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Studiare d’estate: 8 dritte per farlo bene e resistere al caldo

Sei alla ricerca di consigli utili su come studiare d’estate?

Sei nel posto giusto: in questa guida ti daremo una serie di consigli su come affrontare la sessione estiva e impostare lo studio durante la bella stagione, senza rinunciare alle tue vacanze.

Quando le vacanze estive si avvicinano, ogni studente universitario inizia a programmarsi lunghi giorni di relax e pausa dallo studio. L’estate è il periodo migliore per fare un viaggio in una nuova città, dedicarti nuove attività, fare visita alla tua famiglia o trascorrere tempo con gli amici, soprattutto dopo un semestre frenetico e lunghe ore di studio.

Tuttavia, l’estate non è solo questo: durante questi mesi, infatti, dovrai prepararti al rientro all’Università e prepararti per gli esami autunnali. Come fare, dunque, per non perdere il passo durante i mesi estivi e studiare ad agosto senza soffrire troppo? Ecco i consigli che dovresti assolutamente seguire per migliorare la tua produttività.

Ecco come studiare con il caldo ed essere produttivo anche d’estate

Non importa dove ti trovi nel mondo o cosa stai facendo durante la tua estate: ciò che è certo è che i lunghi giorni caldi possono farti passare la voglia di studiare. Soprattutto in questi momenti è fondamentale mantenere le conoscenze acquisite e prepararsi al nuovo semestre, specialmente se dovrai affrontare degli esami subito dopo la bella stagione. Stare al passo con le abitudini di studio e seguire questi consigli per lo studio non è così difficile come sembra: ecco tutto quello che dovresti fare per mantenere alta la concentrazione e studiare d’estate.

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Studia fuori casa

Il caldo estenuante non aiuta nello studio, soprattutto se ti metti sui libri entro le mura di casa. Cambiare aria potrebbe essere una buona idea: studiare in spiaggia, nelle aule studio e nelle biblioteche ti aiuterà a concentrarti e a staccare la spina, rinnovando la tua motivazione.

Nel periodo estivo le biblioteche sono meno frequentate e troverai più silenzio, posti liberi e tranquillità. Un punto in più spetta a tutti i locali climatizzati come bar o punti di ritrovo nella tua città.

Programma tutto

Per avere sotto controllo tutto il lavoro da fare durante l’estate, è bene che tu faccia un programma di studio, un vero e proprio “calendario” che contiene:

  • Il numero di esami da preparare;
  • Le date degli esami da affrontare;
  • Il materiale da studiare

Una volta raccolte queste informazioni, dovrai darti un tempo per gestire tutto il materiale da studiare, rispettando le scadenze. Ad esempio, se hai 15 giorni per preparare un esame, suddividi il materiale da studiare in questo lasso di tempo, imponendoti di studiare un determinato numero di capitoli al giorno.

Fissa degli obiettivi senza essere però troppo rigido con te stesso. Prova a chiudere le connessioni con il resto del mondo durante le ore di studio: avrai tutto il tempo per riaprirle nella seconda parte del pomeriggio.

Ritagliati del tempo libero

Per studiare d’estate avere del tempo libero è fondamentale: questo ti aiuterà a migliorare le tue performance e ad alleviare lo stress della giornata.

Un aperitivo al bar con gli amici, una corsa al parco o un bagno al mare sono solo esempi di ciò che potresti fare per  liberare la mente prima di sederti a cena. Approfitta delle giornate più lunghe e della pausa estiva per ricaricarti e per trascorrere più tempo con chi ami. Questo ti aiuterà a affrontare lo studio con più grinta.

La gestione delle pause: la tecnica del pomodoro

Per aiutarti nella gestione del tempo e delle pause durante lo studio, potresti sperimentare la tecnica del pomodoro: grazie a questo approccio, potrai ottimizzare l’apprendimento e concentrarti meglio.

Ecco come funziona:

  1. Procurati un timer da cucina e imposta un lasso di tempo di 25 minuti sul timer (ogni periodo di lavoro di 25 minuti è chiamato “1 pomodoro”). La regola fondamentale è che durante ogni pomodoro non ti devi far assolutamente distrarre da nulla: ciascun ciclo di 25 minuti è dedicato esclusivamente al tuo studio, perciò dimenticati delle notifiche WhatsApp e dei social media. Se non riuscirai a mantenere la concentrazione, dovrai ripetere il pomodoro da capo;
  2. Ogni 25 minuti concediti una pausa di 5 minuti. In questo modo alterni periodi di lavoro a momenti di relax. Così recuperi le energie e ti concedi qualche distrazione utile per raccogliere di nuovo le energie;
  3. Ogni 4 pomodori, concediti una pausa più lunga di 15-20 minuti, oltre alle rispettive 3 pause (15 minuti totali).

Svegliati presto

Se “Non riesco a studiare con il caldo” è la tua frase più frequente, non preoccuparti: svegliarti presto la mattina e iniziare la giornata quando il sole non è ancora alto potrebbe essere una buona idea.

Chiaramente, per svegliarti presto senza accusare la stanchezza, dovrai dedicare attenzione al tuo sonno: dormi almeno 7-8 ore a notte, per rigenerarti e avere la lucidità giusta per metterti sui libri.

Mangia sano

Se ti stai chiedendo come concentrarsi a studiare d’estate, sappi che l’alimentazione può aiutarti molto a affrontare i pomeriggi sui libri.

Ad esempio, la Nicotinamide, o vitamina B3, aiuta a combattere la fatica mentale e lo stress e l’Acido Pantotenico, o vitamina B5 svolge un ruolo importante per sfruttare al meglio l’energia che ingeriamo con il cibo.

Possiamo trovare queste sostanze in molti alimenti (arachidi, lievito di birra, maiale, funghi, melanzane per la B3, pesce spada, pollo, salmone, tonno, pomodori, melone, mirtillo per la B5).

Anche l’idratazione è fondamentale per studiare bene d’estate: acqua, succhi di frutta e bevande contenenti sali minerali rinfrescano la mente e ti aiutano a reintrodurre i liquidi persi.  Attenzione però al consumo di alcool: quest’ultimo non fa che aumentare il tuo calore corporeo e rendere più difficile la memorizzazione dei concetti.

Spegni il cellulare

Rispettare gli orari per studiare è difficile, soprattutto d’estate. Per favorire il tuo ordine mentale, elimina tutte le tentazioni come il cellulare e le notifiche dei social media.

Concediti un’uscita serale per divertirti e delle piccole pause durante la giornata di studio, ma cerca di non esagerare. 10 minuti per ogni ora studiata vanno bene.

Recupera le lacune

Lo studio estivo è utile anche per recuperare eventuali lacune che hai accumulato durante l’anno. A volte capita di essere in ritardo nella tabella di marcia degli esami, oppure di trovare argomenti in cui non hai chiari alcuni concetti o non li hai capiti bene.

La pausa estiva è il momento migliore per correggere i tuoi difetti. Per iniziare, riprendi l’argomento che ti sembra più difficile. Può sembrare davvero noioso e potresti non capirlo tutto in una volta, ma continua a provare finché non ci riesci. Tieni a mente di concentrarti su un argomento alla volta per capirlo davvero, altrimenti la confusione potrebbe di nuovo inibirti.

Metti in pratica il tuo studio

Studiare con il caldo può avere i suoi lati positivi, soprattutto se si approfitta dei mesi liberi dell’estate per mettere in pratica quanto appreso durante l’anno.

L’esperienza pratica è un must per valutare la tua effettiva conoscenza della materia. Se sei uno studente di ingegneria, visita fabbriche, aziende e musei che raccontano al meglio le varie declinazioni di questa disciplina. Oppure, se stai facendo un Master Unicusano nel mondo della moda,  analizza tessuti, tagli e collezioni delle varie maison.

Sicuramente imparerai molto attraverso questo tipo di uscite.

Ora che abbiamo visto come studiare d’estate e quali sono i benefici dello studio durante una vacanza, trai il meglio da questa esperienza: noterai il miglioramento quando torni alle lezioni dopo le vacanze.

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Scrivere una mail formale: dritte e consigli da seguire

Sei alla ricerca di consigli utili su come scrivere una mail formale?

Sei nel posto giusto: in questa guida ti spiegheremo come si scrive una mail di tipo professionale, dalla struttura alle indicazioni sul contenuto del testo.

La mail è uno strumento di lavoro fondamentale, oggi più che mai: conoscere le sue peculiarità e saperne scrivere una nel modo giusto è indispensabile per comunicare con i professori all’Università e con colleghi e datori di lavoro.

Ma quali sono le linee guida per la redazione di una mail formale e quali sono le parti da non sottovalutare mai? Scopriamolo insieme nei prossimi paragrafi di questo approfondimento dell’Università Niccolò Cusano di Ancona.

