancirono il patto militare difensivo del primo conflitto mondiale, che fu rinnovato quattro volte con la stipula di trattati specifici: nel 1887, 1891, 1902 e nel 1912. L’alleanza fu invece rinnovata senza modifiche agli accordi due volte, nel 1896 e nel 1908.

La filosofia dei cinque trattati rispecchiò sempre l’idea iniziale: si trattò, infatti, di un patto difensivo di neutralità e mutua assistenza, che ponesse le tre parti contraenti in sicurezza di fronte ai probabili comuni nemici, come la Francia e la Russia.

Vediamo ora tutto quello che devi sapere su Prima Guerra Mondiale e alleanze.

Prima Guerra Mondiale e alleanze: quello che c’è da sapere

Quali furono i Paesi protagonisti della Grande Guerra? E quali le alleanze decisive nel corso del conflitto? A queste 8e molte altre) domande risponderemo nei prossimi paragrafi di questa guida dell’Università Niccolò Cusano.

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Triplice alleanza: chi ne faceva parte?

Come abbiamo detto, la Triplice alleanza vide la luce nel 1882, quando il governo italiano stipulò il patto con Germania e Austria-Ungheria.

In prima battuta, questa alleanza fu voluta principalmente dall’Italia, desiderosa di rompere il suo isolamento: il patto, infatti, costituì una vera e propria rivoluzione per l’allora Regno d’Italia.

C’è da dire anche che l’alleanza non venne accolta in modo positivo da molti italiani: l’Austria era stato il nemico storico per tutto il Risorgimento, e il Trentino e la Venezia Giulia, territori che gli italiani reclamavano, erano ancora in suo possesso. Inoltre, con l’alleanza, l’Italia si sganciò dalla Francia, con cui intratteneva rapporti preferenziali.

Con il cambiare della situazione in Europa, l’alleanza fu sostenuta dalla Germania che fece da intermediaria fra l’Austria-Ungheria e l’Italia i cui rapporti peggiorarono progressivamente fino allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914. Ma vediamo ora una cronostoria e una ricostruzione degli eventi che hanno caratterizzato la Triplice alleanza.

I 5 trattati

La Triplice alleanza è composta da una serie di trattati, che si sono susseguiti nell’arco di qualche decennio. Nonostante le revisioni, l’intento del patto mantenne la sua identità, prevedendo in linee generali:

  • Assistenza reciproca in caso di aggressioni esterne: nel caso in cui una delle tre potenze della Triplice Alleanza fosse attaccata da due paesi nemici, le altre due avrebbero dovuto soccorrerla;
  • Nel caso in cui ad iniziare la guerra fosse stata una delle tre potenze, le altre due avrebbero dovuto come minimo mantenere una benevola neutralità.

Il primo Trattato della Triplice alleanza fu redatto dal ministro degli Esteri austriaco Gustav Kálnoky il 12 aprile 1882. Il suo omologo italiano Pasquale Stanislao Mancini chiese alcune rettifiche nella direzione di una maggiore valenza difensiva dell’alleanza, che in parte furono accolte e in parte furono respinte dal ministro austriaco. Solo dopo l’intervento del Cancelliere tedesco Bismarck e soprattutto grazie alle varianti proposte all’articolo 4 dall’ambasciatore italiano a Vienna, Robilant, Kálnoky accettò di firmare l’accordo.

Il secondo Trattato della Triplice alleanza fu firmato nel febbraio di 5 anni dopo. Si componeva di una prima parte comune alle tre potenze, di due patti bilaterali fra l’Italia e le altre due potenze, e di un verbale comune alle tre potenze.

Il terzo Trattato della Triplice alleanza fu firmato, un anno prima della scadenza del precedente, a Berlino il 6 maggio 1891. In questo accordo furono accolti i patti bilaterali del 1887 e venne aggiunto un protocollo che apriva le porte ad un avvicinamento della Gran Bretagna all’alleanza.

Il quarto Trattato della Triplice alleanza fu firmato a Berlino il 28 giugno 1902. In questo accordo il preambolo, il testo degli articoli e il protocollo finale sono identici a quelli del trattato del 1891; l’unico aspetto in più da segnalare è la dichiarazione austro-ungarica relativa alla Tripolitania.

Per concludere, il quinto Trattato della Triplice alleanza fu firmato a Vienna il 5 dicembre 1912. Oltre a mantenere ol preambolo, il testo degli articoli e il protocollo finale  identici a quelli del trattato del 1902, venne aggiunto il protocollo con il quale Germania e Austria riconoscono la sovranità dell’Italia sulla Libia.

C’è da ricordare che nell’ottobre 1912 si era conclusa la Guerra italo-turca con la sconfitta dell’Impero ottomano che cedeva la Libia e alcune isole del Dodecanneso all’Italia. Il protocollo riconosceva, inoltre, la validità di alcuni accordi italo-austriaci su questione specifiche dell’area dei Balcani.

Lo scoppio della Guerra: Triplice alleanza e Triplice intesa

L’estate del 1914 fu quella dell’inizio del primo conflitto mondiale. Silla base degli articoli 4 e 7 della Triplice alleanza, l’Italia si manterrà neutrale; inoltre, qualunque intervento austriaco nei Balcani (l’Austria stava attaccando la Serbia), sarebbe dovuto avvenire in seguito ad un accordo preliminare tra Austria ed Italia.

L’obiettivo dell’Italia era quello di ottenere i territori irredenti. A quel punto, la Triplice Intesa (composta da Gran Bretagna, Francia e Russia) propose all’Italia di entrare in guerra contro l’Austria, promettendole i territori che mancavano per l’unificazione del Paese.

A questo punto l’Italia avviò gli accordi che portarono, il 26 aprile del 1915, al patto di Londra. Nel maggio del 1915, attraverso un telegramma mandato a Vienna, il ministro degli esteri italiano Sidney Sonnino denuncerà la Triplice Alleanza, ritirando la propria neutralità e rivendicando la libertà d’azione del Regno d’Italia. Venti giorni dopo, l’Italia attaccherà l’Austria.

Studiare la politica: corsi di laurea Unicusano

Sei un appassionato di storia e di politica e desideri intraprendere una carriera in questo campo? Inizia a studiare per diventare il professionista che vorresti essere: i Corsi di laurea dell’area politologica dell’Università Niccolò Cusano rappresentano la soluzione ideale per te.