Quello che devi sapere su come impostare una mail professionale

Ci sono tantissime ragioni per cui potresti avere bisogno di inviare un’email professionale. Ad esempio, potresti aver bisogno di inviare la lettera di accompagnamento a un potenziale datore di lavoro, una lettera di ringraziamento, una lettera di dimissioni al capo attuale o una richiesta di lettera di raccomandazione.

Vediamo ora come scrivere una mail formale, affrontando aspetti legati a cosa includere nei messaggi, cosa non includere e come chiudere, firmare e inviare i tuoi messaggi di posta elettronica.

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come si scrive una mail

Mail di lavoro: linee guida e caratteristiche di base

Per scrivere una mail formale efficace ci sono alcuni aspetti da tenere in considerazione, a prescindere dal messaggio che intendi veicolare. L’impostazione di una mail formale è sicuramente diversa da quella di una normale mail: dovrai rivolgere maggiore attenzione ai dettagli e curare sia il contenuto che la forma. Ecco tutto ciò che devi sapere sull’impostazione di una email professionale:

  • Oggetto: la riga dell’oggetto deve essere estremamente chiara, così da permettere a chi riceve la tua mail di capire immediatamente la natura del contenuto. A seconda del destinatario, l’oggetto della mail può avere diverse caratteristiche. Se stai scrivendo una lettera formale per richiedere un colloquio ad un docente Unicusano, ad esempio, potresti scrivere “Richiesta di colloquio – Laureando Mario Rossi – CdL Giurisprudenza Unicusano”
  • Saluto: se ti stai chiedendo come iniziare una mail, la prima cosa da fare è salutare il destinatario del tuo scritto. Puoi utilizzare diversi appellativi, come ad esempio Gentile Prof. Dario Bianchi, oppure Egregio Dott. Valerio Neri;
  • Lunghezza della mail: in linea generale, cerca di essere quanto più sintetico possibile. Le persone non amano le mail troppo prolisse o ripetitive;
  • Carattere: un aspetto da curare assolutamente è il font della mail. Evita caratteri ornati, giocosi o colorati; questi semplicemente distraggono il destinatario dal tuo messaggio reale. Non abusare di grassetto e corsivo e non scrivere in maiuscolo;
  • Grammatica e sintassi: una mail professionale deve essere assolutamente priva di errori ortografici. Rileggi la tua email con attenzione prima di inviarla. Un messaggio senza errori indica al destinatario che la tua e-mail dovrebbe essere presa sul serio;
  • Conclusione: proprio come l’apertura, anche la chiusura della tua mail è importante. Per concludere, ringrazia sempre il destinatario e auguragli una buona giornata. La maggior parte dei gestionali mail ti consente di incorporare una firma con il tuo nome, titolo e informazioni di contatto in ogni messaggio. Una firma in calce è utile per rendere ogni corrispondenza più professionale.

Il corpo del testo: esempio di mail

Per capire meglio come si scrive una mail, facciamo un esempio pratico e vediamo cosa inserire nel corpo del testo, subito dopo i saluti iniziali.

Quando inviamo una mail a qualcuno che non ci conosce, in genere abbiamo ben chiaro chi sia il destinatario, quindi sarà facile specificare la nostra posizione nei suoi confronti. Torniamo all’esempio della mail da scrivere ad un docente per richiedergli un colloquio.

Quello che dovremmo scrivere, subito dopo i saluti, è qualcosa che ci qualifichi come “Sono un suo studente del corso X della facoltà Y dell’Università Niccolò Cusano”.

Chiaramente, se il docente ti conosce già, questa presentazione non deve essere proposta: ti basterà inserire la firma in calce alla mail per ricordare chi sta scrivendo.

Le prime 2/3 righe di testo successive alla presentazione (se necessaria) devono introdurre il lettore alle tematiche trattate nella mail. In un certo senso, si tratta di una sorta di espansione dell’oggetto della mail. In queste righe non dovrai specificare tutti i dettagli, ma rendere più chiara la tua necessità approfondendo l’argomento quel poco che basta per fornire una panoramica più dettagliata.

Subito dopo seguirà il corpo del testo, con tutti i dettagli della mail. Ricorda di essere quanto più chiaro ed esaustivo possibile, senza cadere in ripetizioni inutili che distraggono il lettore. Dunque, tornando al nostro esempio di mail formale, ecco quello che potresti scrivere:

Gentile Prof. Rossi,

Sono Mario Bianchi, studente del CdL in Giurisprudenza dell’Università Niccolò Cusano. Le scrivo questa mail per chiederle un colloquio presso il suo ufficio per discutere della mia tesi di laurea. Avrei bisogno di parlare con lei e di confrontarmi con i suoi collaboratori circa i contenuti del secondo capitolo della mia tesi, così da poter procedere all’invio degli stessi nei tempi stabiliti.

Se lei è disponibile, le chiedo di poter fissare un colloquio nel suo giorno di ricevimento, nell’orario che preferisce. Resto a disposizione per qualunque dubbio o chiarimento. In attesa di suoi riscontri, le auguro un buon proseguimento di giornata.

Mario Bianchi

5 consigli per una mail perfetta

Abbiamo visto quali sono le indicazioni da seguire per scrivere una mail formale. Vediamo ora 5 consigli da seguire per rendere perfetto il tuo messaggio prima dell’invio:

  • Assicurati che il tuo messaggio sia completo: controlla che la riga dell’oggetto della tua e-mail sia compilata, che sia presente la tua firma e che tu stia inviando il messaggio alla persona giusta;
  • Rileggi sempre il tuo messaggio di posta elettronica: prima di cliccare su invia, assicurati anche di eseguire il controllo ortografico e controllare la grammatica e le lettere maiuscole. L’ortografia nelle mail è importante quanto lo è nelle lettere cartacee;
  • Invia un messaggio di posta elettronica di prova: prima di inviare effettivamente la tua email, invia prima il messaggio a te stesso per verificare che la formattazione funzioni e che nulla sia fuori luogo. Se tutto sembra a posto, vai avanti e invia l’email all’azienda o alla persona che stai contattando;
  • Tieni traccia delle comunicazioni importanti: con molti programmi di posta elettronica è possibile creare cartelle per semplificare la ricerca di eventuali e-mail precedenti importanti. Configura una cartella per tutte le email professionali da non perdere e archivia le copie del messaggio e-mail che hai inviato in questo spazio;
  • Controlla la tua casella mail con regolarità: dare una risposta tempestiva è importante per fare bella figura. Controlla sempre la tua casella di posta e rispondi alle mail con cura e senza far trascorrere troppi giorni.

Ora abbiamo visto tutto quello che devi sapere per scrivere una mail formale: non ti resta che seguire i nostri consigli e cimentarti nella costruzione del tuo messaggio.

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Esami universitari: ecco come funzionano e come superarli

Quando si parla di esami universitari, una delle domande più comuni che si pongono gli studenti è: come funzionano veramente?

In questa guida affronteremo tutto ciò che riguarda l’esame universitario e ti spiegheremo come funziona l’Università, dal metodo di studio allo svolgimento degli appelli.

Il primo esame all’università è un importante rito di passaggio: è in questa occasione che inizierai a capire se il tuo metodo di studio sta avendo i suoi risultati e se sei abbastanza preparato da esporre ciò che hai appreso davanti ad un professore. Spesso il primo esame può intimorire e metterti davanti ad una sfida importante con te stesso. Non sono rari i casi di studenti che hanno abbandonato il loro progetto universitario perché scottati dal primo esame,  ma ti tranquillizziamo subito: l’esito dell’esame non è un fattore indicativo del tuo essere o meno portato per lo studio.

Ma vediamo ora come funzionano le sessioni d’esame e come fare per superare ogni prova al meglio.

Ecco quello che devi sapere su come funzionano gli appelli universitari

Il primo esame all’università si avvicina e non sai ancora come affrontarlo? Fughiamo ogni dubbio: ecco la guida dedicata agli studenti dell’Università Niccolò Cusano con trucchi e consigli per vivere questa esperienza al meglio.

LEGGI ANCHE – Articoli accademici: cosa sono, che caratteristiche hanno e dove trovarli

Esami universitari: gli appelli

La prima cosa da sapere quando si parla di come funzionano gli esami universitari è che, in quanto iscritto a una determinata Facoltà, avrai un piano di studi che stabilisce che per acquisire un determinato numero di CFU – crediti formativi universitari – dovrai sostenere un certo numero di esami.

A differenza dello studio nelle scuole superiori, all’Università per accedere ad un esame occorre prenotarsi attraverso le modalità definite dal tuo Ateneo.

In generale, l’anno accademico è diviso in due semestri, che di norma vanno dalla metà di settembre al termine di febbraio e da marzo sino alla fine di luglio. Agosto è il mese delle vacanze.

Prenotazione dell’esame

Per prenotare il tuo posto per l’esame che intendi sostenere, dovrai attendere l’apertura delle prenotazioni e la pubblicazione del calendario d’esame. Nel caso del nostro Ateneo, la prenotazione all’esame si effettua tramite il sito ufficiale dell’Università Niccolò Cusano e deve essere effettuata entro i termini stabiliti e non oltre.

Secondo il regolamento della nostra Università, la matricola potrà sostenere il primo esame dopo 90 giorni a decorrere dalla data di immatricolazione. Gli esami si possono sostenere presso la sede centrale dell’Università a Roma oppure presso i Learning Center sede d’esame.

Sono previste due forme di esame:

  • Esame scritto,  nei Learning Center sede d’esame
  • Esame orale, presso la sede centrale (in talune situazioni possono svolgersi anche in forma scritta).

Devi anche sapere che:

  • Puoi sostenere esami fino ad un massimo di 60 CFU per anno accademico (non rientrano nel computo di questi 60 CFU eventuali crediti formativi maturati per attività universitaria pregressa o per esperienza professionale)
  • Puoi sostenere fino a 10 sessioni di esame per anno accademico presso la sede centrale di Roma e fino a 10 sessioni d’esame per anno accademico presso i Learning Center autorizzati. Nei Learning Center non è possibile sostenere più di un esame al mese.

Come si svolge l’esame

Come si svolgono gli esami universitari? Beh, partiamo da un presupposto: non esistono modalità standard e format universali.

Generalmente, esistono diversi tipi di esame universitario: ne sono esempi i test a risposta multipla, quelli a risposta aperta, quelli che si compongono di uno scritto e di un orale e quelli che invece sono soltanto orali.

Chiaramente, in base alla tipologia di esame universitario da affrontare,  è necessario un approccio diverso allo studio, fermo restando che lavorare sul metodo di studio universitario è un passaggio fondamentale in ogni caso.

come si svolge l'esame

Esame orale

Se devi affrontare un esame orale, la prima cosa da fare è essere del tutto sereni: spesso l’ansia può giocare brutti scherzi e nell’esame orale, in cui si è faccia a faccia con il professore, potrebbe manifestarsi in modo più pronunciato rispetto ad uno scritto.

Ti consigliamo di avere un approccio positivo, di sorridere e cominciare con un “buongiorno” e una stretta di mano vigorosa, che darà al professore l’idea di avere davanti un adulto consapevole, a prescindere dal livello di preparazione.

Durante l’esame orale, non avere paura a ragionare ad alta voce, coinvolgere il professore e creare collegamenti. La disinvoltura e l’intraprendenza sono doti molto apprezzate. Per quanto riguarda la durata degli esami universitari orali, non esiste una risposta univoca: in alcuni casi puoi trovare un docente a cui sono sufficienti poche domande per testare la preparazione e, in altri, puoi trovare docenti che richiedono più di mezz’ora di colloquio.

La regola, in qualunque caso, è quella di mantenere sempre la calma e non lasciarsi sopraffare dall’emozione o dalla paura di sbagliare.

Esame scritto

Nel caso di un esame scritto, qualunque sia la sua struttura, ti consigliamo di:

  • Leggere con attenzione le domande più volte: prima di rispondere, è bene leggere attentamente le domande, poiché spesso nascondono insidie che possono sfuggire ad una lettura veloce;
  • Fare attenzione a grammatica e sintassi: se devi dare risposte aperte, fai attenzione a come formuli le frasi e a non incappare in errori grammaticali che potrebbero compromettere la valutazione finale;
  • Lasciare indietro le domande a cui non sai rispondere e concentrarti su quelle che sai: dai priorità alle domande a cui sai rispondere e prenditi il tempo che resta per riflettere su quelle che non sai. Pensare troppo alle domande che non sai potrebbe rivelarsi un errore, soprattutto perché generalmente i test prevedono un tempo limitato per lo svolgimento

Il metodo di studio

Abbiamo visto che cosa sono gli esami universitari e come funzionano; parliamo ora del metodo di studio universitario, fondamentale per approcciarti a questo nuovo mondo.

Per metodo di studio universitario intendiamo quella serie di pratiche utili per apprendere al meglio le nozioni da discutere durante il tuo esame. Come potrai immaginare, il metodo di studio prevede diversi step e non si limita allo studio vero e proprio. Fanno parte del metodo di studio:

  • Ascolto attivo delle lezioni: ascoltare le lezioni con attenzione è il primo passo per acquisire conoscenze di base da approfondire con lo studio dei libri. Ascolta le parole del docente con attenzione: nel caso dell’Università Niccolò Cusano, l’innovativa formula didattica prevede l’e-learning, che ti consente di riascoltare le lezioni ogni volta che lo desideri;
  • Raccolta di appunti: gli appunti sono utili per organizzare il lavoro al meglio, partendo da solide basi. Prendi appunti in modo intelligente, segnandoti solamente i concetti chiave;
  • Lettura e studio: la lettura veloce non è raccomandata quando si parla di studio. Per acquisire le nozioni presenti sui libri, è necessaria una lettura approfondita, accompagnata dalla ripetizione dei concetti ad alta voce, Riascoltarti può sicuramente essere d’aiuto per perfezionare il tuo discorso. Attenzione, però:  non si tratta di una regola ferrea. Sta a te, sulla base della tua esperienza, capire qual è il metodo di studio più adatto a te.

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Sugli esami universitari e come funzionano abbiamo detto proprio tutto: siamo certi che, grazie ai nostri consigli, riuscirai ad avere una preparazione per gli esami universitari davvero eccellente e raggiungere tutti i traguardi che ti sei prefissato.

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Scoperta dell’America: una cronostoria e i suoi protagonisti

Curioso di saperne di più sulla scoperta dell’America?

Sei nel posto giusto: in questa guida dell’Università Niccolò Cusano affronteremo proprio questo tema dal punto di vista storico, politico e sociale, dalla figura di Cristoforo Colombo alla cronologia degli eventi.

Se sei uno studente della facoltà di scienze politiche, avrai sicuramente avuto a che fare con la storia americana e con la scoperta del Nuovo Continente. I punti da trattare in questa scoperta sono davvero molti: in primo luogo, possiamo dire che si tratta di una scoperta del tutto casuale.

Il carattere di casualità della scoperta dell’America è ben reso da questo aforisma di Jonathan Swift: “Chissà cosa avrebbe scoperto Colombo se l’America non gli avesse sbarrato la strada”. Vediamo ora una cronostoria della scoperta del Nuovo Continente.

Breve storia della scoperta dell’America

Chi ha scoperto l’America? Qual è stato il ruolo di Cristoforo Colombo in questa scoperta? A queste (e molte altre) domande risponderemo nei prossimi paragrafi della nostra guida.

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Le prime esplorazioni

Iniziamo la nostra guida con alcune delle premesse che hanno portato, nel 1492, alla vera e propria scoperta del Nuovo Continente.

C’è da dire che, tra il 1415 e 1522,  i protagonisti dei viaggi di esplorazione e di conquista furono il Regno di Castiglia e il Portogallo.

L’idea di fondo era quella di allargare i propri confini, andando alla ricerca di una nuova e più vantaggiosa via attraverso il mare che conducesse all’oro africano e al mercato delle spezie in India. I primi ad avventurarsi lungo le rotte dell’Oceano Atlantico furono i Portoghesi.

La via per l’Asia venne scoperta nel 1487, data in cui Bartolomeo Diaz superò per la prima volta il Capo di Buona Speranza: il continente indiano fu raggiunto via mare pochi anni dopo dal navigatore Vasco da Gama, che nel 1498 arrivò a Calicut, città sulla costa dell’India.

Possiamo dire che i portoghesi introdussero, in quegli anni, grandi innovazioni nel settore navale, che favorirono le spedizioni. Ad esempio, vennero introdotti strumenti come:

  • La bussola;
  • L’uso del quadrante per misurare l’altezza della Stella polare, per definire la posizione in mare;
  • Il sistema dell’alberatura multipla;
  • Il timone posizionato a poppa.

Cristoforo Colombo e la partenza

Come abbiamo detto, spagnoli e portoghesi investirono molto nei viaggi di esplorazione. Verso la fine del Quattrocento, i re di Spagna decisero di incoraggiare la partenza di Cristoforo Colombo, navigatore genovese, che  senza saperlo si fece autore della scoperta dell’America.

Proprio nell’aprile del 1492 Colombo, dopo aver incassato un rifiuto dai Portoghesi non interessati all’impresa, ottenne dalla regina Isabella di Castiglia i mezzi per portare avanti una spedizione con un obiettivo: quello di raggiungere le Indie navigando verso Occidente.

Dopo aver calcolato in modo errato la circonferenza della Terra e la distanza tra i due continenti, il navigatore genovese partì dalle Canarie nell’agosto del 1492 con tre navi: la Niña, la Pinta e la Santa Maria. Colombo giunse a Cuba, che pensava essere la Cina e a Haiti che chiamò Hispaniola. Credette anche di essere arrivato in Giappone perché confuse la parola indigena Cibao con Cipango, nome dato nel Medioevo al Paese asiatico.