I Corsi di laurea sono due:

Il Corso di Laurea Scienze Politiche e Relazioni Internazionali ha come obiettivo quello di fornire agli studenti conoscenze scientifiche e metodologiche basate su una formazione multidisciplinare e interdisciplinare negli ambiti economico, giuridico, politologico, sociologico, storico e linguistico.

Le competenze acquisite durante il corso triennale di scienze politiche sono interdisciplinari fondamentali relative all’analisi economica, giuridica, politica, sociologica, filosofica e storica, nonché competenze più specifiche sull’ordinamento giuridico dell’Unione Europea e delle principali istituzioni sovranazionali, sulle prospettive dei rapporti tra i diversi sistemi politici e culturali, sulle relazioni fra aree geopolitiche e sistemi economici, e sulle radici storiche e filosofiche dei fenomeni sociali e culturali.

Dopo la laurea triennale, puoi proseguire i tuoi studi con la magistrale in Relazioni internazionali, che permette agli studenti di acquisire una conoscenza approfondita e specialistica delle tematiche internazionali negli ambiti giuridico, storico, sociale, geografico, politico ed economico.

La didattica dei nostri Corsi, curata dai massimi esperti del settore, è erogata online, grazie ad una piattaforma di e-learning attiva 24 ore su 24.

Per iscriverti ai nostri Corsi di laurea o ai nostri master dell’area politologica e approfondire le tue conoscenze storiche, geografiche, sociologiche e politiche, compila il form o chiama il numero verde 800.98.73.73

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Studiare d’estate: 8 dritte per farlo bene e resistere al caldo

Sei alla ricerca di consigli utili su come studiare d’estate?

Sei nel posto giusto: in questa guida ti daremo una serie di consigli su come affrontare la sessione estiva e impostare lo studio durante la bella stagione, senza rinunciare alle tue vacanze.

Quando le vacanze estive si avvicinano, ogni studente universitario inizia a programmarsi lunghi giorni di relax e pausa dallo studio. L’estate è il periodo migliore per fare un viaggio in una nuova città, dedicarti nuove attività, fare visita alla tua famiglia o trascorrere tempo con gli amici, soprattutto dopo un semestre frenetico e lunghe ore di studio.

Tuttavia, l’estate non è solo questo: durante questi mesi, infatti, dovrai prepararti al rientro all’Università e prepararti per gli esami autunnali. Come fare, dunque, per non perdere il passo durante i mesi estivi e studiare ad agosto senza soffrire troppo? Ecco i consigli che dovresti assolutamente seguire per migliorare la tua produttività.

Ecco come studiare con il caldo ed essere produttivo anche d’estate

Non importa dove ti trovi nel mondo o cosa stai facendo durante la tua estate: ciò che è certo è che i lunghi giorni caldi possono farti passare la voglia di studiare. Soprattutto in questi momenti è fondamentale mantenere le conoscenze acquisite e prepararsi al nuovo semestre, specialmente se dovrai affrontare degli esami subito dopo la bella stagione. Stare al passo con le abitudini di studio e seguire questi consigli per lo studio non è così difficile come sembra: ecco tutto quello che dovresti fare per mantenere alta la concentrazione e studiare d’estate.

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Studia fuori casa

Il caldo estenuante non aiuta nello studio, soprattutto se ti metti sui libri entro le mura di casa. Cambiare aria potrebbe essere una buona idea: studiare in spiaggia, nelle aule studio e nelle biblioteche ti aiuterà a concentrarti e a staccare la spina, rinnovando la tua motivazione.

Nel periodo estivo le biblioteche sono meno frequentate e troverai più silenzio, posti liberi e tranquillità. Un punto in più spetta a tutti i locali climatizzati come bar o punti di ritrovo nella tua città.

Programma tutto

Per avere sotto controllo tutto il lavoro da fare durante l’estate, è bene che tu faccia un programma di studio, un vero e proprio “calendario” che contiene:

  • Il numero di esami da preparare;
  • Le date degli esami da affrontare;
  • Il materiale da studiare

Una volta raccolte queste informazioni, dovrai darti un tempo per gestire tutto il materiale da studiare, rispettando le scadenze. Ad esempio, se hai 15 giorni per preparare un esame, suddividi il materiale da studiare in questo lasso di tempo, imponendoti di studiare un determinato numero di capitoli al giorno.

Fissa degli obiettivi senza essere però troppo rigido con te stesso. Prova a chiudere le connessioni con il resto del mondo durante le ore di studio: avrai tutto il tempo per riaprirle nella seconda parte del pomeriggio.

Ritagliati del tempo libero

Per studiare d’estate avere del tempo libero è fondamentale: questo ti aiuterà a migliorare le tue performance e ad alleviare lo stress della giornata.

Un aperitivo al bar con gli amici, una corsa al parco o un bagno al mare sono solo esempi di ciò che potresti fare per  liberare la mente prima di sederti a cena. Approfitta delle giornate più lunghe e della pausa estiva per ricaricarti e per trascorrere più tempo con chi ami. Questo ti aiuterà a affrontare lo studio con più grinta.

La gestione delle pause: la tecnica del pomodoro

Per aiutarti nella gestione del tempo e delle pause durante lo studio, potresti sperimentare la tecnica del pomodoro: grazie a questo approccio, potrai ottimizzare l’apprendimento e concentrarti meglio.

Ecco come funziona:

  1. Procurati un timer da cucina e imposta un lasso di tempo di 25 minuti sul timer (ogni periodo di lavoro di 25 minuti è chiamato “1 pomodoro”). La regola fondamentale è che durante ogni pomodoro non ti devi far assolutamente distrarre da nulla: ciascun ciclo di 25 minuti è dedicato esclusivamente al tuo studio, perciò dimenticati delle notifiche WhatsApp e dei social media. Se non riuscirai a mantenere la concentrazione, dovrai ripetere il pomodoro da capo;
  2. Ogni 25 minuti concediti una pausa di 5 minuti. In questo modo alterni periodi di lavoro a momenti di relax. Così recuperi le energie e ti concedi qualche distrazione utile per raccogliere di nuovo le energie;
  3. Ogni 4 pomodori, concediti una pausa più lunga di 15-20 minuti, oltre alle rispettive 3 pause (15 minuti totali).

Svegliati presto

Se “Non riesco a studiare con il caldo” è la tua frase più frequente, non preoccuparti: svegliarti presto la mattina e iniziare la giornata quando il sole non è ancora alto potrebbe essere una buona idea.