Successivamente rientrò in Spagna con la promessa di riportare in patria spezie e ricchezze dalle terre che vide nel suo viaggio.

Gli Indios e le ricchezze americane

La scoperta dell’America non poteva prescindere dalla presenza di popolazioni indigene, gli indios, che Colombo descrisse accuratamente nei suoi diari di viaggio:

Gli abitanti di essa (…) mancano di armi, che sono loro quasi ignote, né a queste son adatti, non per la deformità del corpo, essendo anzi molto ben formati, ma perché timidi e paurosi (…). Del resto, quando si vedono sicuri, deposto ogni timore, sono molto semplici e di buona fede, e liberalissimi di tutto quel che posseggono: a chi ne lo richieggia nessuno nega ciò che ha, ché anzi essi stessi ci invitano a chiedere.

Dall’America iniziarono a giungere in Europa oro e cibi fino ad allora sconosciuti come mais, cacao, pomodori e patate.

Venne anche accertata la vera identità delle terre scoperte da Colombo, grazie ad un viaggio condotto da Amerigo Vespucci che, tra 1499 e 1502, navigò lungo le coste dell’America meridionale.

Conseguenze sociali e politiche della scoperta

Dopo la scoperta dell’America, agli spagnoli spettò il compito di capire in che modo gestire i nuovi territori. A questo proposito istituirono a Siviglia, città portuale spagnola legata ai traffici oceanici, un istituto chiamato Casa de la contractatiòn, che aveva il compito di controllare merci e passeggeri in partenza, per evitare che si imbarcassero verso le Americhe persone indesiderate.

Essendoci l’esigenza di popolare il nuovo continente, Colombo propose il perdono dei reati per chiunque avesse voluto servire la Corona di Spagna nelle Indie, mentre per quanto riguarda la condizione dei territori scoperti si decise di equiparare l’America spagnola agli altri Regni che componevano la Spagna, chiamandola Regno delle Indie.

Secondo molti storici, la scoperta dell’America segnò talmente tanto quell’epoca da definire la fine del Medioevo. Chiaramente la scoperta delle nuove terre giovò alla Spagna e all’Europa, ma non tardarono ad arrivare le problematiche che derivano da questo processo, soprattutto le questioni morali legate alla gestione dei nativi americani.

Studiare scienze politiche: corsi di laurea Unicusano

Se un appassionato di storia e vorresti conoscere a fondo tutte le dinamiche politiche, economiche e sociali che hanno caratterizzato lo sviluppo dei continenti? Nei corsi di laurea dell’area politologica dell’Università Niccolò Cusano troverai tanti insegnamenti di natura storico-sociale, politica ed economica.

In particolare, i nostri corsi di laurea dell’area politologica sono:

I nostri corsi hanno tra i loro obiettivi formativi:

  • Acquisizione di conoscenze multidisciplinari nei settori giuridico, economico, politologico, sociologico e storico;
  • Attività formativa specializzata su gruppi disciplinari finalizzati a fornire nozioni istituzionali comparate e prospettive internazionali nei vari ambiti interdisciplinari;
  • Conoscenza, oltre all’italiano, in forma scritta e orale, di almeno due lingue straniere di cui almeno una dell’Unione Europea;
  • Specifici obiettivi di formazione per particolari percorsi che necessitano di attività esterne, quali tirocini e stages formativi presso imprese nazionali e multinazionali, enti ed amministrazioni pubbliche nazionali o internazionali, organizzazioni non governative e del terzo settore.

La didattica dei nostri corsi, curata dai massimi esperti in materia, è erogata online, grazie ad una piattaforma di e-learning attiva 24 ore su 24. La modalità FAD ti consente di fruire delle lezioni in tutta comodità, permettendoti di organizzare al meglio la tua giornata e di coniugare lo studio al lavoro.

Dopo la laurea, puoi scegliere di proseguire i tuoi studi e specializzarti con i nostri Master. Abbiamo un’offerta formativa costantemente aggiornata e al passo con l’attualità, che ti consente di acquisire conoscenze utili per entrare nel mondo del lavoro.

Per iscriverti ai nostri corsi di laurea o ai nostri master, contattaci o chiama il numero verde 800.98.73.73

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To do list: che cos’è, come farla e perché è utile per essere più produttivo

Uno dei modi migliori per mettere nero su bianco le cose da fare è la to do list. Si tratta di uno strumento davvero utile per raggiungere i nostri obiettivi e rispettare le scadenze, sia nella vita privata che in quella professionale e, ovviamente, nello studio.

Gli elenchi di cose da fare possono funzionare per te, ma solo se sai sfruttarli in modo efficace. In caso contrario, gli elenchi potrebbero lasciarti più stressato di quanto eri prima di farli. Questo perché le todo list funzionano solamente se vengono rispettate: c’è bisogno di grande determinazione, costanza e motivazione per portare a casa questo risultato.

Vediamo ora quali sono le tecniche migliori per fare le liste di cose da fare, dai metodi tradizionali con carta e penna alle app come Todoist. Se sei pronto, iniziamo subito.

Quello che devi sapere sulle liste di cose da fare

Perché le liste delle cose da fare possono aiutarti ad organizzare la tua vita universitaria e non solo? Come fare delle to do list davvero utili e funzionali? Ecco i consigli dell’Università Niccolò Cusano per renderti più produttivo e ottimizzare la tua giornata.

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lista cose da fare

To do list: pro e contro

Abbiamo detto che, se usate nel modo giusto, le liste delle cose da fare possono costituire un alleato prezioso per l’organizzazione delle nostre giornate.

Quali sono, però, le principali ragioni per cui gli elenchi non funzionano? Vediamone alcune:

  • Vedere nero su bianco le cose che devi fare ti fa sentire sopraffatto e non all’altezza;
  • Non sai come dare la priorità agli articoli in lista;
  • Senti che stai aggiungendo continuamente voci alla tua lista che non si riduce mai;
  • Ti senti confuso se mescoli elementi della tua vita privata con quelli della tua vita professionale.

Tutti questi ipotetici punti deboli, in realtà possono essere controllati ed eliminati attraverso una serie di tecniche, di cui parleremo nei prossimi paragrafi. Osservando l’altro lato della medaglia, c’è da dire che ci sono molti vantaggi che puoi trarre da una lista di cose da fare:

  • Hai ben chiare le cose che devi fare;
  • Ti senti meno stressato perché tutte le tue cose da fare sono su carta e fuori dalla tua testa;
  • L’elenco ti aiuta a stabilire una priorità alle tue azioni;
  • Non trascuri così tanti compiti e dimentichi tutto;
  • Ti senti più organizzato;
  • Ti aiuta con la pianificazione.

Come realizzare gli elenchi di cose da fare

Ora che abbiamo visto quali sono i potenziali vantaggi che potresti trarre dalle to do list, ecco qualche consiglio per realizzarne una perfetta e funzionale per te.

1. Scegli un supporto (cartaceo o digitale)

Gli elenchi di cose da fare sono disponibili in tutte le forme e dimensioni: sta a te scegliere cosa funziona di più per te.

Alcune ricerche suggeriscono che scrivere le informazioni a mano ci aiuta a ricordarle meglio, ma se carta e penna non fanno per te, niente paura: ci sono tantissime app digitali per iOS o Android che aiutano a creare liste di cose da fare personali.

Ad esempio, prova a scaricare Trello o Todoist e sperimenta. Se scegli la carta, invece, ti basterà mettere nero su bianco le cose da fare e cercare di dare loro un ordine di priorità.

2. Crea un ordine di priorità

Darti delle priorità è fondamentale per creare to do list davvero efficaci. Potresti creare una lista principale, con ogni progetto che vorresti realizzare a lungo termine: ci possono essere anche le voci più semplici, come ripulire l’armadio, iscriverti a un corso di lingua.

Un altro può essere un elenco di progetti settimanali , con tutto ciò che è necessario fare nei prossimi sette giorni. Il terzo dovrebbe essere un elenco HIT (attività di alto impatto), con le attività che devono essere completate in giornata.

Per fare un esempio:

To do list a lungo termine

  • Fare un viaggio in Giappone;
  • Iscrivermi ad un corso di yoga;
  • Imparare a fare fotografie

To do list settimanale

  • Andare in palestra dal martedì al venerdì;
  • Studiare 12 capitoli di un libro;
  • Concludere tre progetti di lavoro.

To do list giornaliera

  • Studiare 2 capitoli di un libro;
  • Inviare tre mail;
  • Fare tre quarti d’ora di corsa

Una tecnica efficace per darti delle priorità è la regola 1-3-5. Come funziona? Definisci una cosa molto importante da fare, tre cose mediamente importanti e 5 poco importanti. Inizia dalla prima e continua con le altre. In questo modo avrai chiaro davanti a te l’ordine dei tuoi obiettivi giornalieri.

3. Sii semplice

Resta semplice. Non c’è niente di più intimidatorio di una lunga lista di cose da fare. E, realisticamente, è impossibile ottenere molte cose fatte in 24 ore. Non sovraccaricarti di cose e valuta bene l’ordine delle priorità da rispettare.

4. Inizia con compiti soft

Prima di procedere con il compito (o i compiti) più importanti della giornata,  inserisci alcuni semplici elementi nella lista.

“Piegare i vestiti”, “lavare i piatti della colazione” e “fare la doccia” sono tutti buoni esempi. Anche il superamento di sciocchezze ci aiuta a iniziare la giornata sentendoci super-produttivi.

5. Scomponi, se necessario

Obiettivi come “lavorare sulla tesi di laurea” sono troppo vaghi e intimidatori, il che significa che avremo troppa paura per iniziare effettivamente ad affrontarli.

Un modo per ridurre il fattore paura e rendere gli obiettivi più maneggevoli è quello di scomporre i progetti in compiti più piccoli . Invece di “lavorare sulla tesi di laurea”, prova qualcosa di più specifico, come “scrivi prima metà del capitolo tre” di lunedì e “scrivi la seconda metà del capitolo tre” di martedì.

Questo ti aiuterà ad avere sempre qualcosa di ben definito da fare.

6. Definisci le capacità utili a portare avanti un compito

Quali sono le cose che hai inserito nella tua to do list che potresti fare con poco sforzo mentale? Quali, invece, le cose che richiedono tempo e grande concentrazione?

Ci sono dei lavori che puoi fare solamente quando hai la massima concentrazione e nessuno intorno a te e altre che invece puoi fare con poco tempo e poche risorse. Scindi queste due categorie di cose e prendi in considerazione questa variabile quando definisci il tuo ordine di priorità.

7. Includi un orario

Ora che hai creato la tua to do list, torna indietro e inserisci una stima del tempo accanto a ogni elemento. Potrebbe anche aiutare a trasformare la lista delle cose da fare in una specie di programma con orari e luoghi specifici.

In questo modo avrai anche una pianificazione giornaliera degli impegni, per essere ancora più efficiente e produttivo.

8. Rendi pubblica la tua lista

A volte il modo migliore per raggiungere degli obiettivi è avere qualcuno che ci sorveglia. Prova a condividere l’elenco delle cose da fare, magari appendendolo al frigorifero o impostando un calendario digitale accessibile a tutti i membri del team di lavoro.

9. Scegli quando pianificare

Uno degli aspetti più difficili dell’elenco delle cose da fare è sedersi per crearne uno. Decidi in anticipo il momento in cui ti siederai a stilare i tuoi elenchi: può essere la mattina prima che tutti gli altri si sveglino, l’ora prima di andare a letto o all’ora di pranzo. Scegli il momento che pensi sia ottimale per te e rispetta questa disposizione.

Sulle to do list abbiamo detto proprio tutto, per oggi: siamo certi che, grazie ai nostri consigli, riuscirai ad essere più organizzato e produttivo nello studio e nella vita.

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Scorporare l’IVA: ecco come si fa passo dopo passo

Quando parliamo di scorporare l’IVA facciamo riferimento a quel calcolo matematico attraverso il quale possiamo calcolare il valore dell’imposta del valore aggiunto e della base imponibile di un qualsiasi prodotto.

Ma che cos’è l’IVA esattamente e come si fa a calcolare questo valore?

L’imposta sul valore aggiunto, in acronimo IVA, è un’imposta – adottata in sessantotto Paesi del mondo (tra i quali anche vari membri dell’UE) – applicata sul valore aggiunto di ogni fase della produzione, di scambio di beni e servizi.

In questa guida parleremo proprio di questa imposta e di tutto quello che devi sapere per proseguire con il suo scorporo. Se sei pronto, iniziamo subito.

Ecco come si calcola l’IVA

Quando acquistiamo qualcosa, sia essa un prodotto o un servizio, paghiamo un importo che è formato dall’IVA e dalla base imponibile. Il calcolo dell’IVA può essere poco rilevante per un cittadino, ma diventa fondamentale per un’azienda. Infatti, tramite lo scorporo dell’IVA si può calcolare l’importo effettivo di crediti e debiti che l’azienda ha verso clienti e fornitori ed è il primo passo per la creazione del rapporto IVA.

Vediamo ora come scorporare l’IVA al 22% e quello che devi sapere su questa operazione.

LEGGI ANCHE – Come impostare una lettera formale: guida dalla A alla Z

Calcolo scorporo IVA: che cos’è

Come abbiamo accennato, quando parliamo di scorporare l’IVA facciamo riferimento a quel procedimento di calcolo attraverso cui si determina il valore fiscalmente imponibile di un bene (ovvero quello sottoposto ad imposta) e l’IVA, a partire dal prezzo IVA compreso.

Attraverso lo scorporo della percentuale, andiamo a definire:

  • L’Imposta sul Valore Aggiunto pagata sul bene o sul servizio;
  • La base imponibile ovvero il costo effettivo del bene o del servizio al netto d’IVA.

Per quanto riguarda il calcolo della fattura in relazione alla percentuale IVA, dobbiamo dire che in Italia:

  • La percentuale del 22% si applica alla maggior parte dei beni e servizi;
  • La percentuale del 10% si applica prodotti turistici, alcuni prodotti alimentari e particolari opere di recupero edilizio);
  • Il 5% si applica sulle prestazioni sociali, sanitarie o educative delle cooperative sociali;
  • Il 4% si applica su generi alimentari di prima necessità, stampa e libri, opere per l’abbattimento delle barriere architettoniche, sementi, fertilizzanti.

Operazione per scorporare l’IVA: formula e metodo

Come abbiamo detto, lo scopo dello scorporo dell’IVA è permettere di conoscere il prezzo netto di un bene o di un servizio.

Bisogna sottolineare che per il calcolo dell’IVA non dobbiamo semplicemente scontare la percentuale dall’importo lordo: sottraendo l’aliquota dal totale, infatti, si otterrebbe solo un valore di massima.

Per scorporare l’IVA esiste un procedimento e una formula di partenza da tenere a mente. Anzitutto, diciamo che la proporzione di riferimento è:

100 : X = Y : Z

Dove:

  • X= tasso da applicare, in questo caso l’aliquota IVA di riferimento;
  • Y= somma sulla quale viene calcolata la percentuale;
  • Z= valore percentuale totale.

Da qui ne deriva la formula per scorporare l’IVA, rappresentata da questa proporzione:

100 : (100+X) = Y : (Y+Z)

Per fare un calcolo veloce, però, esiste una formula molto immediata:

Basta dividere il prezzo IVA inclusa per 1,22, o più specificatamente per 1,X dove X corrisponde all’aliquota iva da applicare.

Dunque per la maggior parte dei beni e servizi dividiamo per 1,22, ma per i beni e servizi offerti ad esempio dalle cooperative dividiamo per 1,05 (aliquota IVA 5%) , per i beni alimentari dividiamo per 1,10 (aliquota IVA 10%).

Vediamo ora un esempio concreto dell’applicazione di questo sistema.

Scorporo IVA: esempio pratico

Ecco un esempio di come fare per scorporare l’IVA al 22%.

Poniamo che:

  • Il prezzo lordo (IVA inclusa) di un elettrodomestico sia di 300 euro
  • L’aliquota è pari al 22%

La formula da applicare è:

300/1,22 = 245,90

Dove 245,90 rappresenta il costo al netto dell’IVA. Per capire a quanto ammonta il valore dell’IVA, basta sottrarre il costo netto da quello lordo. Dunque:

300 – 245,90 = 54,1

In questo caso, l’aliquota da scorporare era del 22%. Vediamo uno schema riassuntivo delle formule da applicare per tutte le aliquote:

  • Prezzo senza iva = prezzo con IVA / 1,22
  • Prezzo senza iva = prezzo con IVA / 1,10
  • Prezzo senza iva = prezzo con IVA / 1,05
  • Prezzo senza iva = prezzo con IVA / 1,04

Studiare economia: corso di laurea Unicusano

Sei un appassionato di economia e vorresti intraprendere un percorso di studi che ha a che fare con questo mondo? I nostri corsi di laurea dell’area economica sono la soluzione ideale per te.

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Invenzione della stampa a caratteri mobili: quello che c’è da sapere

Sei alla ricerca di informazioni sull’invenzione della stampa? 

Sei nel posto giusto: in questa guida ti spiegheremo come è nata la stampa mobile, chi l’ha inventata e in che modo si è diffusa capillarmente in tutta Europa.

Per convenzione, identifichiamo come anno dell’invenzione della stampa il 1455, anno di pubblicazione della cosiddetta Bibbia di Gutenberg. Si trattò del primo libro di una certa importanza ad essere stampato con la tecnica dei caratteri mobili. Da questo punto in poi, l’intera Europa entrerà in contatto con una tecnica rivoluzionaria.

Ripercorriamo insieme le tappe di questa invenzione, fondamentale per la diffusione della cultura.