Chiaramente, per svegliarti presto senza accusare la stanchezza, dovrai dedicare attenzione al tuo sonno: dormi almeno 7-8 ore a notte, per rigenerarti e avere la lucidità giusta per metterti sui libri.

Mangia sano

Se ti stai chiedendo come concentrarsi a studiare d’estate, sappi che l’alimentazione può aiutarti molto a affrontare i pomeriggi sui libri.

Ad esempio, la Nicotinamide, o vitamina B3, aiuta a combattere la fatica mentale e lo stress e l’Acido Pantotenico, o vitamina B5 svolge un ruolo importante per sfruttare al meglio l’energia che ingeriamo con il cibo.

Possiamo trovare queste sostanze in molti alimenti (arachidi, lievito di birra, maiale, funghi, melanzane per la B3, pesce spada, pollo, salmone, tonno, pomodori, melone, mirtillo per la B5).

Anche l’idratazione è fondamentale per studiare bene d’estate: acqua, succhi di frutta e bevande contenenti sali minerali rinfrescano la mente e ti aiutano a reintrodurre i liquidi persi.  Attenzione però al consumo di alcool: quest’ultimo non fa che aumentare il tuo calore corporeo e rendere più difficile la memorizzazione dei concetti.

Spegni il cellulare

Rispettare gli orari per studiare è difficile, soprattutto d’estate. Per favorire il tuo ordine mentale, elimina tutte le tentazioni come il cellulare e le notifiche dei social media.

Concediti un’uscita serale per divertirti e delle piccole pause durante la giornata di studio, ma cerca di non esagerare. 10 minuti per ogni ora studiata vanno bene.

Recupera le lacune

Lo studio estivo è utile anche per recuperare eventuali lacune che hai accumulato durante l’anno. A volte capita di essere in ritardo nella tabella di marcia degli esami, oppure di trovare argomenti in cui non hai chiari alcuni concetti o non li hai capiti bene.

La pausa estiva è il momento migliore per correggere i tuoi difetti. Per iniziare, riprendi l’argomento che ti sembra più difficile. Può sembrare davvero noioso e potresti non capirlo tutto in una volta, ma continua a provare finché non ci riesci. Tieni a mente di concentrarti su un argomento alla volta per capirlo davvero, altrimenti la confusione potrebbe di nuovo inibirti.

Metti in pratica il tuo studio

Studiare con il caldo può avere i suoi lati positivi, soprattutto se si approfitta dei mesi liberi dell’estate per mettere in pratica quanto appreso durante l’anno.

L’esperienza pratica è un must per valutare la tua effettiva conoscenza della materia. Se sei uno studente di ingegneria, visita fabbriche, aziende e musei che raccontano al meglio le varie declinazioni di questa disciplina. Oppure, se stai facendo un Master Unicusano nel mondo della moda,  analizza tessuti, tagli e collezioni delle varie maison.

Sicuramente imparerai molto attraverso questo tipo di uscite.

Ora che abbiamo visto come studiare d’estate e quali sono i benefici dello studio durante una vacanza, trai il meglio da questa esperienza: noterai il miglioramento quando torni alle lezioni dopo le vacanze.

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Scrivere una mail formale: dritte e consigli da seguire

Sei alla ricerca di consigli utili su come scrivere una mail formale?

Sei nel posto giusto: in questa guida ti spiegheremo come si scrive una mail di tipo professionale, dalla struttura alle indicazioni sul contenuto del testo.

La mail è uno strumento di lavoro fondamentale, oggi più che mai: conoscere le sue peculiarità e saperne scrivere una nel modo giusto è indispensabile per comunicare con i professori all’Università e con colleghi e datori di lavoro.

Ma quali sono le linee guida per la redazione di una mail formale e quali sono le parti da non sottovalutare mai? Scopriamolo insieme nei prossimi paragrafi di questo approfondimento dell’Università Niccolò Cusano di Ancona.

Quello che devi sapere su come impostare una mail professionale

Ci sono tantissime ragioni per cui potresti avere bisogno di inviare un’email professionale. Ad esempio, potresti aver bisogno di inviare la lettera di accompagnamento a un potenziale datore di lavoro, una lettera di ringraziamento, una lettera di dimissioni al capo attuale o una richiesta di lettera di raccomandazione.

Vediamo ora come scrivere una mail formale, affrontando aspetti legati a cosa includere nei messaggi, cosa non includere e come chiudere, firmare e inviare i tuoi messaggi di posta elettronica.

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come si scrive una mail

Mail di lavoro: linee guida e caratteristiche di base

Per scrivere una mail formale efficace ci sono alcuni aspetti da tenere in considerazione, a prescindere dal messaggio che intendi veicolare. L’impostazione di una mail formale è sicuramente diversa da quella di una normale mail: dovrai rivolgere maggiore attenzione ai dettagli e curare sia il contenuto che la forma. Ecco tutto ciò che devi sapere sull’impostazione di una email professionale:

  • Oggetto: la riga dell’oggetto deve essere estremamente chiara, così da permettere a chi riceve la tua mail di capire immediatamente la natura del contenuto. A seconda del destinatario, l’oggetto della mail può avere diverse caratteristiche. Se stai scrivendo una lettera formale per richiedere un colloquio ad un docente Unicusano, ad esempio, potresti scrivere “Richiesta di colloquio – Laureando Mario Rossi – CdL Giurisprudenza Unicusano”
  • Saluto: se ti stai chiedendo come iniziare una mail, la prima cosa da fare è salutare il destinatario del tuo scritto. Puoi utilizzare diversi appellativi, come ad esempio Gentile Prof. Dario Bianchi, oppure Egregio Dott. Valerio Neri;
  • Lunghezza della mail: in linea generale, cerca di essere quanto più sintetico possibile. Le persone non amano le mail troppo prolisse o ripetitive;
  • Carattere: un aspetto da curare assolutamente è il font della mail. Evita caratteri ornati, giocosi o colorati; questi semplicemente distraggono il destinatario dal tuo messaggio reale. Non abusare di grassetto e corsivo e non scrivere in maiuscolo;
  • Grammatica e sintassi: una mail professionale deve essere assolutamente priva di errori ortografici. Rileggi la tua email con attenzione prima di inviarla. Un messaggio senza errori indica al destinatario che la tua e-mail dovrebbe essere presa sul serio;
  • Conclusione: proprio come l’apertura, anche la chiusura della tua mail è importante. Per concludere, ringrazia sempre il destinatario e auguragli una buona giornata. La maggior parte dei gestionali mail ti consente di incorporare una firma con il tuo nome, titolo e informazioni di contatto in ogni messaggio. Una firma in calce è utile per rendere ogni corrispondenza più professionale.

Il corpo del testo: esempio di mail

Per capire meglio come si scrive una mail, facciamo un esempio pratico e vediamo cosa inserire nel corpo del testo, subito dopo i saluti iniziali.

Quando inviamo una mail a qualcuno che non ci conosce, in genere abbiamo ben chiaro chi sia il destinatario, quindi sarà facile specificare la nostra posizione nei suoi confronti. Torniamo all’esempio della mail da scrivere ad un docente per richiedergli un colloquio.

Quello che dovremmo scrivere, subito dopo i saluti, è qualcosa che ci qualifichi come “Sono un suo studente del corso X della facoltà Y dell’Università Niccolò Cusano”.

Chiaramente, se il docente ti conosce già, questa presentazione non deve essere proposta: ti basterà inserire la firma in calce alla mail per ricordare chi sta scrivendo.

Le prime 2/3 righe di testo successive alla presentazione (se necessaria) devono introdurre il lettore alle tematiche trattate nella mail. In un certo senso, si tratta di una sorta di espansione dell’oggetto della mail. In queste righe non dovrai specificare tutti i dettagli, ma rendere più chiara la tua necessità approfondendo l’argomento quel poco che basta per fornire una panoramica più dettagliata.

Subito dopo seguirà il corpo del testo, con tutti i dettagli della mail. Ricorda di essere quanto più chiaro ed esaustivo possibile, senza cadere in ripetizioni inutili che distraggono il lettore. Dunque, tornando al nostro esempio di mail formale, ecco quello che potresti scrivere:

Gentile Prof. Rossi,

Sono Mario Bianchi, studente del CdL in Giurisprudenza dell’Università Niccolò Cusano. Le scrivo questa mail per chiederle un colloquio presso il suo ufficio per discutere della mia tesi di laurea. Avrei bisogno di parlare con lei e di confrontarmi con i suoi collaboratori circa i contenuti del secondo capitolo della mia tesi, così da poter procedere all’invio degli stessi nei tempi stabiliti.

Se lei è disponibile, le chiedo di poter fissare un colloquio nel suo giorno di ricevimento, nell’orario che preferisce. Resto a disposizione per qualunque dubbio o chiarimento. In attesa di suoi riscontri, le auguro un buon proseguimento di giornata.

Mario Bianchi

5 consigli per una mail perfetta

Abbiamo visto quali sono le indicazioni da seguire per scrivere una mail formale. Vediamo ora 5 consigli da seguire per rendere perfetto il tuo messaggio prima dell’invio:

  • Assicurati che il tuo messaggio sia completo: controlla che la riga dell’oggetto della tua e-mail sia compilata, che sia presente la tua firma e che tu stia inviando il messaggio alla persona giusta;
  • Rileggi sempre il tuo messaggio di posta elettronica: prima di cliccare su invia, assicurati anche di eseguire il controllo ortografico e controllare la grammatica e le lettere maiuscole. L’ortografia nelle mail è importante quanto lo è nelle lettere cartacee;
  • Invia un messaggio di posta elettronica di prova: prima di inviare effettivamente la tua email, invia prima il messaggio a te stesso per verificare che la formattazione funzioni e che nulla sia fuori luogo. Se tutto sembra a posto, vai avanti e invia l’email all’azienda o alla persona che stai contattando;
  • Tieni traccia delle comunicazioni importanti: con molti programmi di posta elettronica è possibile creare cartelle per semplificare la ricerca di eventuali e-mail precedenti importanti. Configura una cartella per tutte le email professionali da non perdere e archivia le copie del messaggio e-mail che hai inviato in questo spazio;
  • Controlla la tua casella mail con regolarità: dare una risposta tempestiva è importante per fare bella figura. Controlla sempre la tua casella di posta e rispondi alle mail con cura e senza far trascorrere troppi giorni.

Ora abbiamo visto tutto quello che devi sapere per scrivere una mail formale: non ti resta che seguire i nostri consigli e cimentarti nella costruzione del tuo messaggio.

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Esami universitari: ecco come funzionano e come superarli

Quando si parla di esami universitari, una delle domande più comuni che si pongono gli studenti è: come funzionano veramente?

In questa guida affronteremo tutto ciò che riguarda l’esame universitario e ti spiegheremo come funziona l’Università, dal metodo di studio allo svolgimento degli appelli.

Il primo esame all’università è un importante rito di passaggio: è in questa occasione che inizierai a capire se il tuo metodo di studio sta avendo i suoi risultati e se sei abbastanza preparato da esporre ciò che hai appreso davanti ad un professore. Spesso il primo esame può intimorire e metterti davanti ad una sfida importante con te stesso. Non sono rari i casi di studenti che hanno abbandonato il loro progetto universitario perché scottati dal primo esame,  ma ti tranquillizziamo subito: l’esito dell’esame non è un fattore indicativo del tuo essere o meno portato per lo studio.

Ma vediamo ora come funzionano le sessioni d’esame e come fare per superare ogni prova al meglio.

Ecco quello che devi sapere su come funzionano gli appelli universitari

Il primo esame all’università si avvicina e non sai ancora come affrontarlo? Fughiamo ogni dubbio: ecco la guida dedicata agli studenti dell’Università Niccolò Cusano con trucchi e consigli per vivere questa esperienza al meglio.

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Esami universitari: gli appelli

La prima cosa da sapere quando si parla di come funzionano gli esami universitari è che, in quanto iscritto a una determinata Facoltà, avrai un piano di studi che stabilisce che per acquisire un determinato numero di CFU – crediti formativi universitari – dovrai sostenere un certo numero di esami.

A differenza dello studio nelle scuole superiori, all’Università per accedere ad un esame occorre prenotarsi attraverso le modalità definite dal tuo Ateneo.

In generale, l’anno accademico è diviso in due semestri, che di norma vanno dalla metà di settembre al termine di febbraio e da marzo sino alla fine di luglio. Agosto è il mese delle vacanze.

Prenotazione dell’esame

Per prenotare il tuo posto per l’esame che intendi sostenere, dovrai attendere l’apertura delle prenotazioni e la pubblicazione del calendario d’esame. Nel caso del nostro Ateneo, la prenotazione all’esame si effettua tramite il sito ufficiale dell’Università Niccolò Cusano e deve essere effettuata entro i termini stabiliti e non oltre.