Tutto sulla stampa a caratteri mobili

La stampa a caratteri mobili è una tecnica di stampa introdotta dal tedesco Johannes Gutenberg nel 1455, per quanto riguarda l’Europa. In Asia esisteva fin dal 1041, grazie alla tecnica dell’inventore cinese Bi Sheng. 

Vediamo ora una serie di informazioni utili sull’invenzione della stampa e su tutte le innovazioni che ha portato.

LEGGI ANCHE – Caratteri per la tesi di laurea: quali sono e come sceglierli

Diffusione della stampa in Europa: le origini

Come abbiamo detto, in Europa l’invenzione della stampa a caratteri mobili è da attribuire al tedesco Johannes Gutenberg.

Per la prima volta, fu possibile riprodurre libri in modo veramente veloce ed economico. Grazie alla diffusione dei libri, e della cultura, si innescò una progressiva democratizzazione del pensiero in Occidente.

Nel giro di poco tempo, in tutte le principali città europee nacquero delle officine di stampa (Colonia: 1466, Roma: 1467, Venezia: 1469, Parigi: 1470, Cracovia: 1473, Londra: 1477).

Nel 1480 in Germania e in Italia si contavano stamperie in ben 40 città. I libri stampati ai tempi trattavano diverse tematiche, dai libri di diritto ai libri di medicina, dai classici latini ai testi sacri.

Contestualizzando questa invenzione, non è difficile capirne la portata rivoluzionaria. I libri circolarono e favorirono il confronto delle opinioni: proprio alla stampa si deve la circolazione di grandi idee di personalità di quei tempi, come Copernico.

Prima dell’invenzione della stampa, l’unico modo per riprodurre un libro era copiarlo manualmente. Come potrai immaginare, si trattava di un processo costoso e faticoso, portato avanti soprattutto tra XIII e XIV secolo grazie agli scriptoria nei monasteri. Gli scriptoria erano grandi sale, adibite alla copia dei manoscritti.

Tuttavia, è proprio durante il Rinascimento che crebbe la domanda di libri; per questo la stampa fu una grande innovazione, che permise una serie di grandi vantaggi.

Stampa in Italia

Parlando dell’invenzione della stampa e del suo impatto in Italia, possiamo dire che una delle figure più importanti  è sicuramente Aldo Manuzio, un umanista che iniziò a stampare a Venezia nel 1494, realizzando meravigliose edizioni di stampe di classici latini, greci ed italiani, ma anche testi pensati appositamente per la stampa, come l’incredibile Hypnerotomachia Poliphili (1499).

Conseguenze dell’invenzione della stampa

Come abbiamo detto, la portata di questa invenzione è stata davvero rivoluzionaria. Ecco perché:

  • I libri divennero un bene comune e diffuso e non più elitario;
  • Contributo all’alfabetizzazione di massa;
  • Nuove idee e nuovi fermenti culturali si diffusero a gran velocità. Basti pensare che, secondo alcuni studiosi, tra i motivi del successo delle idee di Martin Lutero (che nel 1517 ruppe definitivamente con la chiesa cattolica) c’è proprio il fatto che potevano essere stampate e diffondersi rapidamente.

La tecnica

Gutenberg seguiva una tecnica tipografica che consisteva nell’allineare i singoli caratteri in modo da formare una pagina, che veniva cosparsa di inchiostro e pressata su un foglio di carta.

La parte innovativa risiedeva nella possibilità di riutilizzare i caratteri. Con la tecnica precedente, cioè la xilografia (da cui il torchio xilografico), le matrici di stampa venivano ricavate da un unico pezzo di legno, che poteva essere impiegato solo per stampare sempre la stessa pagina, finché non si rompeva la matrice, cosa che accadeva molto spesso.

La lega tipografica per i caratteri di Gutenberg era formata da piombo, antimonio e stagno, raffreddava velocemente e resisteva bene alla pressione esercitata dalla stampa.

C’è da dire che i caratteri mobili esistevano da secoli in Cina (non più tardi del XII secolo) ed in Corea (XIII secolo), dove i caratteri tipografici erano realizzati in bronzo.

Il primo libro stampato

I primi esemplari di libri stampati da Gutemberg risalgono al 1452; più tardi, tra 1452 e 1454, il tedesco stampò una bibbia primitiva a 36 caratteri. L’opera più conosciuta è quella del 1455, a 42 caratteri: qui venne realizzata in un nuovo carattere molto sofisticato, piena di abbreviazioni, ebbe bisogno di 300 caratteri tipografici diversi. Si trattava dei primi caratteri tipografici latini mai realizzati.

Dopo Gutenberg, il primo libro con caratteri a colori della storia, con un nome ed una data indicati, è il Salterio di Magonza, stampato il 14 agosto (vigilia dell’Assunzione) del 1457 da Johann Fust e Peter Schöffer, quest’ultimo un ex collaboratore di Gutenberg.

Sull’invenzione della stampa abbiamo detto proprio tutto: siamo certi che, grazie a queste informazioni, riuscirai ad approfondire il tema e a trovare nuovi ed interessanti spunti.

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Pianeti del sistema solare: ecco quanti e quali sono

Per moltissimi anni, i pianeti del sistema solare sono stati parte di un mondo ignoto e inesplorato. Fin da tempi antichissimi, però, l’uomo ha tentato di esplorare l’Universo, cercando di portare alla luce i misteri che lo avvolgono.

Ad oggi, grazie alle numerose spedizioni nello spazio e ai progressi scientifici, abbiamo addirittura delle immagini fornite dalle sonde spaziali, che ci illustrano cosa c’è oltre il Sole e la Luna. Quali sono, dunque, i pianeti del nostro sistema solare e quali sono le loro caratteristiche?

In questa guida parleremo proprio del nostro sistema planetario e delle curiosità più affascinanti legate allo studio dei pianeti. Iniziamo subito.

Quello che devi sapere sul nostro sistema planetario

Quanti sono i pianeti del sistema solare? Cosa sono i pianeti nani e che caratteristiche hanno? Di questo e molto altro parleremo nei prossimi paragrafi della nostra guida dedicata agli studenti dell’Università Niccolò Cusano.

LEGGI ANCHE – Articoli accademici: cosa sono, che caratteristiche hanno e dove trovarli

Sistema solare: che cos’è

Per prima cosa, cerchiamo di capire che cos’è il sistema solare e da cosa è composto. Per sistema solare intendiamo quel sistema planetario costituito da una varietà di corpi celesti mantenuti in orbita dalla forza di gravità del Sole, a cui appartiene anche la Terra.

Il sistema è costituito dal Sole, da otto pianeti (quattro pianeti rocciosi interni e quattro giganti gassosi esterni), dai rispettivi satelliti naturali, da cinque pianeti nani e da miliardi di corpi minori. Quest’ultima categoria comprende gli asteroidi, in gran parte ripartiti fra due cinture asteroidali (la fascia principale e la fascia di Kuiper), le comete (prevalentemente situate nell’ipotetica nube di Oort), i meteoroidi e la polvere interplanetaria.

Sono stati classificati come pianeti nani Cerere, Plutone (in precedenza classificato come il nono pianeta), Haumea, Makemake, e Eris.

Possiamo distinguere il sistema solare in:

  • Sistema solare interno, che comprende i pianeti rocciosi e gli asteroidi;
  • Sistema solare esterno, che comprende i giganti gassosi.

Pianeti: quali sono (e cosa sono)

I pianeti del sistema solare sono otto; questi sono Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno.

Per pianeti intendiamo dei corpi celesti caratterizzati da una superficie esterna fredda, da dimensioni nettamente inferiori rispetto a quelle delle Stelle e da un moto di rivoluzione intorno al Sole. È proprio grazie a questo movimento che noi riusciamo vederli cambiare posizione nel cielo rispetto alle stelle fisse. Oltre al moto di rivoluzione, è presente il moto di rotazione, un movimento in cui il pianeta ruota su se stesso intorno ad un asse di rotazione.

Classificazione

I pianeti possono essere classificati in due tipologie:

  • I pianeti di tipo terrestre, caratterizzati da una densità 5 volte superiore rispetto a quella dell’acqua e da un’atmosfera estremamente rarefatta. Questi pianeti sono composti  da materiali rocciosi, metalli e minime quantità di gas. Appartengono a questa categoria i pianeti simili alla Terra come Mercurio, Venere, Terra e Marte;
  • I pianeti di tipo gioviano sono caratterizzati da una densità 1,2 volte superiore rispetto a quella dell’acqua e da elevate percentuali di Idrogeno, Elio e “ghiaccio”. Hanno dunque un’atmosfera molto densa, data dalla loro massa e dalla distanza dal Sole.
    I parametri che contribuiscono alla presenza di un’atmosfera così densa sono due: la massa dei pianeti gioviani e la loro distanza dal Sole. Appartengono alla categoria di tipo gioviano i pianeti simili a Giove come lo stesso Giove, Saturno, Urano e Nettuno.