Secondo il regolamento della nostra Università, la matricola potrà sostenere il primo esame dopo 90 giorni a decorrere dalla data di immatricolazione. Gli esami si possono sostenere presso la sede centrale dell’Università a Roma oppure presso i Learning Center sede d’esame.

Sono previste due forme di esame:

  • Esame scritto,  nei Learning Center sede d’esame
  • Esame orale, presso la sede centrale (in talune situazioni possono svolgersi anche in forma scritta).

Devi anche sapere che:

  • Puoi sostenere esami fino ad un massimo di 60 CFU per anno accademico (non rientrano nel computo di questi 60 CFU eventuali crediti formativi maturati per attività universitaria pregressa o per esperienza professionale)
  • Puoi sostenere fino a 10 sessioni di esame per anno accademico presso la sede centrale di Roma e fino a 10 sessioni d’esame per anno accademico presso i Learning Center autorizzati. Nei Learning Center non è possibile sostenere più di un esame al mese.

Come si svolge l’esame

Come si svolgono gli esami universitari? Beh, partiamo da un presupposto: non esistono modalità standard e format universali.

Generalmente, esistono diversi tipi di esame universitario: ne sono esempi i test a risposta multipla, quelli a risposta aperta, quelli che si compongono di uno scritto e di un orale e quelli che invece sono soltanto orali.

Chiaramente, in base alla tipologia di esame universitario da affrontare,  è necessario un approccio diverso allo studio, fermo restando che lavorare sul metodo di studio universitario è un passaggio fondamentale in ogni caso.

come si svolge l'esame

Esame orale

Se devi affrontare un esame orale, la prima cosa da fare è essere del tutto sereni: spesso l’ansia può giocare brutti scherzi e nell’esame orale, in cui si è faccia a faccia con il professore, potrebbe manifestarsi in modo più pronunciato rispetto ad uno scritto.

Ti consigliamo di avere un approccio positivo, di sorridere e cominciare con un “buongiorno” e una stretta di mano vigorosa, che darà al professore l’idea di avere davanti un adulto consapevole, a prescindere dal livello di preparazione.

Durante l’esame orale, non avere paura a ragionare ad alta voce, coinvolgere il professore e creare collegamenti. La disinvoltura e l’intraprendenza sono doti molto apprezzate. Per quanto riguarda la durata degli esami universitari orali, non esiste una risposta univoca: in alcuni casi puoi trovare un docente a cui sono sufficienti poche domande per testare la preparazione e, in altri, puoi trovare docenti che richiedono più di mezz’ora di colloquio.

La regola, in qualunque caso, è quella di mantenere sempre la calma e non lasciarsi sopraffare dall’emozione o dalla paura di sbagliare.

Esame scritto

Nel caso di un esame scritto, qualunque sia la sua struttura, ti consigliamo di:

  • Leggere con attenzione le domande più volte: prima di rispondere, è bene leggere attentamente le domande, poiché spesso nascondono insidie che possono sfuggire ad una lettura veloce;
  • Fare attenzione a grammatica e sintassi: se devi dare risposte aperte, fai attenzione a come formuli le frasi e a non incappare in errori grammaticali che potrebbero compromettere la valutazione finale;
  • Lasciare indietro le domande a cui non sai rispondere e concentrarti su quelle che sai: dai priorità alle domande a cui sai rispondere e prenditi il tempo che resta per riflettere su quelle che non sai. Pensare troppo alle domande che non sai potrebbe rivelarsi un errore, soprattutto perché generalmente i test prevedono un tempo limitato per lo svolgimento

Il metodo di studio

Abbiamo visto che cosa sono gli esami universitari e come funzionano; parliamo ora del metodo di studio universitario, fondamentale per approcciarti a questo nuovo mondo.

Per metodo di studio universitario intendiamo quella serie di pratiche utili per apprendere al meglio le nozioni da discutere durante il tuo esame. Come potrai immaginare, il metodo di studio prevede diversi step e non si limita allo studio vero e proprio. Fanno parte del metodo di studio:

  • Ascolto attivo delle lezioni: ascoltare le lezioni con attenzione è il primo passo per acquisire conoscenze di base da approfondire con lo studio dei libri. Ascolta le parole del docente con attenzione: nel caso dell’Università Niccolò Cusano, l’innovativa formula didattica prevede l’e-learning, che ti consente di riascoltare le lezioni ogni volta che lo desideri;
  • Raccolta di appunti: gli appunti sono utili per organizzare il lavoro al meglio, partendo da solide basi. Prendi appunti in modo intelligente, segnandoti solamente i concetti chiave;
  • Lettura e studio: la lettura veloce non è raccomandata quando si parla di studio. Per acquisire le nozioni presenti sui libri, è necessaria una lettura approfondita, accompagnata dalla ripetizione dei concetti ad alta voce, Riascoltarti può sicuramente essere d’aiuto per perfezionare il tuo discorso. Attenzione, però:  non si tratta di una regola ferrea. Sta a te, sulla base della tua esperienza, capire qual è il metodo di studio più adatto a te.

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Sugli esami universitari e come funzionano abbiamo detto proprio tutto: siamo certi che, grazie ai nostri consigli, riuscirai ad avere una preparazione per gli esami universitari davvero eccellente e raggiungere tutti i traguardi che ti sei prefissato.

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Scoperta dell’America: una cronostoria e i suoi protagonisti

Curioso di saperne di più sulla scoperta dell’America?

Sei nel posto giusto: in questa guida dell’Università Niccolò Cusano affronteremo proprio questo tema dal punto di vista storico, politico e sociale, dalla figura di Cristoforo Colombo alla cronologia degli eventi.

Se sei uno studente della facoltà di scienze politiche, avrai sicuramente avuto a che fare con la storia americana e con la scoperta del Nuovo Continente. I punti da trattare in questa scoperta sono davvero molti: in primo luogo, possiamo dire che si tratta di una scoperta del tutto casuale.

Il carattere di casualità della scoperta dell’America è ben reso da questo aforisma di Jonathan Swift: “Chissà cosa avrebbe scoperto Colombo se l’America non gli avesse sbarrato la strada”. Vediamo ora una cronostoria della scoperta del Nuovo Continente.

Breve storia della scoperta dell’America

Chi ha scoperto l’America? Qual è stato il ruolo di Cristoforo Colombo in questa scoperta? A queste (e molte altre) domande risponderemo nei prossimi paragrafi della nostra guida.

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Le prime esplorazioni

Iniziamo la nostra guida con alcune delle premesse che hanno portato, nel 1492, alla vera e propria scoperta del Nuovo Continente.

C’è da dire che, tra il 1415 e 1522,  i protagonisti dei viaggi di esplorazione e di conquista furono il Regno di Castiglia e il Portogallo.

L’idea di fondo era quella di allargare i propri confini, andando alla ricerca di una nuova e più vantaggiosa via attraverso il mare che conducesse all’oro africano e al mercato delle spezie in India. I primi ad avventurarsi lungo le rotte dell’Oceano Atlantico furono i Portoghesi.

La via per l’Asia venne scoperta nel 1487, data in cui Bartolomeo Diaz superò per la prima volta il Capo di Buona Speranza: il continente indiano fu raggiunto via mare pochi anni dopo dal navigatore Vasco da Gama, che nel 1498 arrivò a Calicut, città sulla costa dell’India.

Possiamo dire che i portoghesi introdussero, in quegli anni, grandi innovazioni nel settore navale, che favorirono le spedizioni. Ad esempio, vennero introdotti strumenti come:

  • La bussola;
  • L’uso del quadrante per misurare l’altezza della Stella polare, per definire la posizione in mare;
  • Il sistema dell’alberatura multipla;
  • Il timone posizionato a poppa.

Cristoforo Colombo e la partenza

Come abbiamo detto, spagnoli e portoghesi investirono molto nei viaggi di esplorazione. Verso la fine del Quattrocento, i re di Spagna decisero di incoraggiare la partenza di Cristoforo Colombo, navigatore genovese, che  senza saperlo si fece autore della scoperta dell’America.

Proprio nell’aprile del 1492 Colombo, dopo aver incassato un rifiuto dai Portoghesi non interessati all’impresa, ottenne dalla regina Isabella di Castiglia i mezzi per portare avanti una spedizione con un obiettivo: quello di raggiungere le Indie navigando verso Occidente.

Dopo aver calcolato in modo errato la circonferenza della Terra e la distanza tra i due continenti, il navigatore genovese partì dalle Canarie nell’agosto del 1492 con tre navi: la Niña, la Pinta e la Santa Maria. Colombo giunse a Cuba, che pensava essere la Cina e a Haiti che chiamò Hispaniola. Credette anche di essere arrivato in Giappone perché confuse la parola indigena Cibao con Cipango, nome dato nel Medioevo al Paese asiatico.

Successivamente rientrò in Spagna con la promessa di riportare in patria spezie e ricchezze dalle terre che vide nel suo viaggio.

Gli Indios e le ricchezze americane

La scoperta dell’America non poteva prescindere dalla presenza di popolazioni indigene, gli indios, che Colombo descrisse accuratamente nei suoi diari di viaggio:

Gli abitanti di essa (…) mancano di armi, che sono loro quasi ignote, né a queste son adatti, non per la deformità del corpo, essendo anzi molto ben formati, ma perché timidi e paurosi (…). Del resto, quando si vedono sicuri, deposto ogni timore, sono molto semplici e di buona fede, e liberalissimi di tutto quel che posseggono: a chi ne lo richieggia nessuno nega ciò che ha, ché anzi essi stessi ci invitano a chiedere.

Dall’America iniziarono a giungere in Europa oro e cibi fino ad allora sconosciuti come mais, cacao, pomodori e patate.

Venne anche accertata la vera identità delle terre scoperte da Colombo, grazie ad un viaggio condotto da Amerigo Vespucci che, tra 1499 e 1502, navigò lungo le coste dell’America meridionale.

Conseguenze sociali e politiche della scoperta

Dopo la scoperta dell’America, agli spagnoli spettò il compito di capire in che modo gestire i nuovi territori. A questo proposito istituirono a Siviglia, città portuale spagnola legata ai traffici oceanici, un istituto chiamato Casa de la contractatiòn, che aveva il compito di controllare merci e passeggeri in partenza, per evitare che si imbarcassero verso le Americhe persone indesiderate.

Essendoci l’esigenza di popolare il nuovo continente, Colombo propose il perdono dei reati per chiunque avesse voluto servire la Corona di Spagna nelle Indie, mentre per quanto riguarda la condizione dei territori scoperti si decise di equiparare l’America spagnola agli altri Regni che componevano la Spagna, chiamandola Regno delle Indie.

Secondo molti storici, la scoperta dell’America segnò talmente tanto quell’epoca da definire la fine del Medioevo. Chiaramente la scoperta delle nuove terre giovò alla Spagna e all’Europa, ma non tardarono ad arrivare le problematiche che derivano da questo processo, soprattutto le questioni morali legate alla gestione dei nativi americani.

Studiare scienze politiche: corsi di laurea Unicusano

Se un appassionato di storia e vorresti conoscere a fondo tutte le dinamiche politiche, economiche e sociali che hanno caratterizzato lo sviluppo dei continenti? Nei corsi di laurea dell’area politologica dell’Università Niccolò Cusano troverai tanti insegnamenti di natura storico-sociale, politica ed economica.

In particolare, i nostri corsi di laurea dell’area politologica sono:

I nostri corsi hanno tra i loro obiettivi formativi:

  • Acquisizione di conoscenze multidisciplinari nei settori giuridico, economico, politologico, sociologico e storico;
  • Attività formativa specializzata su gruppi disciplinari finalizzati a fornire nozioni istituzionali comparate e prospettive internazionali nei vari ambiti interdisciplinari;
  • Conoscenza, oltre all’italiano, in forma scritta e orale, di almeno due lingue straniere di cui almeno una dell’Unione Europea;
  • Specifici obiettivi di formazione per particolari percorsi che necessitano di attività esterne, quali tirocini e stages formativi presso imprese nazionali e multinazionali, enti ed amministrazioni pubbliche nazionali o internazionali, organizzazioni non governative e del terzo settore.

La didattica dei nostri corsi, curata dai massimi esperti in materia, è erogata online, grazie ad una piattaforma di e-learning attiva 24 ore su 24. La modalità FAD ti consente di fruire delle lezioni in tutta comodità, permettendoti di organizzare al meglio la tua giornata e di coniugare lo studio al lavoro.

Dopo la laurea, puoi scegliere di proseguire i tuoi studi e specializzarti con i nostri Master. Abbiamo un’offerta formativa costantemente aggiornata e al passo con l’attualità, che ti consente di acquisire conoscenze utili per entrare nel mondo del lavoro.