Pianeti terrestri

I pianeti del sistema solare terrestri sono, dunque:

  • Mercurio: è il pianeta più piccolo e il più vicino al Sole. Si presenta privo di acqua, con un nucleo metallico simile a quello terrestre e con un’atmosfera quasi inesistente: proprio quest’ultima caratteristica permette un maggiore assorbimento del calore e una marcata escursione termica;
  • Venere: questo pianeta ha caratteristiche simili a quelle della Terra ed è anche facilmente identificabile, per via della sua luminosità;
  • Terra: il nostro pianeta è l’unico in cui vi è certezza della presenza di forme di vita. L’atmosfera terrestre è estremamente differente rispetto a quella degli altri pianeti, poiché è stata alterata dalla presenza della vita ed è composta per il 21% di ossigeno. Possiede un satellite naturale, la Luna;
  • Marte: detto anche il “pianeta Rosso”, è leggermente più piccolo della Terra. L’atmosfera che caratterizza Marte è molto rarefatta,  costituita da elevate percentuali di anidride carbonica e piccole quantità di vapore d’acqua.

Pianeti gioviani

I pianeti gioviani sono:

  • Giove: il più grande pianeta del sistema solare, formato da uno strato esterno gassoso, costituito prevalentemente da Idrogeno ed Elio, in misura minore da metano, ammoniaca e vapor d’acqua, e da uno strato interno compatto in cui è presente idrogeno metallico ad una pressione di 3 milioni di atmosfere;
  • Saturno, distinto dal suo sistema di anelli;
  • Urano: caratterizzato da una densità media elevata ed un’atmosfera ricca di Idrogeno, Elio e Metano;
  • Nettuno: pianeta in parte sconosciuto per via della sua distanza dal Sole. Nella sua atmosfera sono presenti Idrogeno, Elio e Metano, ha struttura a bande e un sistema di anelli.

Sui pianeti del sistema solare abbiamo detto proprio tutto. Siamo certi che, grazie a questo approfondimento, avrai ancora più voglia di scoprire cosa si cela dietro ai misteri del nostro Universo.

 

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Libri gialli consigliati: 8 titoli da leggere assolutamente

Quali sono i libri gialli consigliati che dovresti avere nella tua libreria? In questa guida vedremo i migliori gialli da leggere durante le tue pause studio, dai classici alle ultime novità.

Se sei un amante del brivido, il genere giallo è quello che fa per te. Sono molti gli scrittori italiani e stranieri che si sono cimentati in questo genere, creando personaggi che hanno fatto la storia della letteratura e, a volte, anche del cinema. Ma vediamo ora quali sono i migliori thriller e gialli da leggere.

Iniziamo subito.

Gli 8 libri gialli da leggere assolutamente

Detective, intrighi, omicidi: il giallo non smette mai di appassionare milioni di lettori in tutto il mondo. Tu sei tra questi? Vediamo subito gli otto libri da leggere assolutamente che appartengono al genere giallo e thriller consigliati dall’Università Niccolò Cusano.

LEGGI ANCHE – Romanzi storici medievali: 7 titoli da leggere assolutamente

Assassinio sull’Orient Express

Apriamo la nostra raccolta di libri da leggere consigliati con un grande classico di Agatha Christie: Assassinio sull’Orient Express.

Nel libro è illustrato uno dei casi più intricati dell’investigatore Hercule Poirot che, dopo attente indagini, giungerà alle conclusioni più inaspettate. Questo romanzo giallo è un vero cult, un classico senza tempo da cui è stato tratto anche più di un adattamento cinematografico di grande successo.

Il nome della rosa

Veniamo ora ad un giallo storico tutto italiano: Il nome della rosa di Umberto Eco.

L’opera, ambientata nel ‘300, si presenta con un classico espediente letterario, quello del manoscritto ritrovato di Adso da Melk, un monaco che, divenuto ormai anziano, decide di mettere su carta i fatti notevoli vissuti da novizio, molti decenni addietro, in compagnia del proprio maestro Guglielmo da Baskerville.

Guglielmo Da Baskerville è un francescano che si ritroverà invischiato in una serie di omicidi, ma anche di intrighi legati al suo ordine di appartenenza.  Dal libro è stato tratto anche un film molto apprezzato dal pubblico.

Origin

Tra i libri thriller mozzafiato non possiamo non citare Origin, un romanzo di Dan Brown. Già noto per Il codice Da Vinci Angeli e Demoni, Dan Brown continua a far vivere attraverso la sua penna il professor Robert Langdon, che questa volta si ritrova nel Museo Guggenheim di Bilbao.

A fare da cornice alla vicenda, spettacolari intrighi internazionali e congiure a sfondo religioso. Un capolavoro da leggere assolutamente.

Il Silenzio degli Innocenti

Parliamo ora di libri thriller psicologici, di cui fa parte Il silenzio degli innocenti di Thomas Harris.

Al centro della trama, una serie di brutali omicidi commessi da un serial killer in circolazione. L’unico che può aiutare a risolvere il caso è Hannibal Lecter, lo psichiatra e serial killer protagonista del libro.

Il personaggio creato da Harris è stato impersonato al cinema da Anthony Hopkins, dando vita ad una delle pellicole più apprezzate (e inquietanti) di sempre.

L’Ombra del Vento

L’ombra del Vento rientra a pieno titolo tra i libri gialli consigliati da leggere.

La storia narra le vicende di un padre che porta il figlio, Daniel, nel cimitero dei libri dimenticati di Barcellona. Il ragazzo sceglierà un testo da leggere e innescherà una serie di misteri a catena e intrighi da svelare, legati all’autore di quel libro.

Un vero giallo da leggere che ha ricevuto tantissimo consenso da parte dei lettori.

I Delitti della Rue Morgue

I delitti della Rue Morgue di Edgar Allan Poe è un racconto che ha radicalmente mutato la storia della letteratura del genere. Auguste Dupin, l’investigatore che si occupa del caso in questione, può essere considerato come il primo detective della storia.

La trama parla dell’omicidio di due donne, aggredite tra le mura domestiche. Le versioni dei testimoni, però, sono completamente discordanti tra loro e per l’investigatore non sarà affatto semplice giungere ad una soluzione, che è davvero un colpo di scena. Insomma, un racconto giallo da leggere tutto d’un fiato che ha posto le basi della crime fiction.

Uomini che Odiano le Donne

Uno dei migliori libri gialli consigliati psicologici è Uomini che odiano le donne, un romanzo di  Stieg Larsson che ha poi dato vita alla serie Millennium.

Nel libro le vite di Mikael Blomkvist, giornalista economico di successo ma accusato di diffamazione a mezzo stampa da un finanziere, e di Lisbeth Salader, una abilissima hacker dal passato misterioso, si intrecciano per indagare sulla scomparsa di Harriet Vanger, avvenuta quasi quarant’anni prima.

Ad arricchire il tutto, tanti colpi di scena e intrighi da svelare. Interessante anche la trasposizione cinematografica del romanzo.

La forma dell’acqua

Concludiamo la nostra guida sui libri gialli consigliati con un romanzo di Andrea Camilleri, La forma dell’acqua. Questo romanzo, pubblicato nel 1994, è il primo della serie dedicata al Commissario Montalbano, celebre personaggio nato dalla penna dello scrittore siciliano e interpretato sul piccolo schermo da Luca Zingaretti.

Ti consigliamo la lettura di tutta la serie dedicata a Montalbano, ricca di colpi di scena in terra siciliana.

Hai già scelto i libri belli da leggere per la tua pausa studio? Siamo certi che, grazie ai nostri consigli, riuscirai a trovare le proposte migliori per te.

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Caratteri per la tesi di laurea: quali sono e come sceglierli

Quali sono i caratteri per la tesi di laurea da utilizzare? Questa è sicuramente una delle domande che ti sei posto più spesso prima di cimentarti nella stesura del tuo elaborato finale.

La tesi di laurea è un momento molto importante nella vita di uno studente universitario: sancisce si la fine di un percorso, ma anche l’inizio di una nuova avventura nel mondo del lavoro. In questa guida parleremo di un aspetto particolare della tesi, che riguarda i caratteri da utilizzare per la scrittura.

Se non sai da dove partire e l’impaginazione della tesi ti mette in crisi, niente paura: continua nella lettura e scopri insieme a noi come fare per produrre un elaborato finale davvero perfetto.

Ecco come si scrive e si impagina una tesi di laurea

Prima di iniziare a scrivere una tesi di laurea è fondamentale avere informazioni in più per scegliere il font da utilizzare, così da non dovere riformattare tutto il testo una volta finito di scriverla. Ma quale carattere usare per la tesi? Quali dimensioni scegliere? Ecco i consigli dell’Università Niccolò Cusano che ti serviranno a trovare le risposte a queste domande.

LEGGI ANCHE – Notte prima della laurea: come prepararsi al meglio

Font per la tesi di laurea

Apriamo questa guida dedicata ai caratteri per la tesi parlando proprio di font. La prima cosa da capire è che il carattere tipografico della tesi non deve essere scelto in base al gusto estetico: ci sono delle regole e delle indicazioni utili per favorire la leggibilità del testo e rendere gli elaborati facilmente fruibili.

Via libera a font leggibili come ad esempio:

  • Arial
  • Verdana
  • Times New Roman
  • Calibri
  • Palatino
  • Times

Tieni in considerazione che, se la tesi deve essere stampata, la scelta migliore è un font con le cosiddette “grazie”, cioè quegli allungamenti presenti alla estremità delle lettere che danno un senso di eleganza e rendono facilmente leggibili i testi più lunghi. Da evitare font troppo “fantasiosi” e poco leggibili, come il Comic Sans.

Le sottolineature all’interno del testo vanno evitate; il corsivo può essere utilizzato, soprattutto per mettere in evidenza e distinguere alcune parole.

Dimensioni

Se stai cercando un esempio di tesi di laurea triennale per comprendere le dimensioni del testo, ti accontentiamo subito: generalmente per il corpo centrale del testo, le dimensioni si aggirano su un valore massimo di 12pt. Per i titoli dei paragrafi 16pt. e per i sottotitoli 14pt.

Per le note a pie’ di pagina le dimensioni del font si aggirano su un valore di 10pt.

Per armonizzare il tuo testo è importante scegliere le dimensioni del carattere secondo un ordine di grandezza: se opti per la misura 12 per il corpo del testo, non puoi utilizzare una misura inferiore per i titoli e i paragrafi.

Interlinea

Se stai lavorando su un modello tesi in Word, saprai sicuramente che cos’è l’interlinea. Per interlinea intendiamo quello spazio che c’è fra una riga e la sottostante.

Generalmente l’interlinea usata per la tesi di laurea è 1,5 (e mai più di 2). Questo margine permette una maggiore leggibilità del testo, senza appesantire l’occhio del lettore.

Margini

Parliamo ora di margini relativi alla tua tesi di laurea. Generalmente quelli utilizzati sono:

  • Margine superiore: 3cm
  • Margine inferiore: 3cm
  • Margine destro: 3/4cm
  • Margine sinistro: 3/4cm

Questo aspetto è di assoluta importanza e non è affatto da sottovalutare: una modifica dei margini, infatti, può comportare un cambio radicale dell’aspetto del tuo documento.

Testo giustificato

Il testo, le note e la bibliografia del tuo elaborato vanno giustificate utilizzando l’apposita funzione “giustifica”.

I titoli, invece, non sono da giustificare. Verifica sempre che eventuali elenchi puntati nel testo siano ordinati nel modo giusto.

Consigli per la stesura della tesi

Ora che abbiamo visto qualcosa in più sui caratteri per la tesi di laurea, concludiamo questa guida con qualche consiglio su come scrivere la tesi e su come impaginarla correttamente:

  • Ricontrolla più volte prima di mandare in stampa: anche se ti sembra tutto perfetto, la svista potrebbe essere dietro l’angolo. Ricontrolla il testo più volte e fallo ricontrollare anche da una persona vicina a te;
  • Attenzione agli errori grammaticali: l’impaginazione non è tutto. Rileggi il testo con attenzione e sbarazzati di eventuali refusi e errori grammaticali che potrebbero “sporcare” il tuo elaborato;
  • Cura le immagini: se inserisci delle immagini nella tua tesi, assicurati che siano di qualità. Fai attenzione alle dimensioni e ai colori di ciascuna foto, così da garantire la massima resa anche nella stampa;
  • Grafici e tabelle: cura con attenzione tutto ciò che riguarda l’inserimento di tabelle e grafici, che possono essere realizzati facilmente con programmi di grafica o con l’ausilio del pacchetto Office.

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

Vi informiamo, ai sensi dell’art.13 del Regolamento UE 2016/679 (c.d. Regolamento Generale per la protezione dei dati personali – c.d. GDPR) e del decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, che i Vostri dati personali raccolti presso di noi, ovvero altrimenti da noi acquisiti, anche in futuro, saranno oggetto di trattamento da parte nostra in qualità di “Titolare”, anche con l’ausilio di mezzi elettronici e/o automatizzati e sempre nel pieno rispetto della normativa applicabile, per le seguenti finalità del trattamento: attività istituzionali dell'Università, la stessa potrà raccogliere i suoi dati personali, inseriti durante la compilazione dei Form predisposti online e cartacei, potrà pertanto successivamente trattare i suoi dati ai fini dell’instaurazione del rapporto di iscrizione ai corsi di laurea e post laurea, compresa l’attività di orientamento degli studenti per la scelta del percorso universitario; attività di informative promozionali telematiche dei corsi universitari e post-universitari, corsi di specializzazione e simili; attività contabili e amministrative relative alla corretta tenuta delle registrazioni obbligatorie per legge, ovvero all’adempimento di disposizioni delle Autorità pubbliche e degli organismi di vigilanza preposti agli accertamenti. Il Titolare del trattamento e il Responsabile della protezione dei dati personali Titolare del trattamento dei Vostri dati è l’Università Niccolò Cusano – Telematica Roma, con sede in Roma, Via Don Carlo Gnocchi, 3, con Email: privacy@unicusano.it; tramite il https://www.unicusano.it/ è conoscibile l’elenco completo ed aggiornato dei responsabili del trattamento o destinatari. Si informa a tal riguardo che la nostra Università ha provveduto a nominare il proprio Responsabile della protezione dei dati personali (c.d. RPD) l’avvocato Daniela Sasanelli ad ulteriore garanzia dei diritti dell’interessato e come unico punto di contatto con l’Autorità di Controllo, il nostro RPD potrà essere contattato alla seguente email: privacy@unicusano.it Per lo svolgimento di parte delle nostre attività ci rivolgiamo anche a soggetti terzi per l’effettuazione di elaborazioni di dati necessarie per l’esecuzione di particolari compiti e di contratti. I Vostri dati personali potranno, pertanto, essere da noi comunicati a destinatari esterni alla nostra struttura, fermo restando che nessuna diffusione è prevista di tali dati personali a soggetti indeterminati. Tali soggetti verranno nominati responsabile del trattamento. Conferimento dei dati personali e periodo di conservazione degli stessi Il conferimento da parte Vostra dei dati personali, fatta eccezione per quelli previsti da specifiche norme di legge o regolamento, rimane facoltativo. Tuttavia, tali dati personali essendo necessari, oltre che per finalità di legge e/o regolamento, per instaurare il rapporto di iscrizione ai corsi di studio laurea, post laurea e perfezionamento e/o inerente le attività da noi gestite e/o per l’instaurazione del rapporto previdenziale, contrattuale o assicurativo; al fine di dare esecuzione alle relative obbligazioni, il rifiuto di fornirli alla nostra Università potrebbe determinare l’impossibilità di instaurare o dare esecuzione al suddetto rapporto. I vostri dati possono essere conservati oltre il periodo strettamente indispensabile previsto dagli obblighi di legge e comunque al solo fine di fornire ulteriori garanzie a nostri studenti. Diritti dell’interessato, limitazione del trattamento, diritto alla portabilità e diritto di proporre azione innanzi al Garante privacy (c. d reclamo previsto dal regolamento europeo 2016/679/UE) Ai sensi del regolamento europeo sopra citato, Voi avete diritto di essere informati sul nome, la denominazione o la ragione sociale ed il domicilio, la residenza o la sede del titolare e del responsabile del trattamento, e circa le finalità e le modalità dello stesso, nonché di ottenere senza ritardo, a cura del titolare: a) la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che Vi riguardano, anche se non ancora registrati, e la comunicazione in forma intelligibile dei medesimi dati e della loro origine, nonché della logica e delle finalità su cui si basa il trattamento: detta richiesta può essere rinnovata, salva l’esigenza per giustificati motivi; b) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati eventualmente trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati; c) l’aggiornamento, la rettificazione, ovvero, qualora Vi abbiate interesse, l’integrazione dei dati; d) l’attestazione che le operazioni di cui ai punti b) e c) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si riveli impossibile o comporti un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato. Oltre ai diritti sopra elencati in qualità di interessati, nei limiti di quanto previsto dal nuovo regolamento europeo, potrete esercitare i diritti di limitazione del trattamento, di opposizione allo stesso ed il diritto alla portabilità esclusivamente per i dati personali da Voi forniti al titolare secondo l’art. 20 del regolamento citato. La informiamo inoltre che il base al Codice della Privacy e al nuovo regolamento europeo potrete proporre azioni a tutela dei Vostri diritti innanzi al Garante per la protezione dei dati personali, c.d. reclamo previsto dal all’art. 77 del predetto regolamento. Si informa infine che nei limiti nei quali sarà ritenuto applicabile al trattamento dei dati che Vi riguardano potrete esercitare un diritto di revoca del consenso al trattamento dei dati comunicando tale revoca al titolare del trattamento.

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