Per iscriverti ai nostri corsi di laurea o ai nostri master, contattaci o chiama il numero verde 800.98.73.73

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To do list: che cos’è, come farla e perché è utile per essere più produttivo

Uno dei modi migliori per mettere nero su bianco le cose da fare è la to do list. Si tratta di uno strumento davvero utile per raggiungere i nostri obiettivi e rispettare le scadenze, sia nella vita privata che in quella professionale e, ovviamente, nello studio.

Gli elenchi di cose da fare possono funzionare per te, ma solo se sai sfruttarli in modo efficace. In caso contrario, gli elenchi potrebbero lasciarti più stressato di quanto eri prima di farli. Questo perché le todo list funzionano solamente se vengono rispettate: c’è bisogno di grande determinazione, costanza e motivazione per portare a casa questo risultato.

Vediamo ora quali sono le tecniche migliori per fare le liste di cose da fare, dai metodi tradizionali con carta e penna alle app come Todoist. Se sei pronto, iniziamo subito.

Quello che devi sapere sulle liste di cose da fare

Perché le liste delle cose da fare possono aiutarti ad organizzare la tua vita universitaria e non solo? Come fare delle to do list davvero utili e funzionali? Ecco i consigli dell’Università Niccolò Cusano per renderti più produttivo e ottimizzare la tua giornata.

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lista cose da fare

To do list: pro e contro

Abbiamo detto che, se usate nel modo giusto, le liste delle cose da fare possono costituire un alleato prezioso per l’organizzazione delle nostre giornate.

Quali sono, però, le principali ragioni per cui gli elenchi non funzionano? Vediamone alcune:

  • Vedere nero su bianco le cose che devi fare ti fa sentire sopraffatto e non all’altezza;
  • Non sai come dare la priorità agli articoli in lista;
  • Senti che stai aggiungendo continuamente voci alla tua lista che non si riduce mai;
  • Ti senti confuso se mescoli elementi della tua vita privata con quelli della tua vita professionale.

Tutti questi ipotetici punti deboli, in realtà possono essere controllati ed eliminati attraverso una serie di tecniche, di cui parleremo nei prossimi paragrafi. Osservando l’altro lato della medaglia, c’è da dire che ci sono molti vantaggi che puoi trarre da una lista di cose da fare:

  • Hai ben chiare le cose che devi fare;
  • Ti senti meno stressato perché tutte le tue cose da fare sono su carta e fuori dalla tua testa;
  • L’elenco ti aiuta a stabilire una priorità alle tue azioni;
  • Non trascuri così tanti compiti e dimentichi tutto;
  • Ti senti più organizzato;
  • Ti aiuta con la pianificazione.

Come realizzare gli elenchi di cose da fare

Ora che abbiamo visto quali sono i potenziali vantaggi che potresti trarre dalle to do list, ecco qualche consiglio per realizzarne una perfetta e funzionale per te.

1. Scegli un supporto (cartaceo o digitale)

Gli elenchi di cose da fare sono disponibili in tutte le forme e dimensioni: sta a te scegliere cosa funziona di più per te.

Alcune ricerche suggeriscono che scrivere le informazioni a mano ci aiuta a ricordarle meglio, ma se carta e penna non fanno per te, niente paura: ci sono tantissime app digitali per iOS o Android che aiutano a creare liste di cose da fare personali.

Ad esempio, prova a scaricare Trello o Todoist e sperimenta. Se scegli la carta, invece, ti basterà mettere nero su bianco le cose da fare e cercare di dare loro un ordine di priorità.

2. Crea un ordine di priorità

Darti delle priorità è fondamentale per creare to do list davvero efficaci. Potresti creare una lista principale, con ogni progetto che vorresti realizzare a lungo termine: ci possono essere anche le voci più semplici, come ripulire l’armadio, iscriverti a un corso di lingua.

Un altro può essere un elenco di progetti settimanali , con tutto ciò che è necessario fare nei prossimi sette giorni. Il terzo dovrebbe essere un elenco HIT (attività di alto impatto), con le attività che devono essere completate in giornata.

Per fare un esempio:

To do list a lungo termine

  • Fare un viaggio in Giappone;
  • Iscrivermi ad un corso di yoga;
  • Imparare a fare fotografie

To do list settimanale

  • Andare in palestra dal martedì al venerdì;
  • Studiare 12 capitoli di un libro;
  • Concludere tre progetti di lavoro.

To do list giornaliera

  • Studiare 2 capitoli di un libro;
  • Inviare tre mail;
  • Fare tre quarti d’ora di corsa

Una tecnica efficace per darti delle priorità è la regola 1-3-5. Come funziona? Definisci una cosa molto importante da fare, tre cose mediamente importanti e 5 poco importanti. Inizia dalla prima e continua con le altre. In questo modo avrai chiaro davanti a te l’ordine dei tuoi obiettivi giornalieri.

3. Sii semplice

Resta semplice. Non c’è niente di più intimidatorio di una lunga lista di cose da fare. E, realisticamente, è impossibile ottenere molte cose fatte in 24 ore. Non sovraccaricarti di cose e valuta bene l’ordine delle priorità da rispettare.

4. Inizia con compiti soft

Prima di procedere con il compito (o i compiti) più importanti della giornata,  inserisci alcuni semplici elementi nella lista.

“Piegare i vestiti”, “lavare i piatti della colazione” e “fare la doccia” sono tutti buoni esempi. Anche il superamento di sciocchezze ci aiuta a iniziare la giornata sentendoci super-produttivi.

5. Scomponi, se necessario

Obiettivi come “lavorare sulla tesi di laurea” sono troppo vaghi e intimidatori, il che significa che avremo troppa paura per iniziare effettivamente ad affrontarli.

Un modo per ridurre il fattore paura e rendere gli obiettivi più maneggevoli è quello di scomporre i progetti in compiti più piccoli . Invece di “lavorare sulla tesi di laurea”, prova qualcosa di più specifico, come “scrivi prima metà del capitolo tre” di lunedì e “scrivi la seconda metà del capitolo tre” di martedì.

Questo ti aiuterà ad avere sempre qualcosa di ben definito da fare.

6. Definisci le capacità utili a portare avanti un compito

Quali sono le cose che hai inserito nella tua to do list che potresti fare con poco sforzo mentale? Quali, invece, le cose che richiedono tempo e grande concentrazione?

Ci sono dei lavori che puoi fare solamente quando hai la massima concentrazione e nessuno intorno a te e altre che invece puoi fare con poco tempo e poche risorse. Scindi queste due categorie di cose e prendi in considerazione questa variabile quando definisci il tuo ordine di priorità.

7. Includi un orario

Ora che hai creato la tua to do list, torna indietro e inserisci una stima del tempo accanto a ogni elemento. Potrebbe anche aiutare a trasformare la lista delle cose da fare in una specie di programma con orari e luoghi specifici.

In questo modo avrai anche una pianificazione giornaliera degli impegni, per essere ancora più efficiente e produttivo.

8. Rendi pubblica la tua lista

A volte il modo migliore per raggiungere degli obiettivi è avere qualcuno che ci sorveglia. Prova a condividere l’elenco delle cose da fare, magari appendendolo al frigorifero o impostando un calendario digitale accessibile a tutti i membri del team di lavoro.

9. Scegli quando pianificare

Uno degli aspetti più difficili dell’elenco delle cose da fare è sedersi per crearne uno. Decidi in anticipo il momento in cui ti siederai a stilare i tuoi elenchi: può essere la mattina prima che tutti gli altri si sveglino, l’ora prima di andare a letto o all’ora di pranzo. Scegli il momento che pensi sia ottimale per te e rispetta questa disposizione.

Sulle to do list abbiamo detto proprio tutto, per oggi: siamo certi che, grazie ai nostri consigli, riuscirai ad essere più organizzato e produttivo nello studio e nella vita.

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Scorporare l’IVA: ecco come si fa passo dopo passo

Quando parliamo di scorporare l’IVA facciamo riferimento a quel calcolo matematico attraverso il quale possiamo calcolare il valore dell’imposta del valore aggiunto e della base imponibile di un qualsiasi prodotto.

Ma che cos’è l’IVA esattamente e come si fa a calcolare questo valore?

L’imposta sul valore aggiunto, in acronimo IVA, è un’imposta – adottata in sessantotto Paesi del mondo (tra i quali anche vari membri dell’UE) – applicata sul valore aggiunto di ogni fase della produzione, di scambio di beni e servizi.

In questa guida parleremo proprio di questa imposta e di tutto quello che devi sapere per proseguire con il suo scorporo. Se sei pronto, iniziamo subito.

Ecco come si calcola l’IVA

Quando acquistiamo qualcosa, sia essa un prodotto o un servizio, paghiamo un importo che è formato dall’IVA e dalla base imponibile. Il calcolo dell’IVA può essere poco rilevante per un cittadino, ma diventa fondamentale per un’azienda. Infatti, tramite lo scorporo dell’IVA si può calcolare l’importo effettivo di crediti e debiti che l’azienda ha verso clienti e fornitori ed è il primo passo per la creazione del rapporto IVA.

Vediamo ora come scorporare l’IVA al 22% e quello che devi sapere su questa operazione.

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Calcolo scorporo IVA: che cos’è

Come abbiamo accennato, quando parliamo di scorporare l’IVA facciamo riferimento a quel procedimento di calcolo attraverso cui si determina il valore fiscalmente imponibile di un bene (ovvero quello sottoposto ad imposta) e l’IVA, a partire dal prezzo IVA compreso.

Attraverso lo scorporo della percentuale, andiamo a definire:

  • L’Imposta sul Valore Aggiunto pagata sul bene o sul servizio;
  • La base imponibile ovvero il costo effettivo del bene o del servizio al netto d’IVA.

Per quanto riguarda il calcolo della fattura in relazione alla percentuale IVA, dobbiamo dire che in Italia:

  • La percentuale del 22% si applica alla maggior parte dei beni e servizi;
  • La percentuale del 10% si applica prodotti turistici, alcuni prodotti alimentari e particolari opere di recupero edilizio);
  • Il 5% si applica sulle prestazioni sociali, sanitarie o educative delle cooperative sociali;
  • Il 4% si applica su generi alimentari di prima necessità, stampa e libri, opere per l’abbattimento delle barriere architettoniche, sementi, fertilizzanti.

Operazione per scorporare l’IVA: formula e metodo

Come abbiamo detto, lo scopo dello scorporo dell’IVA è permettere di conoscere il prezzo netto di un bene o di un servizio.

Bisogna sottolineare che per il calcolo dell’IVA non dobbiamo semplicemente scontare la percentuale dall’importo lordo: sottraendo l’aliquota dal totale, infatti, si otterrebbe solo un valore di massima.

Per scorporare l’IVA esiste un procedimento e una formula di partenza da tenere a mente. Anzitutto, diciamo che la proporzione di riferimento è:

100 : X = Y : Z

Dove:

  • X= tasso da applicare, in questo caso l’aliquota IVA di riferimento;
  • Y= somma sulla quale viene calcolata la percentuale;
  • Z= valore percentuale totale.

Da qui ne deriva la formula per scorporare l’IVA, rappresentata da questa proporzione:

100 : (100+X) = Y : (Y+Z)

Per fare un calcolo veloce, però, esiste una formula molto immediata:

Basta dividere il prezzo IVA inclusa per 1,22, o più specificatamente per 1,X dove X corrisponde all’aliquota iva da applicare.

Dunque per la maggior parte dei beni e servizi dividiamo per 1,22, ma per i beni e servizi offerti ad esempio dalle cooperative dividiamo per 1,05 (aliquota IVA 5%) , per i beni alimentari dividiamo per 1,10 (aliquota IVA 10%).

Vediamo ora un esempio concreto dell’applicazione di questo sistema.

Scorporo IVA: esempio pratico

Ecco un esempio di come fare per scorporare l’IVA al 22%.

Poniamo che:

  • Il prezzo lordo (IVA inclusa) di un elettrodomestico sia di 300 euro
  • L’aliquota è pari al 22%

La formula da applicare è:

300/1,22 = 245,90

Dove 245,90 rappresenta il costo al netto dell’IVA. Per capire a quanto ammonta il valore dell’IVA, basta sottrarre il costo netto da quello lordo. Dunque:

300 – 245,90 = 54,1

In questo caso, l’aliquota da scorporare era del 22%. Vediamo uno schema riassuntivo delle formule da applicare per tutte le aliquote:

  • Prezzo senza iva = prezzo con IVA / 1,22
  • Prezzo senza iva = prezzo con IVA / 1,10
  • Prezzo senza iva = prezzo con IVA / 1,05
  • Prezzo senza iva = prezzo con IVA / 1,04

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

Vi informiamo, ai sensi dell’art.13 del Regolamento UE 2016/679 (c.d. Regolamento Generale per la protezione dei dati personali – c.d. 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